Descrizione
Ai piedi dei Monti Sibillini e al cospetto delle loro cime settentrionali, Sarnano è un piccolo comune che conta poco più di tremila abitanti. La sua posizione, tra colline e vallate e a ridosso della catena appenninica, lo ha reso abitabile fin da tempi antichi, di gran lunga antecedenti la nascita del Comune: adesso il borgo, facente parte dei Borghi Più Belli d’Italia, porta su di sé le innumerevoli tracce di chi l’ha abitato nei secoli.
Location
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Focus narrativi
L’
Eremo di Soffiano, i cui resti sorgono lungo la valle del
fiume Terro, fu un romitorio scavato in una rientranza rocciosa sul fianco della montagna. Già nel 1101 se ne trova traccia in documenti ufficiali, quando i signori del luogo lo cedettero a una
comunità eremitica. Il nome stesso del luogo ne testimonia la frequentazione in tempi ben più remoti: “Soffiano” deriverebbe infatti da “sub Janus”, riconducendo così al
culto del dio Giano (Janus), molto diffuso trai Piceni in epoca pre-romana.
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Nei pressi delle grotte di Soffiano è stata rinvenuta nel 1986 una strana pietra ovale, da allora nota come “
Pietra di Terro” o “
Uovo di Sarnano”. A oggi non se ne conoscono le funzioni precise: la pietra è alta poco meno di una persona, ha forma ovale e un incavo sulla sommità. Molti hanno pensato che l’oggetto fosse un osservatorio astronomico di
origine celtica: la vaschetta, riempita d’acqua, rifletteva il cielo stellato dando traccia del trascorrere delle stagioni – un vero e proprio calendario astronomico ante litteram. Altri invece, pur concordando con la datazione del reperto, ne riconducono la costruzione ai culti del dio Giano diffusi nel territorio prima dell’avvento dei Romani. Negli anni, l’Uovo di Sarnano ha attirano numerosissimi curiosi o appassionati di culti pagani, stimolando la creazione di svariate leggende.
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Un
contadino in località Cerrara (situata tra Sarnano e Amandola), nel 1955, mentre lavorava il suo campo ha portato alla luce un masso cilindrico di calcare bianco, inciso su una delle due basi. Si trattava di un
cippo di centuriazione risalente al tempo di Augusto, il quale veniva solitamente posto al crocevia tra cardi e decumani. Ciò emerge anche dalle iscrizioni sul calcare: una D (decumano) e un III perpendicolari a una K (cardo) e ai numeri XI e XIII. Grazie a questo cippo è stato possibile ricostruire, con una buona approssimazione, l’impianto di centuriazione del territorio sarnanese.
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Una leggenda riguardante l’origine dello stemma di Sarnano, storicamente inaccurata ma molto precisa nei dettagli, viene tramandata dagli abitanti del Comune da lungo tempo.
San Francesco visitò le Marche almeno cinque volte, intrattenendo rapporti anche con Fidelsmido (nonno di Rinaldo di Brunforte). Si dice che ad avvicinare il santo di Assisi fosse una conversione: nel 1220, infatti, Fidelsmido aveva convertito a Bologna il giovane Pellegrino di Falerone. Gli eventi della leggenda partono allora da fonti tutto sommato accertate e plausibili, per poi però discostarsene. Ha luogo infatti in una certa Rocca Brini, situata nel Piceno, che però non esiste: si pensa che si tratti di Roccabruna, nel sarnanese, situata proprio davanti al castello di Brunforte. Fu Rinaldo di Brunforte a chiedere ai suoi eredi, negli atti testamentari, di prendersi cura proprio del convento di Roccabruna. Proprio nel contesto di questa prossimità, sia a livello di ideali che dal punto di vista geografico, la leggenda vuole che San Francesco incontrasse un gruppo di nobili provenienti da vari castelli. Questi litigavano sullo stemma da utilizzare come simbolo per il nascente Comune di Sarnano. Per mettere pace tra i litigiosi, il santo utilizzò il cordone del proprio saio per tracciare a terra il simbolo pacificatore che divenne poi il simbolo del comune:
un serafino a sei ali. Si dice che questo incontro avvenne proprio tra il castello di Brunforte e Roccabruna, a Campanotico. Un dipinto di Pietro Procaccini del 1646 raffigura il momento.
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Fino a non molto tempo fa, le numerose norme che regolavano il ritmo della vita della comunità in tempi remoti venivano trasmesse oralmente. Furono infine, con le opportune modifiche, inserite nello Statuto di Sarnano. Tra queste, curiosa quella del
coprifuoco, diffusa anche in tutti i comuni della Marca intorno al XIV Secolo: le porte lungo le mura venivano chiuse al terzo rintocco della campana del Comune e riaperte all’alba, cioè all’Ave Maria del mattino. Nelle ore notturne non era permesso uscire o entrare dal perimetro murario del borgo, all’interno di cui le porte venivano chiuse e le scalette mobili portate all’interno. Si poteva però sostare fuori dalla propria abitazione: fino alla terza casa a destra e alla terza a sinistra dalla propria – un modo per far chiacchierare le donne col vicinato durante la buona stagione. Era obbligatorio uscire di casa con un lume, mentre la libera circolazione spettava soltanto a medici, sacerdoti, notai, fornai e barbieri. I custodi delle porte (portanarii o ianitore) chiudevano le porte delle mura con almeno due chiavi diverse, mentre le strade erano sorvegliate da sentinelle lungo le mura o da picchetti armati. Obbligatoria era infine una torcia da posizionare al di fuori dell’uscio di casa, affinché le strade rimanessero ben illuminate (scoraggiando così l’avvento di nemici o congiurati).
Fonti e link
[Bibliografia]
- Stefano Sebastianelli (a cura di),
Arcana. I segreti di Sarnano, Edizioni Simple, Macerata 2015.
[Sitografia]
Sarnano Turismo
Si ringraziano il Comune di Sarnano e Nicola Del Giudice per la collaborazione