Tresigallo

Descrizione

Ad appena 20 km da Ferrara, sulla sponda sinistra del Po di Volano, Tresigallo è uno dei pochi esempi di città di rifondazione: progettata cioè a tavolino, secondo precise logiche razionaliste. Piazze, strade, edifici, monumenti, tutto a Tresigallo è realizzato seguendo calcoli urbanistici definiti, nonché un gusto simbolico-formale finalizzato a scoraggiare l’esodo della popolazione verso la città di Ferrara. Riconosciuta come Città d’Arte nel 2004, Tresigallo è allora un prezioso e affascinante luogo storico, in cui la cultura del passato si è solidificata in un complesso di relazioni tra spazio, funzione e scopo sociale. L’atmosfera del tutto riconoscibile del posto gli è valsa il soprannome di “città metafisica”.

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Cenni storici

Tresigallo è uno dei centri più antichi della pianura orientale di Ferrara, tanto che alcuni documenti ne testimoniano l’esistenza già nel 1044 d.C. Nel 1287 viene citato dagli Statuti di Ferrara come borgo di poche case sparute, situato in una zona palustre: la valle paludosa lo circondò infatti fino alle bonifiche Estensi. Per secoli il borgo fu insediamento di feudatari veneziani come i Quirini, i Badoer o i Faliero, quindi dopo le prime importanti bonifiche volute da Alfonso II d’Este passò per le mani dei nobili che parteciparono alla riqualificazione delle paludi: i Gualenghi, i Macchiavelli, i Tassoni, gli Aventi, i Nigrisoli e svariate altre casate. Alessandro Faruffini, in particolare, fece ultimare nel 1533 la costruzione di un palazzo che prese poi il nome di Palazzo Pio in onore del cardinale Carlo Pio di Savoia. Nella seconda metà dell’Ottocento il paese beneficiò del corposo intervento di bonifica del ferrarese. Fu poi particolarmente noto dal 1930 in poi, quando grazie a Edmondo Rossoni venne completamente ricostruito secondo linee-guida razionaliste, sulla scia di città di fondazione già note come Predappio Nuova.

Focus narrativi

Giovanni da Gaibana, calligrafo rinomato alla Cattedrale di Padova, fu arciprete a Tresigallo fino al 1256.

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Domenico Chendi, parroco di Tresigallo dal 1735 al 1795, descrisse in svariati trattati la vita del borgo. Scrive per esempio del modo in cui dalla metà del 1700 in poi si raggiungeva la città di Ferrara: la “stazione” era situata alla locanda Lisbona, da cui il lunedì e il venerdì partiva una diligenza da sei posti. Il viaggio non era di certo cosa gradita, avendo una durata di circa quattro ore e dovendo oltrepassare le valli paludose ricche di buche e ostacoli, e si concludeva allo stallaggio di via Contrari. Egli scrisse nel 1761 Il vero campagnolo ferrarese e nel 1775 L’agricoltore ferrarese in dodici mesi secondo l’anno diviso a comodo di chi esercita l’agricoltura. Pietro Niccolomini, in base a queste opere, ne elogiò la profonda cultura agricola.

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Controversa l’origine del nome “Tresigallo”: alcuni storici sostengono che derivi dal latino “Trans galliam”, in riferimento alle antiche invasioni galliche della regione. Secondo Spedale, direttore dell’Archivio di Stato di Ferrara, il nome viene invece da “segallium”, cioè “segala”, in riferimento ai campi di segala che circondavano la zona palustre del borgo. Altre interpretazioni etimologiche chiamano invece in causa l’incrocio tra fiumi o vie originariamente presenti sul territorio.

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Nel 1431, in occasione di un censimento, fu scritto che Tresigallo contava soltanto sessantuno “anime da comunione”, cioè cittadini più che adolescenti. Malgrado l’insediamento dei vari feudatari, quindi, il borgo rimase decisamente ridotto tanto nelle dimensioni quanto nella popolazione.

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La Grande Bonifica voluta dal conte Francesco Aventi nel 1856 richiese un grande sforzo per la realizzazione. La valle fu sezionata tramite degli argini artificiali in vari bacini minori, liberati dalle acque grazie a macchine idrovore, e quindi riempiti di terra in un secondo momento. Il primo tentativo fallì principalmente a causa di infiltrazioni che resero gli argini tutt’altro che stabili, ma Aventi era convinto che la sua idea funzionasse e così riprovò nel 1864, fondando una nuova società in compagnia di Vittorio Merighi. Questa seconda società fallì nella raccolta dei fondi necessari all’inizio ai lavori e fu sciolta nel 1868. La spinta decisiva per la Grande Bonifica venne nel 1871, a sorpresa da Londra. Qui fu fondata la Ferrarese Land Reclamation Company Limited, per volere di Giuseppe Robbo (banchiere fiorentino, unico italiano a sottoscrivere l’accordo) e di facoltosi banchieri inglesi: interessati allo sviluppo commerciale nella Pianura Padana, questi finanziarono con cospicue somme di denaro il lavoro di bonifica. Unitisi ad altre organizzazioni italiane nella Società di Bonifica dei Territori Ferraresi, questi ordinarono dapprima la costruzione di un grande impianto idrovoro a Codigoro. In seguito, nell’arco di trent’anni circa, l’opera di bonificazione ottenne grandi risultati e fu definitivamente compiuta nel 1906. Le macchine idrovore e le pompe idrauliche inglesi furono determinanti per lo svolgimento dei lavori, così come gli sforzi di innumerevoli operai coinvolti nei lavori.

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Quando Edmondo Rossoni volle ricostruire la città, questa era un misero borgo, e versava in pessime condizioni economiche quanto sociali. Edmondo era nato a Tresigallo e si era sempre distinto per il temperamento inquieto e per le tendenze anarchiche e socialiste, già valsegli nel 1908 una condanna a quattro anni di reclusione e in seguito delle espulsioni da Brasile, Stati Uniti, Canada e Francia. Nel 1921 aderì al fascismo tramite la carriera sindacale, facendosi tra le altre cose portavoce di un “sindacalismo integrale”, ovvero finalizzato alla costituzione di un organo corporativo accentrante e autonomo rispetto allo stato quanto ai partiti politici. Rossoni guadagnò sempre più il sostegno del popolo, tanto che nel 1928 Mussolini ne ridimensionò il potere frazionando il suo sindacato in sette parti, e sancendone la sconfitta politica. Nonostante ciò nel 1930 Rossoni entrò a far parte del Gran Consiglio e nel 1932 divenne Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Iniziò dunque a pensare a una città modello che potesse dar vita al suo sogno di un sindacalismo integrale, e che potesse rispondere ai più complessi interrogativi mossi dalle prime città del tutto nuove costruite da Mussolini: cioè i problemi migratori, idrici, economici che sorgevano in concomitanza dei nuovi centri abitati. Tale città fu costruita negli anni seguenti, e già nel 1933 Tresigallo si aprì alla svolta economica grazie alla costruzione di una strada che lo legò a Ferrara.

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La ricostruzione di Tresigallo fu progettata a tavolino. Vennero costruiti prima gli edifici pubblici, in seguito le industrie e per ultime le abitazioni. L’efficienza dei servizi fu cioè messa in primo piano rispetto a quella abitativa. Questa attenzione fece sì che, malgrado le ridotte dimensioni, Tresigallo fosse all’avanguardia in quanto a servizi pubblici, contando già dopo i primi anni di costruzione di una Scuola di Ricamo, un teatro, due alberghi, un asilo nido, un acquedotto, bar, sale da ballo, scuole elementari e campi sportivi. Nella ricerca di zone di scambio e contatto sociale, anteposta agli spazi privati, industriali, militari o dedicati alla crescita e al controllo demografico, Tresigallo si distinse radicalmente dagli intenti del Regime.

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Negli anni della costruzione Tresigallo fu un continuo proliferare di cantieri, una città che non conosceva requie: finita la costruzione di una zona ne cominciava subito un’altra. I cittadini stessi parteciparono all’edificazione dei nuovi edifici, spesso rallentando i lavori a causa della scarsa preparazione. Nonostante tale fermento, la ripopolazione di Tresigallo fu un processo non facile e non immediato, che richiese il fiorire di industrie e aziende prima di essere compiuto a dovere.

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Il progetto di Rossoni non fu mai compiuto del tutto: il deficit economico del ferrarese, e in seguito il mancato arrivo del boom economico nella provincia, fecero sì che lo sviluppo industriale della città si congelasse, arrestandosi e rimanendo al suo stato originario. Anche grazie a questo, a oggi Tresigallo è sostanzialmente immutata rispetto a com’era negli anni immediatamente successivi alla sua ricostruzione.

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Il paese ha una struttura urbanistica chiusa che si avvicina a quelle delle vecchie città fortificate. Lo slargo urbano è gestito secondo una prospettiva scenografica, in modo che lo sguardo degli abitanti o dei visitatori non abbia modi di posarsi su altro che su quinte sceniche rivolte all’interno del paese, o su strade che collegano con territori vicini. Quando questo potrebbe perdersi per i campi, c’è sempre una palizzata o una recinzione che rimanda all’idea di una chiusura.

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La città realizza l’utopia del razionalismo a livello estetico, ma anche strutturale: gli spazi della città sono progettati per creare un’intesa e una comunanza tra datore di lavoro e operaio fin dalla loro costruzione.

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Tra gli edifici più iconici e “metafisici” della città spiccano “i sogni”, ex bagno pubblico, e la “casa della cultura”. Estremamente riconoscibili, costituiscono le uniche eccezioni a un tessuto cittadino che mescola le facciate alle piazze o strade antistanti, e che per questo rende difficile l’estrazione “fotografica” e iconica, scenografica, di determinati edifici dal contesto urbano in cui sono immersi.

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Per via della sua architettura, Tresigallo è immerso in un’atmosfera rarefatta, straniante, che gli è valsa il nome, con riferimento alle opere di De Chirico, di “città metafisica”. Ciò deriva fondamentalmente da un’estetica dove regnano la geometria, le linee pulite ed essenziali, la gestione armoniosa e rigorosa di spazi e colori.

Spunti videoludici

Tresigallo si offre, a partire dalla sua estetica, come evocativa ambientazione per un videogioco narrativo. Il suo clima sospeso e “inquietante”, per citare De Chirico, è perfetto sia per sfumature horror sia per ambiguità e misteri, e si presta per una grande varietà di stili e atmosfere diverse pur mantenendo la propria personalità del tutto riconoscibile. Se si pensa al fatto che la città nasce seguendo i principi del razionalismo, ed è stata voluta come utopia sociale e urbana da una sola persona, ecco che il collegamento col celebre Bioshock (2K Games, 2007) e la sua Rapture: anch’essa un luogo inquietante, ricco di ambiguità, “fortificato” e chiuso rispetto al mondo esterno, contraddistinto da architetture riconoscibilissime e stranianti, e al tempo stesso dominato dall’ingombrante presenza dell’eminente personalità del suo fondatore.

Altra idea potrebbe riguardare l’approfondimento della bonifica del territorio, con un videogioco in cui gestire la costruzione e ricostruzione di Tresigallo: affascinante anche da questa prospettiva l’estetica del centro abitato, tale da regalare a un eventuale videogioco gestionale un’atmosfera del tutto atipica.

[Bibliografia]

– Stefano Muroni, Tresigallo, città di fondazione. Edmondo Rossoni e la storia di un sogno, Bologna, Pendragon, 2015.

[Sitografia]

Tresigallo Città Metafisica.it

[Schede Film Commission]

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