Chiesa di Sant’Andrea Apostolo

Descrizione

La chiesa romanica di Sant’Andrea fu edificata nel XII secolo: si ritiene sia stata costruita sulle fondamenta di un tempio pagano, riadattato ad uso cristiano. La chiesa si trova a pochi metri dalle sponde del lago di Garda e si affaccia sulla piazza principale di Maderno, antico borgo di origine romana. L’edificio custodisce nella cripta il sepolcro di San Ercolano, in un sarcofago di pietra di fattura romana.

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Cenni storici

La chiesa attuale venne edificata verso la fine del XII secolo. È difficile stabilire con esattezza quando: la pieve viene nominata per la prima volta nel 1040, quando il vescovo di Brescia le assegnò un terreno. L’aspetto romanico originario della chiesa prevedeva tre navate, con una sola abside circolare, costruita in corrispondenza di una cripta ad oratorio (cioè “a sala”) che custodiva le reliquie di Sant’Ercolano, vescovo di Brescia morto nel 576, i cui resti arrivarono qui tra il VI e il VII secolo. Numerosi interventi di ricostruzione, iniziati a partire dal 1343, modificarono pesantemente la pianta e l’aspetto della chiesa. L’alto campanile, con tetto conico, risale al 1469. Nel 1580 venne in visita a Maderno San Carlo Borromeo che diede ordine di abbassare il presbiterio: così facendo il soffitto della cripta venne abbassato, sigillandola per quasi quattro secoli. Borromeo fece inoltre eliminare dalla chiesa numerosi simboli considerati pagani. Le reliquie di San Ercolano vennero traslate in un altare barocco, commissionato dal Borromeo. Nel 1825, i resti del Santo vennero infine spostati nella nuova parrocchiale di Maderno. Nel 1962 venne riportata alla luce la cripta, che venne ricostruita e riaperta dalla Sovrintendenza alle Belle Arti di Brescia.

Focus narrativi

La pieve venne probabilmente eretta sui resti un antico sacello longobardo, predisposto ad accogliere i resti di San Ercolano. A sua volta, si ritiene probabile che l’edifico longobardo sia stato edificato sulle fondamenta di un tempio pagano (forse dedicato ad Apollo), adattato a culto cristiano dopo il 415 d.C., in seguito al decreto di Onorio di sostituzione o eliminazione dei luoghi di culto pagani. Numerosi blocchi di pietra di epoca romana, riutilizzati per la costruzione della facciata, proverebbero l’esistenza dell’antico edificio. Guardando la facciata, nell’angolo sinistro della chiesa, è visibile infatti una pietra romana con un bassorilievo raffigurante Fetonte, incassato al rovescio forse per disprezzo del paganesimo. Poco più in basso è presente un’epigrafe funeraria, ancora leggibile, di un certo “Pubblius Eppius Rufus”, mentre sul muro verso il cortile è presente un blocco recante un vessillario romano troncato.

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La vita e le opere di San Ercolano possono essere apprese da una lapide in latino, posta, ai tempi della visita del Borromeo, sui marmi rossi antistanti l’altare. Apprendiamo che San Ercolano era di origine teutonica e che lasciò la patria per servire Dio e i bisognosi; un giorno, portando del cibo a degli affamati, trasformò del pane in pietre preziose; Esercitò la funzione di abate in un monastero di Brescia e qui compì il miracolo di resuscitare due morti; sotto l’Imperatore Giustiniano, nell’anno 552 fu eletto vescovo di Brescia; salvò dalle tentazioni del demonio un diacono, venuto a lui da Bisanzio per avviso di un angelo. Trascorse in seguito una vita solitaria nella penisola di Campione sul lago di Garda. Alla sua voce ubbidivano gli uccelli, i pesci e gli animali terrestri. Morì nell’anno 576.

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Riguardo la sepoltura delle spoglie di Sant Ercolano, esiste una leggenda locale che spiega il motivo per cui le reliquie vennero poste proprio a Maderno. La stessa stele marmorea dove è descritta la vita del Santo, racconta che numerosi paesi della riviera lacustre del Benaco si contendevano il diritto di ricevere le spoglie del Santo. Allora fu deciso di porre il corpo in una barca senza nocchiero e di vedere su che sponde sarebbe approdata. Per volere divino, la barca giunse a Maderno e i resti di Ercolano furono quindi portati nella chiesa di San Andrea. Si dice inoltre che il fiume Toscolano si fermò, in modo da far passare tutte le persone presenti alla processione di transizione del feretro.

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Nel 1486 venne fatta una ricognizione dei resti del Santo, voluta dal vescovo di Brescia. Aprendo il sarcofago vennero ritrovate ceneri e ossa “di singolare dimensione”, stando alle parole episcopali.

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Il sarcofago di Sant’Ercolano era un arca in pietra e marmo, di fattura romana. Il sepolcro, originariamente, doveva contenere le spoglie di una certa Cassia Festa, moglie di Minicio Marco. Il sarcofago era un tempo decorato con marmi e scene di mitologia romana. Quando il Borromeo venne in visita diede però ordine di eliminare ogni riferimento pagano, ritenendo sconveniente che una sepoltura del genere ospitasse le spoglie di un Santo cristiano. Quando le reliquie vennero spostate nell’altare laterale e la cripta sigillata, il sarcofago originale venne smantellato. Oggi è possibile ammirare una copia, abbastanza grezza, dell’originale.

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Originariamente, nella cripta era presente una piccola finestrella, che permetteva ai membri della famiglia Gonzaga di partecipare alla messa senza mescolarsi con i popolani. Dalla finestrella era possibile, grazie ad un passaggio segreto, raggiungere Palazzo Nuovo, la dimora estiva della famiglia Mantovana, poco distante dalla Chiesa di San Andrea.

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San Ercolano è il patrono locale e pertanto sul lungo lago di Maderno è presente una statua dedicata al Santo. Incuriosisce, però, la dizione del nome ai piedi del patrono: S. Herculiani, con la H secondo la grafia latina, come nella dizione del nome della divinità pagana. Il borgo lacustre fu però legato al nome da tempi più remoti. Sappiamo, dalle Memorie bresciane di Ottavio Rossili (1616), che anticamente a Maderno era presente un altare dedicato ad Ercole, posto da Lucio Valerio Severo per rafforzare la salute del figlio. L’ara è oggi conservata a Verona. Diffusissimo nella zona, inoltre, è il cognome Erculiani.

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Tradizionalmente si ritiene che San Ercolano si ritirò per un periodo a vita ascetica in una grotta, come mostrano anche gli affreschi all’interno di San Andrea. La grotta dove abitò il Santo si troverebbe nei pressi di Campione, sulla Statale Gardesana. Qui erano presenti due grotte naturali, una abitata da Sant Ercolano e una da un suo discepolo (da cui il nome Grotta del Discepolo). Trovandosi a 30m dal livello del lago, le cavità naturali sono raggiungibili solo in scalata: i lavori per la costruzione della strada hanno infatti troncato artificialmente la parete rocciosa, eliminando ogni possibile traccia di ponteggio o scalinata. Secondo alcuni inoltre , le due grotte erano antichi luoghi di culto pagano.

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La chiesa di San Andrea venne edificata dai maestri scultori comacini, che oltre ad impostarne lo stile hanno lasciato sulla facciata dell’edificio numerosi segnali del loro passaggio. Sono visibili volti umani curiosi, animali fantasiosi, sirene bicaudate, nodi di Salomone e tanti altri segni simbolici cari alla corporazione comasca.

Spunti videoludici

Il culto di San Ercolano è antico e particolarmente sentito nell’area della riviera gardesana. Con un piccolo sforzo di fantasia, l’intera vicenda del Santo può ispirare una storia misteriosa e avvincente. Chi fu veramente Ercolano? Perché fu vescovo e poi Santo proprio in una zona che già anticamente era legata al dio Ercole? In una narrazione fantasiosa, adatta per un gioco di avventura, si potrebbe tracciare una correlazione tra l’antico dio e il santo cristiano, immaginando come il paganesimo sia sopravvissuto nell’area, nascondendosi nelle grotte di Campione, camuffandosi ed evolvendosi in una venerazione cristiana. Quando i santi resti vennero ispezionati del XVI secolo vennero inoltre definiti “di singolare dimensione”, possibile fossero i resti giganteschi dell’antico dio? La chiesa di San Andrea, inoltre, fu costruita probabilmente su un luogo di culto pagano, un altro elemento che darebbe credibilità alla finzione.

La facciata di San Andrea, costruita dai maestri comacini, gilda spesso associata alla proto massoneria, è un vero manuale di simbologia esoterica. I simboli scolpiti nella pietra, ricchi di significati complessi da afferrare, possono ispirare una serie di enigmi che si basino sull’architettura e sulla comunicazione visiva. Inoltre, l’atmosfera esoterica suscitata, può ben integrarsi in storie che uniscano la storia alla leggenda, come ad esempio è stato fatto nella saga Assassin’s Creed.

Le “faccette” di pietra dei comacini, grottesche e strampalate, che decorano la chiesa, possono essere utilizzate come modello per personaggi buffi e inusuali. Perché non far narrare una storia da dei testimoni di pietra immortali? La gilda comasca era esperta nello scolpire elementi di flora e di fauna, un po’ meno nel rappresentare la figura umana: gli ometti di pietra, tozzi e sgraziati, possono essere adattati in una narrazione leggera e scanzonata, magari ambientata nel medioevo.

[Sitografia]

Lombardia Beni Culturali
Comunità del Garda
Comune di Toscolano-Maderno
Storia di Toscolano Maderno (blog)

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