Villa Bonaparte

Descrizione

Poco distante da Bologna, a Mezzolara di Budrio, Villa Bonaparte riporta i fasti di un passato imperiale non troppo lontano, che vide i componenti della famiglia di Napoleone stabilirsi sul territorio felsineo agli inizi dell’800. La villa è anche un luogo simbolo dell’evoluzione del lavoro agricolo in Italia, con le innovazioni apportate dagli affittuari e le rivendicazioni ottenute dai contadini.

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Cenni storici

Le prime notizie certe sull’edificio risalgono ai primi anni del ‘700. Per circa un secolo la villa vede l’avvicendarsi di diversi proprietari e l’espansione dell’uso del terreno circostante.
La famiglia Bonaparte acquista la tenuta e la palazzina nel 1824, che diventa una delle residenze fuori porta di Bologna della sorella di Napoleone, Elisa, e del marito Felice Baciocchi. Non è l’unica abitazione ad uso dei Bonaparte, che in tutto il territorio felsineo acquistano edifici e fondi; il più celebre rimane l’attuale sede del Palazzo di Giustizia nel centro di Bologna.
Alla morte di entrambi i coniugi, nel 1841, la villa passa alla figlia Elisa Napoleona, che la affida a diversi affittuari, tra i quali, i più importanti, gli agronomi Annibale Certani e Alfredo Benni. Il primo mette in atto numerose opere di bonifica rendendo coltivabili i terreni; il secondo apporterà innovazioni e sistemi di produzione all’avanguardia. Nel corso di un secolo, renderanno la palazzina e il territorio circostante una fiorente azienda agricola, modello per tutto il territorio nazionale.
Ad oggi la tenuta è disabitata e in stato di totale abbandono.

Focus narrativi

L’arrivo della famiglia Bonaparte a Bologna fa capo all’arrivo in città dell’Imperatore Napoleone nel 1805 e alla sua incoronazione come Re d’Italia a Milano. Le cronache del tempo raccontano di un ingresso più che trionfale all’interno delle mura felsinee e un soggiorno di un paio di giorni in cui si celebra una vera e propria festa per l’accoglienza del “primo Monarca dell’Europa” (parole del Prefetto dell’epoca): migliaia di militari schierati in parata, donne e uomini vestiti di tutto punto, spettacoli, un veglione danzante al Teatro Comunale “rischiarato da migliaia di lumi” (Biblioteca Salaborsa)

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Tra gli ospiti al seguito di Napoleone figurano anche la sorella Elisa e il marito, il capitano còrso Felice Baciocchi, che all’incoronazione di Milano ebbe l’onore di portare la “mano della giustizia” durante la cerimonia, il simbolo del potere di Carlo Magno.
Dopo la morte di Elisa nel 1808 e la fine dell’impero napoleonico nel 1814, Felice Baciocchi decise di acquistare Palazzo Ranuzzi (oggi sede del Tribunale di Bologna) e di stabilirsi a Bologna fino alla morte. Riguardo la villa a Mezzolara non ci sono notizie sufficienti riguardo la destinazione d’uso scelta dalla famiglia, ma si pensa principalmente all’affido in gestione a terzi per utilizzo agricolo e ad alcune visite saltuarie del Baciocchi, che, dopo la morte della moglie, preferì la vita mondana cittadina.
Entrambi i coniugi furono sepolti nella basilica di San Petronio.

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I due coniugi sono ritratti in una moneta del periodo, particolarmente apprezzata oggi dai numismatici.

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Lo stemma imperiale dei Bonaparte, unico resto che testimonia oggi il passaggio della famiglia a Mezzolara, fu voluto da Napoleone III, che nel 1861 prese la proprietà della villa, dopo la morte della madre Elisa. Per la tenuta confermò la gestione agli affittuari.

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I veri protagonisti dell’intero territorio furono di certo coloro che abitarono e gestirono la villa, seppur da affittuari. Il primo a lasciare un segno a Villa Bonaparte fu Annibale Certani, seguito da Alfredo Benni, celebre agronomo e imprenditore dell’Italia di inizio ‘900. In quegli anni la tenuta Bonaparte diventa il vero specchio dell’Italia in anni caldi: l’emergere del socialismo, le stagioni degli scioperi, le rivendicazioni dei diritti dei lavoratori. Il Benni si mise a muso duro contro i contadini e i braccianti che rivendicavano un miglioramento dei salari e delle condizioni lavorative: acconsentì persino ad assumere “esclusivamente manodopera crumira (scortata dalla polizia e armata anch’essa), e rifiutando qualunque trattativa […] i lavoratori reagiscono con un boicottaggio che va al di là del rifiuto di prestare la propria opera nel fondo Benni” (da Dondi, Il conflitto sociale. Dagli albori della sindacalizzazione alla trasformazione delle campagne). Dopo due anni di agitazioni continue (1907-08), alla fine Benni fu costretto a cedere alle richieste dei lavoratori.

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Benni fece costruire una delle prime, nonché delle più lunghe decauville d’Italia (14 km): ferrovie prefabbricate facilmente trasportabili e smontabili, che erano state in uso durante la Grande Guerra in Francia.

Spunti videoludici

I nobili trascorsi della villa forniscono ottimi spunti di sviluppo riguardo alle vicende della famiglia Bonaparte, spesso oscurate dall’astro luminoso di Napoleone che fa ombra alle vicende dei numerosi parenti. La vita di Felice Baciocchi e l’unione con la moglie evidenziano una storia lontano dai riflettori che anche la moneta che li ritrae insieme non manca di incuriosirci. L’oggetto potrebbe infatti dimostrarsi interessante punto di partenza per un ritratto a tutto tondo delle vicende della famiglia Bonaparte in Italia.
La villa è al centro della storia italiana, in un periodo economico e sociale non facile, dove emergono tensioni e possibili intrecci narrativi riguardanti un’ipotetica storia delle condizioni lavorative in Italia affrontata in ambito videoludico. A ciò contribuiscono i ritratti di figure ambigue come Certani e Benni: semplici imprenditori o capi che sfruttano a loro vantaggio le già difficili condizioni economiche e sociali dei lavoratori?
Merita una menzione anche la decauville fatta costruire proprio dal Benni, da intendersi come una sorta di binario lungo cui instradare un videogioco e/o ambientazione di un livello dalle suggestioni tipiche di Indiana Jones e Tomb Raider.

[Bibliografia]

– M. Dondi, Il conflitto sociale. Dagli albori della sindacalizzazione alla trasformazione delle campagne, Bologna, Archetipo Libri, 2012
– M. Buldini, Una tenuta e una comunità, Bologna, Lo Scarabeo, 1998

[Sitografia]

Budrionext.it
Mezzolara.it
Storia e Memoria di Bologna
Biblioteca Salaborsa – Comune di Bologna
Biblioteca Salaborsa – Comune di Bologna

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