Descrizione
Villa Boccaccini è un’enorme villa di origine settecentesca, la cui sagoma si intravede già dalla strada statale Romea, a poca distanza da Comacchio e in prossimità del Lido degli Scacchi, in località Porto Garibaldi. Nota per gli affreschi interni, l’opulenta villa è stata ceduta dai proprietari e giace in stato di abbandono da svariati anni. È diventata nota per essere stata una delle location principali del film La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati, per quanto i celebri affreschi esterni a forma di bocca non le appartengano. La circonda, oltre che la meritata nomea di casa in stile liberty particolarmente preziosa, un alone di mistero che la vede infestata da svariati fantasmi. Questo stesso alone, tra svariati altri fattori, deve aver spinto Avati a sceglierla come luogo d’eccezione per il suo film.
Location
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Focus narrativi
A oggi, Villa Boccaccini si trova in
condizioni di degrado avanzato ed è ridotta a un cumulo di ruderi inghiottiti dalla vegetazione circostante. Sulla parete diroccata dinnanzi all’edificio è affisso il cartello “vendesi terreno”, segno indelebile del fatto che l’abitazione in sé non venga neanche considerata dal mercato immobiliare e dai suoi stessi possessori: i costi per una ristrutturazione integrale sarebbero troppo alti da sostenere. Un’intera sezione della casa, a causa della flora che vi ha proliferato all’interno e della presenza di un canale nelle vicinanze, è praticamente inaccessibile.
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Si dice che nella casa colonica su cui poi fu costruita la villa soggiornasse, in tempi non sospetti, un giovane
Gabriele d’Annunzio appena prima dell’impresa fiumana del 1919.
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Villa Boccaccini è la villa liberty utilizzata come abitazione delle sorelle Legnani e dove soggiorna il protagonista Stefano in
La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati. Questo racconta delle disavventure di un giovane restauratore cui viene affidato il compito di riportare alla luce un affresco di una chiesa di campagna. Stabilendosi in una villa patrizia (Villa Boccaccini appunto), Stefano scoprirà ben presto che nulla è come sembra e che il restauro del macabro affresco è destinato a trasformarsi, per lui, in una trappola mortale.
I suoi interni non furono rimaneggiati in alcun modo durante le riprese del film, che rievoca così il fascino dei suoi affreschi in tutto il suo splendore. Proprio grazie ai suoi interni, la villa veniva considerata uno degli esempi più significativi di
Art Nouveau nel Delta del Po. Diversamente da ciò che si crede, le celebri bocche sorridenti non sono sulla facciata diroccata e nascosta dalla vegetazione della villa, ma si trovavano in un casolare, adesso distrutto, nei pressi di Malalbergo (BO). È comunque il film di Avati che ha regalato alla villa la notorietà che adesso riscuote tra fotografi, curiosi e appassionati di cinema: sul celebre horror, annoverato tra i migliori film del genere di tutto il cinema italiano, si sono infatti sprecate ricostruzioni documentali circa ambientazioni, leggende e modi di produzione. È grazie a queste che a oggi si riconosce in Villa Boccaccini uno dei set più utilizzati per le riprese.
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Racconta Cesare Bastelli, aiutante di Pupi Avati nel corso delle riprese de
La casa dalle finestre che ridono del 1976, che “Villa Boccaccini fu trovata per caso, girando per quei luoghi in un auto il cui equipaggio era formato da Nando Orlandi alla guida, Pupi Avati, suo fratello Antonio e il sottoscritto. Boccaccini era un signore molto distinto e un po’ stravagante (e forse di origini nobili) che viveva a Torino e il cui figlio faceva l'attore (lavorò in seguito in
Jazz Band [film di Avati del 1978, ndr], si chiamava Guido De Carli). Boccaccini, da noi interpellato, volentieri venne a Comacchio da Torino e ci mise a disposizione la sua villa per le riprese”
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Sul fascino misterioso di Villa Boccaccini si sono dette molte cose. Tra queste, anche che il luogo sia stato una meta d’elezione, negli anni, per amanti del paranormale o per cultisti non meglio identificati, che vi si recavano durante la notte per svolgervi
messe nere, sedute spiritiche o chissà cosa d’altro. Di tutte queste attività non si sono mai raccolte prove ufficiali, tanto che si pensa (forse a ragione) che la nomea del luogo abbia contribuito a estenderne l’atmosfera e l’oscurità anche ai giorni nostri, trasformandolo in uno spazio che è scaturigine di svariate leggende metropolitane.
Gran parte dell’inquietudine trasmessa da quella “campagna malata, nebbiosa, inquietante” (come ce la racconta lo stesso Avati) è data dal clima che circonda le campagne di Comacchio: la villa è infatti spesso avvolta da una
fitta cortina di nebbia, che ne accresceva al tempo il fascino nobiliare, ma che adesso ne accentua i lati più spaventosi. Tra le dicerie che circolano maggiormente, quelle di alcuni coraggiosi esploratori che dicono di aver visto oltre le finestre rotte dell’abitazione accendersi delle luci, o addirittura innalzarsi dei rumori non meglio identificabili.
Fonti e link
[Bibliografia]
- Luca Servini,
Pupi Avati. Il cinema dalle finestre che ridono, Ass. Culturale il Foglio, Piombino, 2017.
[Sitografia]
Davinotti.com
Tales of Wonder.it