Verucchio

Descrizione

Inserito nel circuito dei Borghi più belli d’Italia, Verucchio affascina per il suo passato ricco di storia e leggende in epoca tardo medievale, dominata dalla tirannica politica dei Malatesta; recentemente i ritrovamenti archeologici della civiltà Villanoviana danno testimonianza anche di un passato protostorico ricco e fiorente, grazie al commercio e alla lavorazione della pregiata e misteriosa ambra baltica. Il panorama che si apre sulla Valmarecchia rende il borgo uno dei luoghi paesaggistici privilegiati della Romagna.

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Cenni storici

Le prime attestazioni di nuclei abitati sono state confermate dagli ultimi scavi del 2005, che hanno evidenziato importanti testimonianze della civiltà Villanoviana, risalenti al X-VIII secolo a.C.
Quando subentrò la civiltà romana, con il vicino e influente sito di Rimini, il centro ebbe la sua denominazione latina da verrucula, “piccola altura”, “sporgenza”, in riferimento alla posizione collinare del borgo proprio rispetto a Rimini. Svolse una funzione strategica importante grazie alla collocazione sul fiume Marecchia, che le testimonianze dicono molto ampio, navigabile e adatto ai commerci e agli attracchi sul Mar Adriatico.
Con l’età medievale il paese conosce il suo periodo più florido e sul quale abbiamo maggiori testimonianze, grazie alla presenza della famiglia dei Malatesta, che fortificò e rese Verucchio e la Romagna il territorio di propria influenza. Il paese fu un importante baluardo difensivo della potente famiglia nella lotta contro il Papato, nel periodo che va dal 1114 al 1462, quando fu definitivamente perso dai Malatesta e andò sotto l’influenza dello Stato Pontificio, con vicende alterne che lo videro infeudato da diversi signori.
Significativo, insieme a tutto il territorio romagnolo, l’avvicendarsi delle potenze straniere durante il periodo napoleonico, tra cui l’austriaca e appunto la francese.
Il territorio di Verucchio fu infine compreso nella Linea Gotica, in cui si verificarono aspri scontri tra alleati e nazisti, che occuparono il paese durante la Seconda guerra mondiale. Si ricorda inoltre l’eccidio dei “Nove martiri di Verucchio”.

Focus narrativi

Verucchio fu uno dei principali centri che ospitarono la Civiltà Villanoviana, gli antesignani della civiltà Etrusca. I numerosi reperti archeologici di un’antica necropoli hanno permesso di identificare una società ricca e prospera, di cui una delle caratteristiche principali era il commercio e la lavorazione dell’ambra, elemento che testimoniò “Ascesa e splendore di una comunità aristocratica: dalla loro altura affacciata sul mare, i signori di Verucchio imbrigliano il commercio dell’ambra che arriva dal Baltico; sotto il loro controllo, artigiani specializzati lavorano, con tecniche incredibilmente complesse e raffinate, ambra, bronzo, ferro e legno, producendo oggetti e strumenti di eccezionale qualità” (da I Signori dell’ambra, Conti). Da non sottovalutare inoltre le credenze popolari antiche, secondo cui l’ambra possedeva qualità magiche di fortuna e buon auspicio se indossata o intarsiata in altri utensili.

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Il borgo è situato in posizione sopraelevata rispetto alla Valmarecchia, in cui scorre l’omonimo fiume, in passato definito persino “piccolo mare” grazie alla sua navigabilità.

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Dante Alighieri cita in una terzina della sua Divina Commedia il borgo romagnolo, nell’Inferno, quando scrive del “Mastin Vecchio”, Malatesta da Verucchio e del figlio “il nuovo”:

«E ‘l Mastin vecchio e ‘l nuovo da Verrucchio,
che fecer di Montagna il mal governo,
là dove soglion fan d’i denti succhio».
(Inf. XXVII, 46-48)

Apostrofato anche nel canto successivo come “tiranno fello” (Inf., XXVIII, 81), il Malatesta viene ricordato dal sommo poeta come un uomo crudele e sadico. Capitano sprezzante nella fazione guelfa contro i Ghibellini di tutto il centro-nord Italia, Signore di Rimini, è citato da Dante per alcuni delitti di cui si macchiò: l’omicidio di Montagna di Parcitardi nel 1295, il capo della fazione ghibellina di Rimini; l’omicidio dei due migliori di Fano, annegati in due sacchi pieni di piombo (la pena denominata “mazzeratura”). È infine ricordato per essere il padre di quel Paolo che ritroviamo come protagonista nella vicenda amorosa con Francesca da Polenta. Ci è tuttavia sconosciuto il coinvolgimento avuto nella condanna dei due amanti e nell’uccisione del figlio Paolo.

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Leggenda vuole che nel Convento della Santa Croce dei Frati Minori sia passato San Francesco in persona per piantare un piccolo cipresso che, oggi, ha 800 anni ed è ancora ospitato nel convento. Nonostante i tentativi di incendio da parte dei soldati napoleonici e i sostegni metallici che gli sono stati dovuti applicare recentemente, l’albero gode ancora di ottima salute con i suoi 25 metri di altezza. La leggenda narra che il Santo abbia fatto germogliare la pianta direttamente dal proprio bastone.

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Il 21 settembre del 1944, 9 cittadini verucchiesi furono fucilati per rappresaglia dai soldati nazisti in ritirata:
“Lo stesso giorno della liberazione di Rimini, allʼalba, due soldati tedeschi sono aggrediti in Via dei Fossi a Verucchio, uno rimane ucciso da una raffica di mitra, lʼaltro dà lʼallarme ai commilitoni. Gli aggressori sembra siano due verucchiesi ed un riminese. I soldati tedeschi, malgrado siano in procinto di fuggire dal paese davanti alle prime pattuglie alleate già avvistate ad un chilometro dal centro storico, effettuano un rastrellamento catturando alcuni ostaggi e uccidendo per strada tre civili (Luigi Brigi, Lazzaro Berardi e Gregorio Zavatti). Gli ostaggi, una decina, sono costretti a seppellire il tedesco ed i civili uccisi, poi sei di loro vengono fucilati. Gli altri riescono a salvarsi per il sopraggiungere delle truppe alleate dentro lʼabitato di Verucchio. Verso la sera dello stesso 21 settembre il paese è liberato” (da La Resistenza nel riminese. Una cronologia ragionata, Casadei).

Spunti videoludici

Il sito di Verucchio si presta in maniera consona allo sviluppo di giochi strategici sulla tradizione delle serie di Civilization e Age of Empires. La posizione arroccata sulla valle in cui scorre il fiume Marecchia conferisce tutti gli elementi per la creazione di scenari ad alto livello di coinvolgimento e con ampio margine di tatticismi bellici ad ambientazione preistorica (sulla civiltà Villanoviana) e medievali ricchi di storia: basti pensare non solo alle lotte tra fazioni guelfe e ghibelline e a figure storiche importanti, come quelle dei Malatesta. Da non sottovalutare anche le azioni degli Alleati contro il nazifascismo lungo la Linea Gotica ed eventuali racconti tramandati sull’eccidio dei nove sul finire della guerra.

Vasto impiego potrebbero avere anche i game biografici basati sugli stuzzicanti spunti letterari di Dante Alighieri e della sua Commedia, in cui trovano applicazione le vicende di Paolo e Francesca o le malefatte del Malatesta.

Da non trascurare infine anche i toni religiosi riguardanti la leggenda del cipresso di San Francesco, utilizzabili per avventure grafiche dai toni crime, sulla scia di giochi come Broken Sword e simili.

[Bibliografia]

– D. Alighieri, Divina Commedia, Firenze, La Nuova Italia, 2004.
– A.Turchini, I Malatesta. Signori di Rimini e Cesena, Cesena, Il Ponte Vecchio, 2013.
– M. Casadei, La Resistenza nel riminese. Una cronologia ragionata, Rimini, Istituto per la Storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea della provincia di Rimini, 2005 (1992), consultabile all’indirizzo http://www.italia-resistenza.it/rete/wp-content/uploads/2014/01/La-resistenza-nel-riminese.pdf.

[Sitografia]

I borghi più belli d’Italia
Rivista Regione Emilia-Romagna
Archeologia Viva

[Scheda Film Commission]

Emilia-Romagna Film Commission

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