Valli di Comacchio

Descrizione

Le Valli di Comacchio costituiscono una delle più vaste zone lagunari d’Italia. Conservano un habitat faunistico tra i più variegati del Paese e sono state location di alcuni grandi film della storia del cinema. Ricche di storia e archeologia, costituiscono un unicum grazie allo sviluppo del mestiere di caccia all’anguilla, attività che ha determinato la fortuna della zona e la diffusione di intriganti storie di contrasti tra pescatori di frodo e autorità di polizia.

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Cenni storici

Non si hanno notizie precise circa il popolamento della zona, ma si è certi che fu abitata sin dai tempi antichi, con la costruzione di abitazioni rustiche e capanne, già a partire dagli Etruschi. La favorevole posizione geografica sull’Adriatico e la ricca presenza di pesce ne hanno determinato la fortuna sotto le varie dominazioni che si sono succedute nell’entroterra, fino alla formazione vera e propria della città di Comacchio nel 1630, per volere dello Stato Pontificio.
È stato accertato che la vasta zona depressa e nota in seguito come “Valli di Comacchio” si sia formata intorno al X secolo, quando si verificò un abbassamento naturale del suolo e un afflusso costante di acqua prima dai fiumi vicini e successivamente dal mare. Verosimilmente le Valli, nell’Alto Medioevo, erano dunque riempite di acqua dolce. Col passare del tempo si arrivò allo stato di palude vera e propria, su cui ebbe influenza la “rotta di Ficarolo” nel 1150-52: per una ventina d’anni infatti fenomeni alluvionali sconvolsero per sempre il corso del Po, determinando una divisione del suo corso. L’avvenimento ebbe conseguenze anche sul Delta del fiume e, di conseguenza, sulle vicine Valli di Comacchio.
A partire dal 1500 si stabilì una graduale programmazione di vasti interventi di bonifica e drenaggio.
La conformazione delle Valli visibile oggi è il frutto dei lavori di idraulica che si sono succeduti nei secoli e che hanno fatto scuola sul territorio italiano.

Focus narrativi

Recentemente è stato portato alla luce il relitto di uno scafo romano. Oltre a dimostrare la navigabilità delle acque, ciò ci permette di verificare la fiorente attività commerciale della zona già in epoca antica. Si pensa che l’imbarcazione sia affondata intorno al 10 a.C., abbandonata dall’equipaggio dopo il naufragio. Di notevole interesse storico i materiali che trasportava: dagli oggetti più umili come ghiaie e legnami, fino a quelli più pregiati, come anfore, monili in bronzo e lingotti di piombo.

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Nei primi mesi del 1321, lungo il viaggio di ritorno da Venezia a Ravenna, Dante Alighieri passò nei pressi delle Valli di Comacchio. L’aria malsana che avvolgeva il luogo costò cara al poeta fiorentino (le fonti a riguardo sono ormai abbastanza certe): lì contrasse infatti la malaria che lo portò alla morte nel settembre dello stesso anno.

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La storia delle Valli è strettamente legata alla principale attività che i lavoratori locali hanno svolto nel corso dei secoli fino ad oggi: la pesca dell’anguilla. Grazie a questo pesce sono nati mestieri che hanno determinato lo sviluppo della zona e della città di Comacchio. La cattura dell’anguilla ha inizio nel mese di ottobre e si rivela particolarmente fruttuosa durante le notti di burrasca.

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Il mestiere di caccia all’anguilla venne regolamentato presto dalle autorità locali, che trattenevano tutto il pescato ma pagavano un salario ai pescatori. Sulla base di ciò si verificarono spesso contrasti tra pescatori di frodo e guardie che agivano per la salvaguardia della legalità e del monopolio statale. Una sorta di battaglia che in piccolo rievoca i contrasti tra i pirati e le flotte marinare. “Fiocinini” erano chiamati coloro che pescavano di frodo e che intendevano il loro ruolo come un vero e proprio status familiare da portare avanti di padre in figlio: se si nasceva fiocinino insomma, lo si rimaneva a vita.

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In un articolo del Resto del Carlino del 2011 venne intervistato Elio Ghiberti, ultimo fiocinino rimasto in vita: “I suoi richiami per la caccia, che riproducono germani e codoni in scala ridotta, sono famosi. Si dice che gli avvocati di Bill Clinton ne possedessero alcuni”.

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Le Valli hanno fatto da location per alcuni dei registi e sceneggiatori più famosi della storia del cinema italiano. Tra i film qui ambientati troviamo La donna del fiume (di Mario Soldati, 1955; tra gli sceneggiatori Pier Paolo Pasolini e nel cast Sophia Loren), L’Agnese va a morire (di Giuliano Montaldo, 1976).

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L’habitat naturale dell’avifauna delle Valli è il più ricco della penisola. Recentemente si è stabilita lì una colonia di fenicotteri rosa, senza trascurare i numerosi esemplari di altre specie come aironi e martin pescatore.

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Le Valli furono un luogo importante per la Resistenza italiana. Negli ultimi anni del conflitto molti “partigiani in barca” trovarono rifugio nei casoni di pesca allestiti sulle sponde delle valli. Comacchio fu la prima città liberata dai soli partigiani.

Spunti videoludici

Il microcosmo delle Valli costituisce un’occasione di sviluppo quanto mai originale per un videogioco. La location si presta sia alla libera esplorazione in walkthrough a scopi didattici e museali, sia all’ambientazione delle più disparate trame narrative: dall’eterna lotta tra guardie e fiocinini all’indagine sul mestiere di caccia all’anguilla, fino ad arrivare agli ultimi giorni di vita di Dante Alighieri.
Le vicende della Resistenza italiana ambientate tra i canneti e i casoni di pesca completano un quadro pieno di spunti anche per alcuni possibili livelli per videogame di genere bellico.

[Bibliografia]

– A. Zamboni, I casoni di valle, «Ferrara Voci», 28, 2008
– AA. VV., Sorella anguilla. Pesca e manifattura nelle Valli di Comacchio, Nuova Alfa Editore, 1990

[Sitografia]

Comune di Comacchio
Italia.it
Il Resto del Carlino – “L’ultimo fiocinino”
Po Delta Tourism
Parco del Delta del Po

[Scheda Film Commission]

Emilia-Romagna Film Commission

[Altri contenuti utili]

Slow Tour – Valli di Comacchio
La Sagra dell’Anguilla
Documentario “Le Valli di Comacchio”, Antonio Sturla, 1934

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