Descrizione
La Torre del Lebbroso è una fortificazione della cinta muraria di Aosta, trasformata in casa gentilizia e dimora per lebbrosi. Inizialmente la Torre apparteneva alla famiglia De Friour, poi fu abbandonata e divenne nota come “Tour de la frayeur” (in francese: “Torre dello spavento”). Il nome attuale deriva invece da una vicenda svoltasi tra il 1773 e il 1803, quando Pierre-Bernard Guasco da Oneglia, un lebbroso appunto, viene confinato nella torre assieme alla sorella. I due morirono entrambi all’interno delle mura della fortificazione per impedire che il contagio si diffondesse nella città.
Location
Get directions
src="https://www.google.com/maps/embed/v1/place?q=45.7344018,7.315609099999961&key=AIzaSyCeYjHtEdNCpL9l68QilMLNa_ebRx0CDw8">
Focus narrativi
Xavier de Maistre dedicò alla figura di Pierre-Bernard Guasco un libro titolato
Le Lépreux de la cité d’Aoste (
Il lebbroso della città d’Aosta), pubblicato nel 1811. Lo scrittore conobbe personalmente il malato, ricreando la sua condizione di isolamento grazie a un espediente narrativo che ripercorresse anche la modalità con la quale aveva avuto modo di incontrarlo. Il romanzo racconta infatti di un soldato che, trovandosi per caso a passare da Aosta durante la Campagna delle Alpi (1797), penetra per curiosità nel giardino della torre e vi incontra il lebbroso. Stando a quanto scrive de Maistre, Pierre-Bernard Guasco si occupava al tempo di coltivare quel giardino e di rendere la propria prigione l’angolo di mondo più bello che esistesse. Dai risvolti decisamente drammatici, il romanzo racconta poi del rapporto che il lebbroso ha avuto con la sorella, accompagnandola durante il calvario indotto dalla sua stessa malattia. L’opera assume i toni di una sofferta dissertazione sulla solitudine, sulla segregazione e sugli stati d’animo che ne derivano. Chiuso nel tempo del dialogo tra Pierre-Bernard e il soldato, esso si conclude con il chiavistello della torre che torna seccamente a chiudersi.
***
Si dice, sempre nel romanzo di de Maistre, che il lebbroso confinato nella torre visse
una storia d’amore proibita. Una splendida fanciulla, della quale oggi non sappiamo più il nome, trovandosi a passare per la prigione del povero sventurato si spinse (anch’essa preda della curiosità) fino all’uscio socchiuso della fortificazione: qui scorse l’affascinante sagoma dell’uomo, purtroppo sfigurata dalla malattia. Finché Pierre non fu deceduto, all’età di 52 anni, la dama tornò regolarmente alla torre. I due si osservavano da lontano, dalle finestre, vivendo del gioco dei propri sguardi e imparando a conoscersi. Vincendo la paura del contagio, l’amante portava al recluso addirittura dei piccoli doni che gli rendessero il calvario della lebbra più sopportabile. Il loro amore fu però proibito fino alla fine.