Descrizione
La Torre di Carlo V venne edificata nel 1554 su un edificio preesistente chiamato Torre del caricatore di Girgenti. La funzione dell’edificio era militare, posto a difesa della antica Agrigento (Girgenti) per fronteggiare eventuali invasioni saracene.
Location
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Focus narrativi
Della strage durante il periodo borbonico fu responsabile l’ufficiale di stanza, Ignazio Sarzana. Arrivata la notizia delle rivolte scoppiate a Palermo, si radunò un gruppo di persone davanti alla torre per chiedere la libertà dei parenti detenuti nella struttura. Sarzana temette una rivolta e fece confinare i detenuti nell’angusta sala della fossa comune. Per impedire inoltre che le grida dei carcerati si sentissero all’esterno, fece gettare lì tre petardi e chiuse l’unica presa d’aria che vi era. I 114 uomini morirono soffocati.
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La strage venne “dimenticata”, come ha scritto lo stesso Camilleri, poiché le autorità dell’epoca non solo insabbiarono il caso, bensì fecero addirittura carriera nell’esercito dei Borboni e poi anche nell’Italia unita. Il maggiore Sarzana venne persino promosso e trasferito a Licata.
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I detenuti non rappresentavano nessun pericolo reale, ma vennero soltanto associati agli insorti in quella tragica occasione. Alla fine del libro di Camilleri vengono elencati tutti i nomi dei caduti.
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Sulla sorte dei
corpi occultati dei caduti è utile citare lo stesso scrittore: “La presbiopia mnemonica di Carolina Camilleri metteva a fuoco una frase precisa a questo momento del racconto che faceva a me ragazzo: «il comandante della Torre ci ittò calce viva sopra i morti della fossa. Ma siccome la calce non era bastevole, non ce la fece a mangiarseli tutti. Così, quando Sarzana scappò, una poco di morti venne seppellita alla Crocetta» […] Il trasporto di alcuni morti solamente ci fu sì, ma molti giorni dopo. Coincide però il luogo del seppellimento: la spiaggia proprio sotto il Caos, il posto dove nascerà Pirandello. Per indicare che lì c’erano dei morti, ci misero una croce di legno e per questo la località, che prima era anonima, da allora in poi si chiamò «’a crucidda». Molte ossa infatti vennero rinvenute sotto quella croce quando si dovette spalare, una cinquantina d’anni dopo, per la costruzione della stazione ferroviaria”.