Teatro Alessandro Bonci

Descrizione

Di fianco ai Giardini Pubblici di Cesena, su Piazza Guidazzi e all’interno del centro storico della città, il Teatro Comunale Alessandro Bonci è uno dei principali teatri del territorio. Titolato in seguito al famoso tenore locale, ha ospitato fin dalla sua apertura nel 1846 molte prestigiose produzioni liriche e drammatiche. La fiorente attività concesse per numerosi anni il “tutto esaurito” al teatro, facendogli infrangere svariati record. All’interno dell’edificio ha aperto anche un museo che conserva numerosi documenti della storia del teatro, tra cui manifesti originali, locandine, ma anche oggetti di scena ed elementi di scenografia diventati preziosi cimeli col trascorrere del tempo.

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Cenni storici

Nel 1822 la comunità di Cesena volle acquisire il teatro Spada, all’interno del palazzo Alidosi, per costruire un grande e nuovo edificio teatrale in muratura. Ciononostante, la compravendita tra Francesco Spada di Bologna, possessore dell’edificio, e il municipio della città, avvenne più avanti nel tempo a causa di una lunga trattativa. La commissione trovò in Vincenzo Ghinelli una figura adatta per la costruzione del teatro. Il progetto viene consegnato nel 1842. Difficoltà ulteriori nell’assetto economico e finanziario ritardano però l’inizio dei lavori fino al 1843. A Gaetano Bernasconi viene affidata la decorazione della facciata principale. L’affresco del soffitto della platea invece a Francesco Migliari nel 1845. Lavori di ampliamento si susseguono durante tutto il 1846, anno dell’inaugurazione ufficiale. Per tutta la prima parte del Novecento il teatro ebbe un ruolo di primaria importanza nel campo del melodramma e dell’opera lirica. Dopo alcune ristrutturazioni, è stato riaperto al pubblico nel 1996. Dal 2001 è diventato una delle sedi principali di Emilia Romagna Teatro.

Focus narrativi

La facciata del teatro presenta un primo ordine con un portico in bugnato, un secondo colonnato ionico e una decorazione di Gaetano Bernasconi. Egli ricevette precise regole per l’intervento, tra cui citiamo “l’obbligo di eseguire undici bassi rilievi da farsi nei riquadri sopra le finestre della facciata principale del teatro, rappresentanti ognuno di essi emblemi musicali ed altri ornati allusivi alla fabbrica, i quali dovranno tutti essere diversi fra loro e variati e disposti a modo che facciano buon effetto, ed armonia”; e anche “l’obbligo di eseguire altro basso rilievo nel timpano del frontone, il quale rappresenterà nel centro lo stemma del comune e nei due lati i due fiumi Savio e Rubicone con quei caratteri che gli verranno indicati in iscritto”. La disposizione finale delle figure nella facciata è scandita da un ordine preciso: al centro c’è Apollo, dio delle arti; a destra Talia (che rappreenta la commedia), Melpomene (cioè la tragedia), Clio (la Storia), Polinnia (associata alla retorica), Venere (all’amore); a sinistra invece Bacco (l’allegria), Calliope (il poema eroico), Ercole (cioè la forza), Tersicore (la danza) e un secondo Bacco, forse un tributo alla produzione vinicola emiliano-romagnola.

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L’interno del teatro ha forma di ferro di cavallo, con una platea, quattro ordini di palchi e un loggione, per un totale di 800 posti a sedere. Al fianco del portale principale è presente un vestibolo che ha, da un lato, un busto di Alessandro Bonci (cui è stato titolato il teatro). Nel foyer si trova invece un grande e opulento lampadario, con delle iscrizioni che commemorano illustri esecutori tra cui Marietta Alboni, Luciano Pavarotti, Verdi e Wagner. Tanto il sipario quanto il lampadario suddetto sono copie di corrispettivi originali. Le decorazioni interne a opera di Migliari affrescano quattro scene della Divina Commedia (l’incontro con le Furie, la morte dei figli del conte Ugolino, il Purgatorio e l’apparizione del Padre Eterno) intervallate da quattro muse (melodramma, poesia, musica, tragedia). Gli stucchi sono a opera di Mirotti e gli intagli di Casalini. Tra le caratteristiche che rendono il teatro uno dei più acclamati d’Italia ci sono il suo palcoscenico, uno dei più ampi a livello anche internazionale, e la sua invidiabile acustica.

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Alessandro Bonci, tenore cui il teatro è stato titolato, si esibì sul posto nel 1904 e nel 1927. Bonci debuttò a Parma nel 1896, ed ebbe un successo dale da essere ingaggiato al termine della stagione dal Teatro alla Scala di Milano. Il 30 dicembre 1913, dopo anni di onorata carriera, fu iniziato alla Massoneria nella loggia Otto agosto di Bologna. Richiamato alle armi, rimase in guerra fino alla fine del conflitto mondiale. Dal 1925 in poi, dopo qualche stagione in America, dette la priorità alla sua attività di maestro a Milano. Morì nel 1940.

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Tra gli anni Cinquanta e Sessanta il teatro infranse numerosi record di incassi. Alcuni degli anni di maggior successo in quel lungo periodo di “tutto esaurito” sono: il 1952, anno d’esordio di Vittorio Gassman con il suo Amleto; il 1954, con il ritorno di Peppino De Filippo e al contempo l’avvento di Nino Taranto; il 1957, con due commedie di grande successo di Ugo Tognazzi; il 1958, anno in cui Gassman interpretò Irma la dolce ottenendo una medaglia d’oro dal Comune di Cesena; il 1959, con il nuovo ritorno di Eduardo e la commedia musicale Sayonara Butterfly, nonché Un trapezio per Lisistrata con Nino Manfredi, Mario Carotenuto e Paolo Panelli; il 1962 con Liolà della Compagnia Mediterranea di Vittorio de Sica ed Eduardo de Filippo.

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Invidiabile la funzionalità del Teatro, che negli anni ha avuto un’attività pressoché ininterrotta dalla sua fondazione ai giorni nostri. È uno dei pochi teatri della regione ad aver avuto un’attività così costante, tale da sopravvivere anche a svariati cicli di restauro.

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Il teatro vedeva un’affluenza incredibile, ben oltre il numero dei suoi posti: si arrivava perfino a milleseicento persone al’interno, che spesso mangiavano, commentavano, fischiavano o partecipavano alle esibizioni, differentemente da come accade oggi. Addirittura Alessandro Bonci durante una delle sue esibizioni ricevette sul palco ben 16 doni differenti, uno dei quali era stato predisposto dagli esercenti. Il pubblico partecipava così enfaticamente alle esibizioni che era già presente sul luogo ben prima che arrivassero gli artisti. Celebre a tal proposito un aneddoto riguardante l’arrivo di Benassi: la sua carrozza venne accolta da una folla talmente strepitante che ne staccò i cavalli, e la trainò essa stessa fino al teatro. Alla fine dell’opera il pubblico si manteneva poi all’interno della sala, o usciva per continuare le celebrazioni all’esterno, tra grida, applausi, canti, spesso a seguire chi si esibiva fino all’albergo in cui avrebbe soggiornato. Ciò valeva anche, in negativo, quelle volte in cui lo spettacolo non veniva gradito: una cronaca dal 1840 racconta che una “turba di giovanastri aspettò il Gonfaloniere che uscir dovea dal teatro, e si fece lecito di seguirlo con fischi e urli”.

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Il museo interno al teatro “custodisce le testimonianze della storia secolare del teatro della Musica a Cesena, di cui sono dimostrazione locandine, manifesti e programmi di sala, fotografie e disegni, costumi, scenografie ed inoltre registrazioni video e audio. A fianco di questa porzione archivistica è presente una parte artistica, con una collezione di fondali e velari storici e particolarmente di scene e sipari ordinati dal teatro ad artisti contemporanei. Singolari le macchine sceniche conservate sul palcoscenico, visitabile con l’itinerario guidato.”

Spunti videoludici

Teatro Alessandro Bonci offre innumerevoli spunti di ricerca e approfondimento che indagano il costume di oltre cent’anni di storia. Già dalle prime testimonianze storiche si ricostruisce un passato vivido, fatto di un pubblico affiatato e di un modo di percepire lo spettacolo teatrale del tutto diverso da quello di oggi: elementi che in una narrazione videoludica, sia in primo piano che sullo sfondo, sarebbero di incredibile interesse ed efficacia documentale. Il gran numero di giornali, gazzettini ufficiali, locandine e altro (in parte contenuto nel museo del teatro, sempre all’interno dell’edificio) non può che essere un prezioso corredo per un’esperienza che abbini a racconti reali o fantastici anche un intento prettamente divulgativo, atto a valorizzare e riscoprire le innumerevoli vite e abitudini di un luogo che è al centro della vita culturale della città da lungo tempo.

[Bibliografia]

– Franco Pollini (a cura di), Museo del Teatro, Cesena, 1998.

[Sitografia]

Teatro Bonci.it
Musei Online

[Scheda Film Commission]

Emilia-Romagna Film Commission

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