Staveco

Descrizione

La Staveco è un ex cittadella militare abbandonata nel cuore della città di Bologna, che si estende verso le colline e chiusa tra via San Mamolo, via Castiglione e viale Enrico Panzacchi. Si divide in più zone utilizzate soprattutto durante la Prima e la Seconda guerra mondiale per la produzione di materiale bellico. L’area è grande quasi quanto 10 campi da calcio e oggi è abbandonata in attesa di un intervento di riqualificazione.

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Cenni storici

Il nucleo da cui si espanse la Staveco ebbe origine nel 1796, all’epoca della dominazione Napoleonica nel nord Italia. Le truppe francesi di stanza a Bologna costruirono un ospedale militare e una caserma, tra via San Mamolo e via Castiglione nei locali appartenenti al Convento dell’Annunziata. Durante il controllo austriaco, la struttura venne ampliata con un Arsenale e divenne il polo di controllo di tutte le caserme della città.
Dopo la costituzione del Regno d’Italia il centro subisce nuovi ampliamenti, mantenendo però l’uso militare. Nel 1866, infatti, il vicino Convento dell’Annunziata viene chiuso (per quasi un secolo fino al 1945) e una parte dell’area diventa deposito per il materiale bellico, mentre in un’altra viene costituito il Laboratorio Pirotecnico.
Durante la Prima guerra mondiale la Staveco è un vero e proprio nucleo che darà lavoro a oltre 2000 persone, nel Laboratorio Pirotecnico e oltre 6000 nuove unità nel vicino Arsenale. Alla fine del conflitto l’impostazione bellica lascia il posto al progetto di una Facoltà di Ingegneria e di Chimica Industriale. Nonostante questo cambiamento però il secondo Dopoguerra riavvicina lo stabilimento al suo scopo principale che viene trasformato in un centro per la riparazione dei mezzi militari. Nel 1978 assume il nome Staveco con cui l’area è ancora conosciuta acronimo di: Stabilimento Veicoli da Combattimento. Dopo essere passata ad occuparsi di vari altri veicoli (tra cui anche moto), nel 1990 l’area viene definitivamente chiusa e da allora è oggetto di speculazioni e controversie sul suo futuro. Si riapre la strada universitaria, e anche se l’Università di Bologna ha abbandonato il progetto dopo aver proposto un’opera di riqualificazione, il comune sembra essere ancora interessato a trasformarla in un’area didattica con residenze universitarie, funzioni commerciali complementari, parco pubblico e parcheggio pubblico. A fine 2018 si è però fatto avanti Laboratorio Staveco, un gruppo di giovani professionisti che vogliono utilizzare l’area come centro per la cultura e l’artigianato.

Focus narrativi

Il Laboratorio Pirotecnico nasce con l’idea di creare un impianto bellico al sicuro tra le retrovie e capace di fornire velocemente dei rifornimenti per la battaglia. L’attività produttiva consisteva nel confezionamento di miscele esplosive detonanti, un’operazione molto pericolosa che veniva svolta nella zona Lunetta Gamberini, distante dal centro urbano. Inoltre il Laboratorio si occupava anche della lavorazione e caricamento delle munizioni, un processo che invece avveniva nella sede principale. Durante il periodo della Grande Guerra si arrivò a una produzione di circa 2 milioni di cartucce nuove al giorno.

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Nonostante la messa in sicurezza dell’impianto e delle manovre di produzione ci furono diversi incidenti testimoniati in una lapide commemorativa del 1924 sia per i caduti al fronte sia per gli operai morti nel Laboratorio Pirotecnico.

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Durante le fasi di attività maggiore del complesso la forza lavoro del Laboratorio era prettamente femminile: 3277 operai militari (maschi), 989 operai comuni (maschi) e ben 6063 operaie. Questo perché all’epoca le donne venivano pagate 1,50 lire orarie invece che le 2 lire piene degli uomini.

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Negli anni ’80 la Staveco è uno dei più grandi stabilimenti pubblici bolognesi insieme alla Manifattura Tabacchi, l’Officina delle Ferrovie Adriatiche e la Fabbrica per proiettili di Cannoni e Mortai dei Prati di Caprara. Questo complesso di edifici spingono la città di Bologna a ottenere il primato regionale della meccanica, grazie anche al supporto di piccole e medie officine come Calzoni, De Morsier e Barbieri

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La Staveco è anche nota per diversi fatti di cronaca tra cui la recente morte della giovane Linda Caso, trovata senza vita la mattina del 14 maggio 2019 al primo piano della struttura. I carabinieri hanno pensato a un’overdose di droga, ma le cause precise della sua morte rimangono ancora un mistero.

Spunti videoludici

La Staveco riposa al centro di una città che è andata avanti. Riposa dopo anni passati a produrre migliaia di proiettili. I suoi figli sono stati in giro per il mondo dentro armi che facevano sentire sicuri gli uomini che le portavano. La Staveco è il luogo perfetto per raccontare uno spaccato di storia, magari partendo proprio dall’origine di un proiettile fino agli abissi oscuri della guerra. La Staveco è però anche luogo simbolo dell’industria bolognese e dei suoi grandi primati meccanici. Un titolo educativo a metà tra il puzzle e l’esplorazione potrebbe essere un’altra scelta interessante per spiegare e far conoscere meccaniche e tecniche di produzione di un tempo. Interessante anche la prospettiva di un walking simulator nei panni di una pianta che cresce e si riappropria di quello che l’uomo gli ha tolto, tra vecchie stanze, caserme e spazi in cui i rumori della guerra sono solo un eco lontano. Nell’ambito dei gestionali e dei building simulator, la Staveco potrebbe essere la location ideale per ambientare un videogame di riqualificazione ambientale, magari anche tramite un titolo mobile in cui ogni giocatore può offrire la sua visione di riqualificazione degli spazi, giocando. Infine la Staveco è anche un luogo di memoria, sia del passato, ma anche del presente. Un posto per chi c’è stato ma anche per chi non c’è più. La prospettiva di un videogioco per il sociale non è quindi così scontata.

[Sitografia]

Amici delle acque
Storia e memoria di Bologna
Comune di Bologna
Repubblica.it
Corriere di Bologna
Biblioteca di Sala Borsa

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