Descrizione
Statuetta di 137cm collocata a Modena, Piazza Grande, in un angolo del Palazzo del Comune. La statua, che domina la piazza principale di Modena dal Duecento, rappresenta una donna con una lunga treccia e nel corso dei secoli è stata associata a diverse figure femminili storiche e mitiche tra le quali Matilde di Canossa.
Location
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Focus narrativi
Originariamente la statua doveva essere formata da un unico blocco di pietra ricavato da resti romani riutilizzati nel corso della costruzione del Duomo della città e scolpito, forse, intorno al 1200. La testa, tuttavia, è di marmo greco e non di bianca pietra calcarea come il resto del corpo. L’
originale testa si è perduta, dunque, nel corso dei secoli mentre la testa attuale è possibile che provenga da altro materiale di spoglio risalente all’epoca romana.
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Si dice che la statua ricordi
Matilde di Canossa. La
Grancontessa era considerata una benefattrice dai modenesi per essere intervenuta in una disputa sulle reliquie di San Geminiano durante la traslazione di queste nel nuovo Duomo di Modena (vedi scheda
Duomo di Modena). Nel corso della traslazione, come riportato da una
Relatio translationis corporis Sancti Geminiani, Matilde fa ingenti donazioni al Duomo in onore del santo. L’ipotesi sarebbe suffragata dalla coincidenza della ricollocazione della statua nel giorno dell’anniversario della traslazione delle spoglie di San Geminiano nel Duomo (30 aprile), e dal fatto che la statua stringe, nella mano sinistra, una sfera che potrebbe ricordare il melograno, frutto legato alla figura della Contessa.
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Secondo una
leggenda molto comune, la Bonissima sarebbe una
nobildonna duecentesca che avrebbe aiutato gli indigenti della città nel corso di una grave carestia. Questo racconto ha forme varie e diverse, qui si riporta quello di G.J. Molza in
La sfinge di Modena (ossia la “Bonissima”). Secondo Molza, la Bonissima sarebbe la nobildonna Maria Molza la quale, travestita da mendicante, avrebbe bussato alle porte delle famiglie benestanti, nel corso di detta carestia, per ottenere cibo. Rifiutata ovunque, avrebbe trovato asilo per la notte nella casa di una povera famiglia. Tornata il mattino seguente al suo palazzo portando con sé una mela (dettaglio, ancora, che la lega con la sfera nella mano della statua), avrebbe organizzato una grande festa per ricompensare la famiglia che l’aveva ospitata e punire i ricchi che erano stati avari con la finta mendicante.
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Tra i bassorilievi del Duomo è presente una figura del tutto simile nel vestiario alla Bonissima.
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La statua si trova nella sua collocazione attuale fin dal Quattrocento, è stata spostata soltanto durante un restauro e nel corso della Seconda guerra mondiale per proteggerla dai bombardamenti.
Fonti e link
[Bibliografia]
- Molza G.J.,
La sfinge di Modena (ossia la Bonissima), Modena, STEM, 1971.
- Bertolani Del Rio M.,
La statua della «Bonissima» rappresenta Matilde di Canossa?, Modena, Aedes Muratoriana, 1971.
- Bertoni G., Vicini E. P., La statua della "Bonissima" a Modena, in «Cultura Neolatina», vol 2, fasc. 3, Modena, Società tipografica modenese, 1942.
- Zanfi L.,
La storia ed Modna: acsè a la bouna, come am la cunteva mê nôn, Modena, Modena libri, 1988.
- Zanfi L. Contini C.,
La tradizione popolare modenese: antologia di proverbi, modi di dire, usanze e curiosità, Finale Emilia, Edizioni CDL, 1992.
[Sitografia]
Unesco
Modena Today