Santuario della Beata Vergine di San Luca

Descrizione

Il Santuario della Beata Vergine di San Luca, comunemente chiamato, dai bolognesi e non, “San Luca”, si trova in una posizione strategica in cima al colle della Guardia a 280 m s.l.m. circa a sud-ovest del centro storico; in cima al colle, col suo caratteristico colore arancio/rosa è facilmente visibile da tutta la città e rappresenta un punto di riferimento non solo religioso ma anche civile per tutta Bologna.
Il santuario attuale, edificato al posto di una più antica chiesa quattrocentesca, ricostruito interamente nel XVIII secolo dall’architetto Carlo Francesco Dotti ha un aspetto tipicamente barocco caratterizzato, sulla facciata, da due avambracci curvi coronati da tribune che conducono, con due scalinate, fino all’ingresso della chiesa. La struttura è caratterizzata da un alternarsi di superfici concave e convesse non solo all’esterno ma anche all’interno, che donano all’ambiente un senso di grande spazialità e dinamismo; l’interno, coperto al centro da una cupola circolare, ha una forma ellittica ma grazie alla copertura e alle cappelle laterali suggerisce una pianta a croce greca. Nell’abside, dietro l’altare, nella cappella maggiore si trova la venerata icona della Beata Vergine di San Luca; negli altari laterali e nella sacrestia si conservano tele di Donato Creti, Guido Reni e del Guercino.
Il Santuario può essere raggiunto anche a piedi percorrendo il lungo porticato che per oltre 3 km si snoda da Porta Saragozza, nella cerchia di mura più esterne, fino alla chiesa in cima al colle.

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Cenni storici

Le prime notizie riguardanti il Santuario di San Luca risalgono ad un eremo documentato nel 1193 fondato dalla bolognese Angelica Bonfantini, che molto si adoperò per la costruzione delle chiesa e dell’annesso romitorio femminile, riuscendo ad ottenere il diretto interessamento di papa Celestino III; questi fece porre la prima pietra, portata direttamente da Roma, il 25 maggio 1194.
A partire dall’epoca di Angelica la sacra icona della Beata Vergine venne conservata nella chiesetta di San Luca che iniziò così a diventare meta di pellegrinaggi.
La chiesa, restaurata più volte all’inizio del trecento, dopo il miracolo della pioggia del 1433 (vedi Focus narrativi) divenne oggetto di numerose donazioni permettendo di rinnovare nel 1481 quello che fino ad allora era stato un semplice ambiente rettangolare coperto da due volte a crociera e da una cappella maggiore poligonale.
In seguito al continuo incremento di pellegrini, al punto tale da far decidere nel XVII secolo la costruzione del lungo porticato di collegamento tra la chiesa e la città, cominciarono a profilarsi anche possibili interventi di rinnovamento dell’aspetto dell’antica chiesa, che dal 1481 era rimasta pressoché immutata. In seguito ad alcuni lasciti si poté costruire una nuova cappella maggiore destinata a contenere la venerata immagine della Madonna; ciò causò però un evidente contrasto tra la nuova cappella e la semplicità della chiesa precedente per cui si decise per una ricostruzione del santuario dalle fondamenta. I lavori, iniziati nel 1723 su progetto di Carlo Francesco Dotti, il cui scopo era di ottenere un edificio visibile in lontananza e in perfetto equilibrio con l’ambiente naturale circostante, terminarono nel 1757; la consacrazione avvenne nel 1765 davanti a una folla di fedeli che anche durante tutto il periodo dei lavori era continuata incessantemente ad affluire al santuario.

Focus narrativi

L’icona della Beata Vergine Maria di San Luca raffigura la Madonna col Bambino in braccio secondo la classica iconografia orientale di tipo odighítria, cioè di “Colei che indica la Via”, che mostra agli uomini il cammino verso Dio: Maria tiene infatti con il braccio sinistro Gesù benedicente e con la mano destra sembra indicarlo al fedele che guarda.
La leggenda racconta che l’autore sarebbe l’evangelista Luca: secondo un’antica tradizione cristiana infatti San Luca, oltre ad esser stato un medico, fu il primo iconografo e raffigurò molte volte la Madonna in diverse icone.
Secondo la cronaca del 1459 del giureconsulto bolognese Graziolo Accarisi, un pellegrino greco, Teocle Kmnya, avrebbe portato dalla chiesa di Santa Sofia di Costantinopoli l’immagine dipinta da San Luca, donandola al vescovo bolognese che, a sua volta, l’avrebbe consegnata al Santuario sul monte della Guardia.
Al di là della leggenda, gli studiosi ritengono che l’icona di San Luca sia un’opera italiana del XIII secolo circa, epoca in cui si diffondono in occidente le icone cosiddette “dei crociati”, prodotte dal 1204 a San Giovanni d’Acri, in Terra Santa. A seguito di studi radiografici si è scoperto però un dipinto sottostante più antico risalente, probabilmente, al IX-X secolo e con caratteri stilistici che ne avvallerebbero l’origine orientale. Confermerebbe questa ipotesi il colore del manto della Vergine: l’indaco con cui è dipinto orienterebbe infatti l’origine all’Asia Minore, dove tale pigmento era comune mentre era poco diffuso in Italia, dove si preferivano l’oltremare e l’azzurrite. La tavola sarebbe quindi stata dipinta nel mondo bizantino e poi portata in Italia intorno al periodo di fondazione della prima chiesa di San Luca; successivamente sarebbe stata ridipinta seguendo le linee dell’icona originale, ma con caratteristiche più occidentali.

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L’affetto e la devozione dei bolognesi per la Madonna di San Luca risale al 1433, anno del famoso miracolo della pioggia: dopo quasi tre lunghi mesi di piogge persistenti, che rischiavano di rovinare i raccolti, fu deciso di condurre in città il 5 luglio l’icona della Beata Vergine. Narrano le cronache dell’epoca che appena l’immagine della Madonna fu presso Porta Saragozza la pioggia cessò e tornò il sole.
A partire da quell’episodio le discese della Beata Vergine in città avvengono annualmente; attualmente la discesa dell’immagine avviene il sabato precedente la quinta domenica di Pasqua quando l’icona viene accompagnata solennemente in processione da clero, istituzioni e fedeli lungo il portico di San Luca e per le vie del centro storico fino alla Cattedrale di San Pietro dove rimane per poco più di una settimana. Il mercoledì seguente l’immagine viene portata in piazza Maggiore, sul sagrato di San Petronio, da dove si impartisce una solenne benedizione alla città. La domenica dell’Ascensione l’icona è poi riaccompagnata in processione al Santuario di San Luca con tre soste per impartire altrettante benedizioni in Piazza Malpighi, a Porta Saragozza e all’arco del Meloncello.

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Inizialmente la via che conduceva, in cima al colle della Guardia, all’antica chiesa di San Luca era semplicemente ciottolata; col crescere del numero dei pellegrini, per proteggerli dalle intemperie durante la salita e la discesa, si decise di costruire il lungo portico che vediamo oggi.
Il portico di San Luca, il più lungo al mondo (3,8 km per 666 archi), rappresenta un’architettura urbanistica unica per l’impressionante impatto visivo; i lavori per la sua costruzione iniziarono nel 1674, grazie alla raccolta di numerose offerte di devoti, partendo dai 316 archi del tratto in pianura, dall’arco Bonaccorsi antistante porta Saragozza fino all’arco del Meloncello. Finito nel 1676 il tratto in pianura cominciarono, sempre grazie alle cospicue offerte dei fedeli, i lavori per il tratto collinare, coperto da un interminabile susseguirsi di archi a crociera e intervallato dalle 15 cappelle dove sono dipinti i Misteri del Rosario. Per iniziare la costruzione del tratto collinare fu necessario trasportare i mattoni in cima al colle e ciò fu possibile, anche in questo caso, con la partecipazione dei cittadini che crearono una lunga catena umana aiutando così gli operai; dal 2003 questo episodio di solidarietà collettiva è rievocato a metà ottobre con l’evento del “Passamano per San Luca”.
Per collegare il tratto di portico di pianura con quello collinare fu necessario scavalcare via Saragozza; il problema venne risolto dall’architetto Dotti con la realizzazione dell’arco del Meloncello, una soluzione architettonica efficace e al contempo celebrativa. L’arco del Meloncello è infatti sia un ponte che collega, tramite cinque archi, i due tratti di portico sia uno scenografico sovrappasso stradale adibito a tribuna per le benedizioni.
Secondo la tradizione, il fatto che il portico sia composto da 666 archi (666 è il numero della bestia infernale nel capitolo 13 dell’Apocalisse) non sarebbe casuale: il portico infatti con la sua forma a zig-zag simboleggerebbe il “serpente”, ossia Satana, schiacciato, come racconta la Genesi (Genesi, 3, 15), dalla Vergine Maria rappresentata dal Santuario e dalla venerata icona della Madonna.

Spunti videoludici

Il ritratto della Madonna “odighitria” (colei che mostra la via), emblema del santuario, diviene vero e proprio oggetto di valore e perno di una possibile narrazione che abbia come fulcro proprio il raggiungimento del santuario, in un possibile universo di gioco circoscrivibile al santuario ma anche estendibile ai portici che lo collegano alla città (tracciato netto e distinguibile) e, oltre, alla mappa dell’intera Bologna; aggiungono consistenza al suo valore simbolico di faro cittadino, religioso e secolare, la posizione sopraelevata. Il mito intorno alla sua origine – da San Luca a cui la leggenda attribuisce la realizzazione alla probabile provenienza asiatica – ammanta il ritratto di una interessante aura magica.
I portici, spazialmente e funzionalmente legati al santuario (da via Saragozza, attraverso il Meloncello, su fino a San Luca), portano un ulteriore carico di senso alla location. Interessanti ai fini di una narrazione videoludica il loro valore simbolico (sono uno degli emblemi di Bologna), la pulizia geometrica del loro sviluppo urbanistico (vie preferenziali e salienti dell’impianto stradale cittadino), e la connotazione magica dei numeri a loro legati (nel loro complesso il portico di San Luca – il più lungo al mondo – conta 666 archi).

[Bibliografia]

– Cara R., Prevosti C., Torriani C., Città d’arte, Bologna, Roma, Gruppo Editoriale L’Espresso, 2011.
– Fini M., Bologna sacra: tutte le chiese in due millenni di storia, Bologna, Pendragon, 2007.
– Gigli P., Gigli M., Per le vie e le piazze di Bologna, Bologna, I Portici di Bologna, 2011.
– Riccomini E., L’arte a Bologna, Bologna, Editoriale Bologna s.r.l., 2003
Bologna, Meridiani, n. 241, febbraio-marzo 2018.

[Sitografia]

Santuario Beata Vergine San Luca
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[Scheda Film Commission]

Emilia-Romagna Film Commission

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