Rocchetta Sant’Antonio

Descrizione

Rocchetta Sant’Antonio è considerato un borgo gioiello della Daunia, un antico distretto geografico dell’attuale Puglia. Il paese ha ricevuto la bandiera arancione dal Touring Club Italiano per la particolarità della sua architettura rinascimentale e la bellezza delle valli che lo circondano.

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Cenni storici

Rocchetta Sant’Antonio ha avuto uno sviluppo notevole nei tempi moderni, tanto da divenire il maggiore paese della zona, sormontato com’era dal cinquecentesco castello della famiglia D’Aquino caratterizzato fortemente da una torre ogivale che ricorda la prua di una barca. Il borgo inoltre continuò floridamente la sua vita, impreziosito da altre costruzioni pregevoli sia di epoca rinascimentale che settecentesca. La sua importanza venne meno a seguito dell’emigrazione degli anni ’50.

Focus narrativi

Una delle più importanti leggende del paese riguarda la Madonna del Pozzo, a cui ancora i cittadini sono molto devoti. Come riportato da “La Cronistoria di Rocchetta Sant’Antonio” di Giovanni Gentile: “Nel dì 24 agosto 1709, di sabbato, Giuseppe Mastrostefano, zappatore di Rocchetta Sant’Antonio, di anni 75, mentre esercitava il suo mestiere nella campagna detta Serralonga, in tenimento di Rocchetta, e lungi un miglio circa dall’abitato, estuante di sete e per la fatica e per cocente sole si raccomandò vivamente a Maria SS. del Pozzo, una immagine della quale ricevè pochi giorni prima da un questuante di Capursi in terra di Bari, ove già era eretto un divoto Santuario alle glorie di Maria sotto tale invocazione. Vide umettarsi la zappa in arido terreno, ridoppiando la preghiera e cavando più indentro alla terra desistè, e lasso si distese al suolo e si addormentò. Destatosi quindi a poco, con sorpresa vide quel cavo ripieno di limpidissima acqua; adorò il buon vecchio e ringraziò la Vergine SS., quindi bevutosene a sufficienza covrì quel fosso con delle pietre. Dopo quindici giorni vedendo che non diminuiva l’acqua per quanto ne avesse presa ai suoi bisogni necessaria, fe’ confidenza alla sua moglie Olimpia Di Tuccio, la quale ne bevve ancora; consentendo suo marito, l’apprestò a Pompa Garruto di Tonno, la quale spasimava per forti dolori nelle ginocchia, per cui stava cionca; bevuto che ebbe detta acqua e bagnatone le ginocchia, si stabilì in salute, nè più fu afflitta da tale malore. Lo stesso avvenne ad Anna Maria Pasciuto, che aveva una risipola incurabile.
Nel novembre dello stesso anno il Mastrostefano vedendo magnificarsi e moltiplicarsi i prodigi per la meravigliosa acqua, ne fe’ confidenza al suo confessore rev. D. Carlo Piccolo, quindi all’Arciprete D. Oronzio Inclese, il quale radunato il Clero e popolo andò a riconoscere l’acqua esperimentata la miracolosa, vedendo con ochi propri tanti infermi guarirsi, e tra gli altri il reverendo D. Giuseppe Di Mattia, Vicario Foraneo, ne die’ parte all’Ordinario D. Giovanni Battista Lamonea, Vescovo di Lacedonia, che, constatati i fatti, ne compilò dettagliati verbali”.

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A seguito della diffusione della fama della Madonna del Pozzo, sul luogo fu edificata una Cappella riccamente decorata, crollata già pochi anni dopo, a seguito del terremoto del 1731. Ricostruita, fu nuovamente danneggiata duramente nel terremoto del 1856 e del 1930, venendo infine abbattuta e ricostruita dopo quello del 1980.

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Il luogo dove fu avvistata per la prima volta la Madonna è ancora oggi oggetto di pellegrinaggio. Fino a vent’anni fa, nove giorni prima dell’ultimo sabato di agosto, gli abitanti del paese vi si recevano di sera svolgendo riti celebrativi fino all’alba quando poi la statua della Vergine veniva portata per le case del paese. Recentemente invece la festa è stata fissata nel 24 e 25 di agosto, per permettere così ai numerosi emigrati del paese di assistervi. Precisamente la statua della Vergine viene prelevata dalla Cappella il 15 di agosto, portata in processione per il paese e accomodata nella settecentesca Chiesa Matrice fino alla mattina del 26 agosto.

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Ancora oggi è possibile ammirare la particolare torre ogivale del Castello D’Aquino che pur venendo aperto solo raramente, in quanto proprietà privata, è un esempio notevole di architettura rinascimentale volta anche alla difesa del territorio. Nel centro del borgo è poi possibile visitare la Chiesa Matrice costruita nella seconda metà del Settecento e ospitante importanti altari e opere d’arte di Cimafonte e Giaquinto, tra i massimi esponenti del Settecento napoletano.

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L’importanza del paese di Rocchetta è testimoniata anche dall’essere stato per notevole tempo snodo ferroviario di collegamento tra la provincia di Foggia e quella di Avellino, a cui il paese apparteneva fino al 1939. In particolare qui a Rocchetta era il capolinea della linea Avellino-Rocchetta, fortemente voluta da Francesco De Sanctis (“padre” del concetto di letteratura italiana e originario della provincia di Avellino, famoso il suo Viaggio elettorale) e prevista già nel 1879. La ferrovia era vista come un modo per promuovere lo sviluppo delle arretrate zone interne, ancora ad agricoltura feudale, che attraversava (l’intera odierna provincia di Avellino). Uno sviluppo che però non avvenne portando più volte alla dismissione della linea, la più lunga delle quali dal 2010 al 2016, quando invece si iniziò ad immaginarla come linea turistica fino alla legge n. 2670/2017 che l’ha resa ferrovia turistica a tutti gli effetti, con l’immissione di nuovi finanziamenti per la sistemazione del tracciato e la previsione di viaggi su treni d’epoca.

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Il paese, come pressoché l’intera zona circostante ha vissuto uno spopolamento radicale non tanto per il terremoto dell’Irpinia del 1980 – che qui fece meno danni pur rimanendo impresso nelle memorie delle persone del luogo (che infatti ad esso si riferiscono con il generico “terremoto”) – quanto per effetto dell’industrializzazione italiana che portò molte persone a trasferirsi al Nord o, in alternativa, in Germania e Svizzera (il Belgio, altra meta “preferita” dagli italiani del tempo, sembra aver avuto meno “attrattiva” sugli abitanti di Rocchetta, stando a quanto riferitoci). Uno spopolamento di migliaia di persone se si pensa che al 1951 la popolazione ammontava a sopra le 5000 unità per poi assestarsi, nel 1980, intorno alle 2000.

Spunti videoludici

Sicuramente ad offrire il maggior spunto è la leggenda della Madonna del Pozzo, ancora così radicata nel borgo anche a due secoli di distanza. È così immaginabile sia un videogioco gestionale sull’organizzazione della festa patronale che tenga in conto anche l’interessante fenomeno migratorio che ha consigliato, nella realtà, lo spostamento della stessa: il giocatore potrebbe dunque accertarsi di una cospicua partecipazione alla manifestazione di modo da garantire il proseguo e il reperimento di fondi per la cura della Cappella, collegando il tutto alla gestione dell’attigua ferrovia ormai largamente degradata.

[Bibliografia]

– Giuseppe Franciosa, “Forastiero”, Archivio di Stato (AV).
– Giovanni Gentile, La Cronistoria di Rocchetta Sant’Antonio, Melfi, 1888.

[Sitografia]

Comune di Rocchetta Sant’Antonio

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