Descrizione
La rocca Sanvitale, al centro di Fontanellato, è un maniero di origine medievale che si erge con eleganza nel cuore della città. Il fossato che circonda l’edificio è tutt’oggi riempito d’acqua, e questo contribuisce a immergere il luogo in un’atmosfera del tutto particolare e magica. La rocca è però nota anche e soprattutto per i suoi interni, che custodiscono inestimabili affreschi manieristi. Ai nostri giorni, la città di Fontanellato si è riappropriata del proprio castello, divenuto fulcro di eventi culturali ed enogastronomici: restano tra queste mura echi di un passato di battaglie, di nobili famiglie e di illustri ospiti, rinvigoriti dalle leggende e dai detti popolari che vogliono scorgere tra i corridoi e le opulente mura della costruzione, come in ogni castello, la presenza di qualche fantasma.
Focus narrativi
Il castello è interamente circondato da un fossato d’acqua, sovrastato da quattro torri poste agli angoli di una base quadrata, tre delle quali cilindriche.
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Di fronte all’ingresso della rocca si trovano le
scuderie Sanvitale: costruite nel corso del XV Secolo per motivi difensivi, furono poi trasformate in una struttura al servizio del castello. Le scuderie sono contraddistinte dal gusto gotico, in voga al tempo della costruzione.
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La pianta del castello ruota attorno a un ampio cortile centrale, contornato da un porticato. Dal piano superiore, sul cortile dà invece il loggiato del piano nobiliare. La corte interna è rivestita internamente di mattoni.
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La torre sud della rocca è a oggi l’unica
camera ottica conservata in Italia. Voluta da Giovanni Sanvitale, questa consiste in una stanza buia in cui, grazie a un complesso gioco di specchi e prismi che funziona grazie alla luce che filtra dalle feritoie, viene proiettato su di un piano bianco l’immagine del cortile antistante la torre. Vi si accede dal
giardino pensile dedicato alla dea Flora. La stanza veniva utilizzata originariamente in chiave ludica, come svago per gli ospiti nobili di Sanvitale.
Bernardo Bertolucci la scelse per girarvi alcune sequenze di
Prima della rivoluzione nel 1962. Qui, Fabrizio dice a sua zia Gina “La camera ottica è un gioco di specchi. È magica, ma vera! Però è magica”: la scena alterna il bianco e nero dei protagonisti con le immagini a colori proiettate dalla camera oscura, in un’acuta riflessione sulle possibilità del vedere e sulla necessità relativa di un punto di vista.
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Tra gli ambienti della rocca, la
Stufetta di Diana e Atteone è celebre per gli
affreschi manieristi del
Parmigianino. Realizzati nel 1524, in origine questi dovevano contornare il bagno privato di Paola Gonzaga, moglie del conte Galeazzo Sanvitale. Il ciclo di affreschi racconta la vicenda di Diana e Atteone: il cacciatore sorprese Diana nuda e circondata dalle ninfe in una foresta, quindi venne trasformato in un cervo e, per punizione, finì sbranato dai suoi cani. L’iscrizione al di sotto delle varie lunette recita: “a Diana. Dì, o dea, perché, se è la sorte che ha condotto qui il misero Atteone, egli è dato da te come cibo ai suoi cani? Solo per una colpa è lecito che i mortali patiscano una pena: una tale ira non si addice alle dee”. Benché le ipotesi più accreditate vedano la stanza come una stufetta, cioè appunto come un piccolo bagno privato, altre interpretano la stanza come uno studiolo del conte. Queste prospettive sono avvalorate dagli svariati riferimenti alchemici nascosti negli affreschi. Combattute anche le interpretazioni dei dipinti: le più gettonate vedono una semplice rappresentazione di origine letteraria, messa ad adornare la stufetta per affinità funzionale (la stufetta della signora come lo stagno della dea). Affascinante la
chiave alchemica proposta da Fagiolo dell’Arco, che vede la vicenda come rappresentazione dell’unione tra gli archetipi del maschile e del femminile: pur di appropriarsi della divinità della donna, Atteone è disposto a trasformarsi da cacciatore in preda e infine a morire. La studiosa
Ute Davitt Asmus lesse l’opera in chiave biografica: vide nella Cerere che assiste impassibile ai tragici risvolti della vicenda un parallelo della committente dell’opera, che nel 1523 assistette impotente dinnanzi alla morte del figlio. Indicativo a tal proposito il “Respice Finem”, motto ben visibile all’interno del ciclo di affreschi. Questo si trasformerebbe in un invito a “osservare la vera finalità” del genere umano, spinta al di là degli struggimenti mortali, nel reame dello spirito, cioè Dio.
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La
Sala delle Mappe del castello espone svariate tra le 288 carte della proprietà Sanvitale, risalenti al XVIII/XIX Secolo e regalate dalla famiglia al sindaco nel 1948.
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Alcune leggende vedono il castello come dimora di
svariati fantasmi. I gruppi di ghost hunter italiani hanno in parte confermato i sospetti popolari, mettendosi sulle tracce di ben due presenze spiritiche: la prima è quella di
Barbara Sanseverino, contessa decapitata su ordine di Ranuccio I a seguito della congiura ai danni della famiglia Farnese del 1612; la seconda sarebbe invece
Maria Sanvitale, che a cinque anni morì restando probabilmente imprigionata nell’oratorio di San Carlo. La prima si agiterebbe per i corridoi della rocca con la propria testa decapitata stretta tra le mani, la seconda invece piangerebbe senza farsi vedere, facendo sentire proprio adesso la voce che non raggiunse, ai tempi, le orecchie di nessun soccorritore.
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Altri misteri e possibili fantasmi vengono raccontati dagli addetti alla sicurezza della rocca: “recentemente per ben tre volte è suonato l’allarme del Museo Rocca Sanvitale: e tutte e tre le volte il rilevatore ha segnalato – con display inequivocabile – una presenza fisica. Il 26 dicembre nella Sala da Biliardo proprio accanto ad un quadro specifico: la tela è stata trovata spostata di alcuni centimetri e storta. Di persone vere, neppure l’ombra. Il 3 gennaio, alle ore 22, il sensore ha rilevato una intrusione nella camera nuziale: allarme a sirena spiegata, ma sul luogo, tutto tranquillo se non che un grande cassetto della canterana settecentesca, un cassettone, è stato ritrovato aperto. Il 7 gennaio, ancora in piena notte, un’altra segnalazione, di nuovo nella Sala del Biliardo accanto alla stanzetta dei cimeli di Maria Luigia dove è stata trovata la porticina lievemente aperta” – e ancora: “tutte le persone addette alla sicurezza che, di notte, hanno effettuato d’obbligo i sopralluoghi sono rimaste stupefatte: all’inizio si scherza, poi – trovando gli oggetti spostati – un brivido corre lungo la schiena. La domanda che tutti ci poniamo è: ipotizziamo anche che l’allarme per un difetto scatti improvvisamente senza motivo, come è possibile che ci siano realmente oggetti spostati?”.
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Al di sotto del castello è presente un fitto sistema di
gallerie sotterranee dismesse, un tempo utilizzate per fini militari e poi adibite a cantine.
Fonti e link
[Bibliografia]
- Marzio Dall'Acqua, Gianni Guadalupi, Franco Maria Ricci,
Fontanellato, Milano, Franco Maria Ricci Editore, 1994.
- Daniela Guerrieri,
Castelli del Ducato di Parma e Piacenza, Castelvetro Piacentino, NLF, 2006.
- Alessandra Mordacci,
La Rocca di Fontanellato, Parma, Gazzetta di Parma, 2009.
[Sitografia]
Fantasma nella rocca di Fontanellato
Mistero in Rocca Sanvitale