Descrizione
La maestosa Rocca di Soragna, tutt’ora appartenente alla famiglia nobile dei Meli Lupi, è un castello su pianta quadrata che ruota tutto attorno a un cortile interno. L’opulenza delle sale interne ne riecheggia l’illustre passato feudale, mentre i presunti fantasmi che si aggirano tra i suoi corridoi rievocano i delitti che si sono consumati al suo interno. Un edificio storico che è inevitabile testimonianza del suo tempo, e che è altrettanto inevitabile fulcro di leggende tanto oscure quanto affascinanti.
Focus narrativi
La pianta del castello è simmetrica e di forma assimilabile a un quadrato. A ogni angolo del quadrato si innalza una torre a sua volta quadrangolare, mentre al centro della facciata d’ingresso ce n’è una quinta, più stretta delle altre. Sul retro, una lunga struttura collega la rocca alla
Cappella di Santa Croce e con un
Fortino neogotico. Si accede al cortile centrale attraversando un ponticello in muratura che sostituisce il ponte levatoio che c’era in precedenza, grazie al quale si può oltrepassare il fossato asciutto che circonda la costruzione.
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A oggi la rocca è residenza del
Principe Diofebo VI, “un simpatico signore dagli occhi azzurri (…) accompagnato da un fedele labrador”. L’uomo contribuisce a donare alla dimora un alone di vissuto e di quotidianità cui generalmente i luoghi simili si sottraggono, diventando prettamente museali. Alcuni visitatori, tra cui Serena Timossi, raccontano di essere stati accompagnati proprio da lui in una visita della rocca, infarcita all’occorrenza di racconti di vicende personali e di ricordi, e di aver così scoperto una dimensione domestica che molti altri castelli nobiliari celano del tutto o addirittura proibiscono.
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Numerose le sale della rocca degne di nota, tra cui la
Sala Gialla, i cui affreschi sono stati realizzati da Nicolò dell’Abate nel 1543; la
Sala Rossa, che prende il nome dal colore delle sue pareti ed è un perfetto esempio di salotto barocco, e le cui pareti sono affrescate da sei tele paesaggistiche dipinte dal Brescianino; la
Galleria dei Poeti, lunghissimo corridoio che porta fino al Fortino e alla Cappella di Santa Croce, e affrescata con erme di illustri poeti tra cui Alighieri, Petrarca, Ariosto e Tasso; la
Sala d’Armi, che ad oggi conserva un gran numero di fucili, alabarde, addirittura un cannone.
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Curioso e inquietante
l’epitaffio che Francesco Meli Lupi dettò per se stesso, custodito alla tomba di famiglia nella Cappella di Santa Croce: “Quivi giace a marcir entro l’avello nudo senza vigor, vile, fetente, un lupo per venir celeste agnello”.
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La
Galleria delle Monache, a oggi trasformata in una sorta di museo dei costumi del tempo, si dice che un tempo ospitasse le celle delle monache di famiglia.
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Lo stemma che troneggia sull’ingresso principale è quello della famiglia Meli Lupi: un lupo rampante d’azzurro in un campo d’oro, cui nel 1530 si aggiunse l’aquila nera bicipite, sormontata dalla corona imperiale, voluta da Carlo V, e cui a sua volta si aggiunsero, nel 1709, i simboli dei Meli – un cervo rampante e con bande rosso e oro, sovrastato poi dalla corona del Principe, e da un telo rosso porpora che fa da sipario.
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La
Sala del Biliardo, che custodisce un grande biliardo centrale risalente al XVIII Secolo. La sala è arricchita anche da un un grande camino seicentesco realizzato da Alberto Oliva, nonché da una serie di quadri a ricoprire le pareti, rappresentanti i membri della stirpe Meli Lupi. Per questo, la stanza prende anche il nome di Sala degli Antenati.
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Tra gli antenati ritratti nella Sala del Biliardo spicca il volto di
Cassandra Marinoni, moglie di Diofebo II Meli Lupi, al centro di un’
inquietante leggenda. Il marito della sorella Lucrezia, Giulio Anguissola, forse per impadronirsi dell’eredità della moglie commissionò l’omicidio di Cassandra. Quando questa fu in visita da Lucrezia e dal cognato, i suoi sicari la pugnalarono mortalmente. La donna fu trasportata a Soragna, dove si spense dopo qualche giorno. Negli ultimi istanti di vita assunse un colorito cinereo, stesso colorito che le valse successivamente il nome di
Donna Cenerina. Si dice infatti che, a monito del tremendo omicidio mai vendicato, il fantasma della donna si aggiri ancora per i corridoi del castello di Soragna. Lo scopo di questo
fantasma, vuole la tradizione, è quello di presagire ai membri della dinastia Meli Lupi l’avvento di accadimenti brutti, pericolosi o spiacevoli. Si tratta però anche di uno spettro capriccioso, che si ribella quando viene ospitata nella rocca una persona sgradita facendo sbattere finestre, spostando mobili o aprendo e chiudendo porte.