Rocca Malatestiana di Cesena

Descrizione

Costruita a poca distanza dalle due precedenti, di origine tardomedievale e oggi ridotte a rovine, la Rocca Malatestiana di Cesena sorge sulla sommità del colle Garampo, circondata dal Parco della Rimembranza. La sua mole troneggia su tutta la pianura circostante, tanto che ai tempi la Rocca divenne nota per la sua inattaccabilità e per il suo grande valore strategico e militare. Nella sua storia si avvicendano nomi come quello di Leonardo da Vinci, i Borgia, e ovviamente i Malatesta. Il corridoio più lungo del castello, inoltre, ha la fama di essere affollato di fantasmi…

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Cenni storici

La prima fortezza, cioè la “Rocca antica”, sorgeva al Beccavento su base di quello che era il castrum romanum. Fu distrutta da una frana che una piena del fiume Savio provocò all’incirca nell’anno 1000. Si pensò allora di costruire una seconda rocca più a valle, che avrebbe poi assunto il nome “rocca vecchia” e avrebbe ospitato Federico Barbarossa. Nel 1357 questa fu protagonista della strenua resistenza di Cia degli Ordelaffi, moglie del signore di Forlì, che respinse eroicamente l’assedio del Cardinale Albornoz. Nel 1377 Roberto da Ginevrà invece vinse con un esercito di Bretoni, saccheggiando e incendiando la città tutta e distruggendo la rocca. Galeotto I Malatesta volle rendere i ruderi della rocca un baluardo strategico a difesa di Cesena, iniziò i lavori nel 1380. Questi furono diretti inizialmente da Matteo Nuti da Fano, ma ultimati dai Baldini di Ferrara. Si svolsero dal 1466 al 1470, poi dal 1475 al 1477, in due fasi distinte. Dopo la morte di Novello del 1465 Cesena tornò sotto la dominazione pontificia. Questo comportò un rinnovamento completo della rocca, che venne adeguata ai sistemi difensivi del tempo e all’avvento delle armi da fuoco. Nel 1502 giunse a Cesena, elevata da Cesare Borgia a capitale del Ducato, Leonardo da Vinci. Questi aveva l’incarico di rilevare e rinnovare le fortificazioni romagnole. Dopo la fine dell’epoca napoleonica la rocca venne trasformata in un grande carcere. Ebbe questa funzione fino al dicembre del 1969, fino a quando non tornò in mano al comune nel 1970.

Focus narrativi

San Agostino Cornelio Guasconi, frate eremitano, scrive della Rocca nel suo poemetto Diluvio successo in Cesena del 1525 a di 10 de luglio: «Posta è sopra d’un poggio, a tale altezza, / che con l’artiglieria si giunge appena. / Né mai si può pigliar sanza magagna, / però falcon si chiama di Romagna». Loda così le qualità strategiche e militari della fortificazione.

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La fortezza ha forma di esagono irregolare, con sette torri esterne di forma circolare, rettangolare o poligonale, e due torri interne che si innalzano sopra la muraglia. Nel cortile in terno si stende un grande prato a formare un pendio sovrastato dalle torri, denominate il Maschio e la Femmina. L’antica entrata della Rocca era il grande cancello di ferro di fronte alle torri. Dentro la torre Femmina si trova il Museo Storico dell’Agricoltura, dove sono conservati calessi, carri e vari attrezzi da lavoro, nonché una preziosa raccolta di Caveje, perni che bloccavano il giogo dei buoi ai timoni, in aggiunta alle ricostruzioni di una cucina, una falegnameria e di una camera da letto contadine. Al piano di sopra un’esposizione che racconta del ciclo della canapa, dalla raccolta alla tessitura. Tra le sale del museo anche aratri, falci, setacci, documenti sul ciclo del vino, preziose immagini e attrezzature del passato. Nella sala esagonale della torre si trova poi l’Armeria della Rocca, con armature e armi medievali. Lungo i muri si aprono i piombatoi da cui era possibile gettare sull’assalitore l’olio bollente, i sassi o le frecce. Trovano spazio in alcune sale anche gli oggetti di supporto usate durante la difesa del castello. Una sala è adibita infine all’esposizione di armi da fuoco, le cui datazioni coprono il periodo dal Cinquecento all’Ottocento. La torre Maschio un tempo non aveva collegamenti con il cortile, la porta che a oggi vi conduce è stata ricavata dal mattone vivo, forse al momento della trasformazione dell’edificio in un carcere. Il luogo è adibito a mostre tematiche che promuovono alcuni scavi archeologici del centro storico (esibendo ceramiche e maioliche ivi ritrovate). La sala del Comandante, situata in cima alla torre, conserva infine un antico camino in ottimo stato di conservazione.

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Dalla stanza del Comandante, ai piani superiori della torre Maschio, una scala interna al muro scende fino a due celle interrate. Qua è possibile osservare sulle pareti alcuni dei disegni e delle incisioni lasciate dai prigionieri di allora.

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Del coinvolgimento di Leonardo da Vinci restano alcune annotazioni dei rilievi della cinta muraria, nonché un disegno dei rastelli che proteggono la porta principale. Il genio fiorentino deve aver approvato la costruzione di alcuni aggiornamenti strategici della Rocca, tra cui l’implementazione di postazioni bombardiere ultimate nel 1503.

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Nel 2003 i camminamenti interni alle mura della Rocca sono stati resi visitabili al pubblico. Si raggiungono tramite una piccola porta nella cortina est, e si diramano in una fitta rete di cunicoli di raccordo. Si inizia col corridoio detto “del pozzo”, accessibile proprio dalla porta sulla cortina est, che passa sopra una cavità quadrata chiamata “pozzo dei rasoi”, oggi bloccato da una grata, che si vocifera sia un passaggio segreto che in tempi remoti consentiva di sfuggire dalla fortificazione in caso di assedio nemico. Il corridoio successivo ha nome “del Nuti”, e finisce in una stanza intermedia della torre di guardia.I camminamenti interni, a cui si accede attraverso una piccola porta situata a metà della cortina est; ci si inoltra nel corridoio detto “del pozzo”; a metà percorso, infatti, si passa sopra la grata che chiude una cavità, di forma quadrata, che qualcuno ha definito il “pozzo dei rasoi”, ma che potrebbe anche celare uno dei tanto favoleggiati passaggi segreti sotterranei per fuggire dalla Rocca in caso di assedio. Proseguendo, si svolta a destra nel corridoio detto del Nuti, dal nome dall’architetto che l’ha progettato, lo stesso che ha realizzato la sala quattrocentesca della Biblioteca Malatestiana; in fondo si giunge alla stanza del piano intermedio della Torre di guardia. Di qui, salendo le scale a chiocciola, si sale fino a una stanza circolare detta “delle cannoniere”. La scala sale ulteriormente e raggiunge infine gli spalti a cielo aperto, che per motivi di sicurezza sono stati però chiusi con una cupola trasparente. Usciti dalla stanza ci si trova nell’angusto corridoio “del nano”, basso e stretto per costringere eventuali nemici a trovarsi in un notevole svantaggio strategico al momento di un suo attraversamento. Da qui e oltre un’altra scala a chiocciola si arriva al cosiddetto “corridoio dei fantasmi”, il più lungo di tutto il camminamento, che consiste in circa 130 metri illuminati naturalmente dalle feritoie che danno sul cortile interno. La parte finale ha le feritoie ostruite e veniva usata come cucina, uffici e casa del custode del carcere. È stato proprio il custode a diffondere, a più riprese, la presunta presenza di fantasmi nel corridoio. Immediato l’intervento dei ghosthunters, che hanno rilevato presenze subito documentate con registrazioni, riprese e materiale fotografico. Scaturigine delle anime in pena che affollano il corridoio, per molti, sarebbe la stanza situata in fondo a una scala, oltre una saletta semicircolare di protezione del fossato: vaghe ricerche storiografiche sulla pianta dell’edificio hanno portato a rintracciarvi una sala delle torture, fatto che confermerebbe la presenza di anime in pena che ancora gridano e si lamentano dalle profondità della terra, risuonando per il lunghissimo corridoio. Nella cortina a sud si trova invece un’alta scala monumentale, che consentiva ai cavalli di entrare dal fossato: la “scala dei cavalli” appunto.

Spunti videoludici

Il lunghissimo corridoio dei fantasmi si presta bene a reinterpretare, in un contesto storico affascinante, il topos del corridoio in ambito horror videoludico: dopo l’esperimento di Hideo Kojima, l’idea di traslare la suggestione di una via percorribile unica e terrorizzante non può che stimolare idee sempre nuove, tanto narrative quanto di game design. Gli itinerari della Rocca, poi, sono talmente preziosi e labirintici da prestarsi bene a una qualsiasi narrazione, persino a una visita interattiva finalizzata a far conoscere i meandri della fortificazione, ricostruendola in tre dimensioni. La presenza di musei e sale d’esposizione, nonché di ampi camminamenti a cielo aperto, da cui rimirare le bellezze di Cesena, ben si confanno a visite guidate o percorsi narrativi di valorizzazione o riscoperta.

[Bibliografia]

– Gianfranco Lauretano, Cesena, nello sguardo, nella mente, nel cuore, Cesena, Il Vicolo, 2010.
– Vittorio Bassetti, Documenti sulla rocca premalatestiana di Cesena, in Studi Romagnoli, LIII, 2002, pp. 263–274.

[Sitografia]

Città d’arte Emilia-Romagna

[Scheda Film Commission]

Emilia-Romagna Film Commission

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