Descrizione
Noto anche come “Preventorio maschile di Bramaiano”, l’edificio si estende su una vasta area nei pressi di Bettola. Alto più di 600 metri e con un ampio terreno annesso, il luogo versa ormai in stato di abbandono. Si ricorda soprattutto il periodo vissuto durante l’occupazione partigiana nella Seconda guerra mondiale con l’opera di diversi medici e infermieri che si distinsero in solidarietà e altruismo nella lotta al nazifascismo.
Location
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Focus narrativi
A metà del 1944 le truppe partigiane decidono di occupare e trasformare il preventorio in un
centro ospedaliero per la Resistenza e le truppe Alleate. Vi si assistono i feriti e giungono numerosi civili e giovani medici a fornire il proprio aiuto: "prestarono la loro opera in condizioni igienico-sanitarie primitive, senza strumentazioni per interventi chirurgici, con scarsi medicinali, ma sorretti da una grande volontà anche durante il rastrellamento invernale" (da
Resistenza mAPPe).
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Tra i medici che operano all’ospedale se ne distinguono due:
Rinaldo Laudi e
Gaetano Lecce. Secondo le statistiche riportate dall’ANPI, i due operano in un contesto in cui «gli interventi medico-sanitari fino al micidiale rastrellamento di novembre furono 380, i trasporti notturni in ospedale 22, le laparotomie 19, le ingessature 48, le prestazioni gratuite alla popolazione 400» (da Pronti,
Medici e infermieri curarono i partigiani rimettendoci la vita). Laudi, che si era già distinto in Africa, viene allontanato dal suo ospedale di Torino in quanto ebreo. Gli viene assegnata l’organizzazione dei reparti ospedalieri e altre mansioni di rilievo, ma viene catturato durante un’operazione di soccorso a un partigiano ferito a Rompeggio e in seguito fucilato. Di lui si ricordano "la sua generosità e la sua dedizione totale alla cura degli ammalati". Gaetano Lecce invece riesce a scampare alla morte, nonostante subisce diverse permanenze nei campi di concentramento nazisti dopo essere stato catturato. Tra le curiosità: per un ascesso al piede presta le proprie cure a un giovanissimo
Mike Bongiorno che era stato catturato mentre cercava di espatriare in Svizzera.
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Il Comandante Unico di Brigata che decide di occupare il preventorio e trasformarlo in ospedale è il partigiano, anarchico e antifascista
Emilio Canzi. Figura di spicco della Resistenza, aveva combattuto in Spagna durante la Guerra di Spagna contro le truppe di Francisco Franco e partecipato ad altre esperienze antifasciste in Europa. Muore nel 1945 in circostanze sospette, investito da un mezzo delle truppe inglesi.
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Come è solito accadere per gli ex luoghi di degenza, anche sull’ex preventorio si sono diffuse diverse leggende riguardo a
presenze e fantasmi, riguardo alla morte non meglio accertata di alcuni bambini.
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L’E.P.A.S. di Piacenza (European Paranormal Activity Society) ha effettuato dei rilievi che hanno contribuito a riportare l’attenzione sull’edificio in rovina e a riscoprirne il patrimonio culturale. I tecnici hanno messo in luce il fatto che negli anni ‘70 il posto viene trasformato dapprima in scuola e poi in luogo di vacanza per le colonie dei ragazzi delle parrocchie del piacentino. Per quanto riguarda le attività paranormali, sono stati effettuati dei rilievi volti a notare alcune
anomalie elettromagnetiche.
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In tempi recenti
la cappella della struttura è stata trovata in condizioni di fruizione anche abbastanza evidenti. Ciò si è dedotto dalla presenza di diverse candele usate e da una cura dell’ambiente assente nel resto dell’edificio.
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Un
gruppo Facebook ha riunito diverse persone che da piccole andarono a curarsi al preventorio. Una miniera di aneddoti curiosi e interessanti, alcuni già raccontati dagli utenti.
Fonti e link
[Bibliografia]
- Pietro Cavaciuti,
La casa è diroccata, Milano, Grafiche Venturati, 2001.
- Stefano Pronti,
Medici e Resistenza nel piacentino, Piacenza, Tip.Le.Co., 2010.
[Sitografia]
Resistenza mAPPe
Stefano Pronti, Medici e infermieri curarono i partigiani rimettendoci la vita