Prato della Valle

Descrizione

Il Prato della Valle, tra i simboli più noti di Padova, è la piazza più importante della città nonché una delle più grandi in Europa (88.620 mq²), seconda solo alla Piazza Rossa di Mosca. Oltre la dimensione, la sua particolarità è data dalla presenza di un’isola centrale a forma ellittica, chiamata isola Memmia, la quale è circondata da un canale a sua volta bordato da un doppio basamento di statue numerate (attualmente sono 78) raffiguranti celebri personaggi, tra cui Ariosto, Mantegna, Canova, Tito Livio; l’accesso all’isola è dato da quattro ponti posizionati lungo il perimetro della canaletta. Poiché la piazza viene denominata Prato (da Pratum, termine medievale per designare un luogo adibito ad uso commerciale che, se non lastricato, poteva ricoprirsi d’erba), ma le alluvioni e l’intenso uso nel corso dei secoli nonché la completa asfaltazione moderna non hanno permesso la crescita dell’erba, a eccezione dello spazio all’interno dell’isola Memmia, il Prato della Valle chiamato dai padovani “Il Prato senza erba”: esso è annoverato dunque tra i tre principali “senza” di Padova assieme al “ Santo senza nome” (Sant’Antonio) e il “caffè senza porte” (Caffè Pedrocchi).

Location

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Cenni storici

Disposto a sud dell’originale insediamento romano, il Prato della Valle era uno dei principali punti di passaggio per raggiungere la città. Denominato all’epoca Campo di Marte (tra gli altri ruoli ricopriva anche quello di luogo militare), su di esso si affacciavano edifici di rilievo come il teatro, il tempio della Concordia e il circo della città. Nel 304 d. C. la martire Giustina viene sepolta nella zona cimiteriale vicina all’area del Prato e già nel IV secolo verrà costruito vicino al sito di sepoltura un primo luogo di culto: questo evento segna l’inizio di un forte legame tra le sorti del Prato della Valle e quelle degli edifici sacri legati a Santa Giustina. Quest’ultimi rappresentarono infatti una difesa contro l’abbandono e il degrado della zona del Prato durante l’epoca medievale e ciò è testimoniato sia dalla realizzazione nel VI secolo della prima basilica di Santa Giustina sia dalla costruzione di un monastero in epoca più tardiva, un tentativo di risanare la zona che in quel periodo, definita come abbandonata e desolata, si era fatta acquitrinosa e paludosa a causa di un disordine idrografico della città unito alla naturale depressione della zona (da qui il termine “Valle”). Dall’ XI secolo, parallelamente ad una rinascita della cittadina vi è anche un ritorno all’uso del Prato come sede di scambi commerciali (viene qui introdotto il termine Pratum). Nei secoli il Prato continuò a mantenere il suo ruolo di luogo di mercato, devozione religiosa e spettacolo.
A metà del XVIII secolo l’amministrazione cittadina divenne la nuova proprietaria del Prato a scapito dei monaci di Santa Giustina. Fu però Andrea Memmo il vero responsabile del rinnovamento della zona, con un progetto che mirava a fare del Prato un luogo sia commerciale ma anche di passaggio e ristoro per tutti i cittadini. In questa occasione vengono realizzate l’isola ellittica centrale assieme alla canaletta, grazie alla quale si risolsero i problemi di ristagno e impaludamento che caratterizzavano il Prato. Il progetto di Memmo, avviato nel 1775, ha donato in sostanza quella che è la forma e l’immagine attuale del Prato della Valle. Al giorno d’oggi la piazza, oltre che meta turistica, è un luogo di aggregazione giovanile e di ritrovo collettivo in occasione di festival, eventi culturali e sportivi, manifestazioni pubbliche.

Focus narrativi

Nell’antichità, il Prato della Valle ospitava un grande teatro romano, lo Zairo, le cui tracce delle fondamenta sono state ritrovate nella canaletta drenata attorno all’isola Memmia.

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Sempre in epoca romana, il Prato era sede anche di un circo in cui venivano tenute le corse dei cavalli e, nell’epoca delle persecuzioni cristiane, i combattimenti in cui vennero anche martirizzati due dei quattro patroni della città, Santa Giustina e San Daniele.

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L’estensione del Prato della Valle ha permesso che la piazza fosse protagonista di raduni importanti, dalla taratura nazionale e internazionale. Nel 1938 Mussolini tenne un discorso in Prato davanti ad un’assemblea di 300.000 persone e nel 1982 papa Giovanni Paolo II vi disse messa.

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L’architettura dell’isola Memmia è stata oggetto d’indagine poiché riporta veri elementi che richiamano alla massoneria: si tratta degli obelischi che si trovano su alcuni dei ponti che danno accesso all’isola; i bassorilievi sulle decorazioni di quest’ultimi, raffiguranti compasso, squadra e martello; le personalità raffigurate su alcune statue della canaletta.

Spunti videoludici

L’isola Memmia, collocata al centro della vasta piazza del Prato, può fornire vari spunti in chiave videoludica. Il centro dell’isola può essere sede di un portale, di una prova o scontro finale da superare per raggiungere il livello successivo. Gli ostacoli per arrivare a questo luogo e all’obiettivo possono essere dati da un innaturale e improvviso straripamento della canaletta, che porterebbe la Memmia a essere realmente un’isola di difficile raggiungimento – con tutte le presenze e creature marine che si possono incontrare nell’attraversamento delle acque – oppure le statue custodi dell’isola potrebbero animarsi e diventare avversari temibili, sconfitti i quali si può giungere finalmente all’isola.

[Bibliografia]

– Enrico Scorzon, Il Prato della Valle e le sue statue, Trieste, Lint, 1975
– Lorenzo Cappellini, Il Prato della Valle, Torino, Allemandi, 2001.

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