Pieve di San Siro

Descrizione

La pieve di San Siro è una chiesa risalente alla fine del XI secolo. Arroccato su una roccia a strapiombo sul fiume Oglio, la chiesa domina dall’alto il comune di Capo di Ponte. A causa della sua sua posizione sulla nuda roccia, la pianta dell’edificio è particolarmente irregolare e presenta numerose anomalie. Nella pieve è presente una cripta e un percorso per l’iniziazione dei catecumeni.

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Cenni storici

L’attuale chiesa romanica venne edificata a cavallo tra la fine del XI e l’inizio del XII secolo, in un’area occupata precedentemente da un edificio romano, di cui sono stati riutilizzate alcune parti, e da un santuario longobardo databile tra l’VIII e il IX secolo. Nel 1447 venne costruito un campanile, mentre, a seguito di una visita da parte di S.Carlo Borromeo, nel 1580 la chiesa venne ammodernata nel tetto e nella navata centrale. Nel 1708 crollò la parete del coro e la chiesa rimase mutilata fino al 1912, quando iniziarono opere di restauro a cura dello Stato. Negli ultimi decenni del Novecento, la chiesa fu spogliata delle aggiunte borromee, riportando alla luce la pietra e la muratura originale.

Focus narrativi

La pieve poggia direttamente sulla roccia a 410 metri sul livello del mare, a strapiombo sul soggiacente fiume Oglio. Costruita seguendo l’irregolare conformazione della pietra, l’edificio ha una pianta fortemente irregolare e anomala. La chiesa non presenta una facciata, poiché la parte occidentale, su cui tradizionalmente si aprono gli ingressi degli edifici cristiani, è inglobata nella roccia. La porta d’accesso si trova sul lato meridionale. All’interno della chiesa è presente un battistero, stranamente posizionato sul lato sinistro, in opposizione alla porta d’ingresso. La chiesa presenta tre navate, posizionate su tre piani diversi tra di loro. L’altare è molto rialzato rispetto al pavimento e vi si può accedere grazie ad una singolare scalinata a ridosso del muro opposto. Nel lato occidentale della chiesa sono presenti alcuni gradoni ricavati dalla roccia, che secondo la tradizione servivano come sedile per i catecumeni in attesa di ricevere il battesimo. Dai gradoni si accede, tramite una piccola porta e una scala a chiocciola, ai locali utilizzati come canonica e al campanile. Per accedere alla torre campanaria è necessario passare in un’apertura detta Cà del Rumit, dimora in tempi antichi di un eremita. Al di sotto del presbiterio è presente una cripta, a sua volta divisa in tre ambienti absidati, da cui, in molti punti del pavimento, affiora la roccia viva della montagna.

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La pieve venne costruita in un punto anticamente dedicato a divinità pagane camune. In seguito venne eretto un castelliere romano, dedicato anch’esso al culto pagano. Dell’edificio romano sono rimasti numerosi resti, riutilizzati e riadattati per la costruzione della chiesa.

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In periodo longobardo circolò la leggenda che le reliquie di San Siro, patrono di Pavia, la capitale del regno, fossero state trasportate in questa zona. Nel VIII secolo, dove ora sorge la pieve, venne edificato un piccolo tempio longobardo, forse coincidente con l’attuale cripta, dove si diceva fossero conservati i resti del Santo.

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Ogni 9 dicembre, giorno di San Siro, un raggio di luce solare entra da una finestra e illumina la fonte battesimale, ricavata da un recipiente per le olive di epoca romana.

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I catecumeni, ovvero coloro che venivano iniziati al percorso di fede per essere ammessi al Sacramento del Battesimo, non erano autorizzati ad entrare nella chiesa prima di essere battezzati. Nella pieve era stato predisposto un cammino, che facesse raggiungere ai catecumeni la vasca passando attraverso la cripta e che fungeva da percorso iniziatico. Dopo essere entrati nella cripta grazie ad una porta oggi murata, il catecumeno percorreva un cammino immerso nell’oscurità. Dopo aver risalito delle scale, il percorso sfociava nella navata laterale della pieve, dove si trovava il battistero e la luce. Questo percorso conduceva il neo cristiano all’interno della chiesa in modo surreale: il catecumeno avrebbe visto la fonte battesimale solo il giorno del Sacramento, sarebbe uscito dalla cripta buia, metafora della morte, per entrare nella chiesta illuminata, simbolo di vita. I battezzati uscivano poi all’esterno, per asciugarsi ai raggi del sole, a simulare una rinascita simbolica a nuova vita.

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La cripta posta sotto il presbiterio è la parte più antica della pieve. L’ambiente presenta una serie di colonne con capitello istoriato nello stile longobardo, curiosamente corte e in disarmonia con il resto della cripta. La realtà è che il pavimento della cripta venne rialzato perché sotto di essa è presente una stanza segreta, impossibile da riaprire a causa delle precarie condizioni di tenuta dell’edificio. Numerose crepe vengono tenute controllate con apprensione, poiché si teme che un giorno il presbiterio possa crollare a valle.

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Il portale della pieve è un interessante esemplare di arte romanica lombarda. A destra e a sinistra del portale, vi sono due colonne con capitello uno decorato con sirene bicaudate e l’altro con “anfisbene” , delle sorta di serpenti alati a due teste. Altre decorazioni, quali i nodi celtici e di Salomone, comuni in più punti della pieve, veicolano l’idea del cambiamento e della mutazione, concetti legati al Sacramento del Battesimo.

Spunti videoludici

La pianta della chiesa, condizionata dalla roccia sottostante e dalla presenza dell’antica cripta, crea un ambiente anomalo e unico. Un visitatore abituato ai canoni degli edifici religiosi rimarrà spaesato dalla pieve. L’edificio può ispirare un’architettura nervosa, spiazzante e disarmoniosa: che cosa succede quando una chiesa viene progettata da un architetto la cui mano è mossa da un’entità antica, come un dio camuno o la montagna stessa? Oppure: che cosa accade se una tradizionale chiesa romanica viene computata erroneamente da un’intelligenza artificiale, causando un glitch?
La cripta è luogo dal respiro molto antico: la scarsa luce che penetra dalle monofore crea un’atmosfera meditabonda e spirituale. Tuttavia la forma corta e anomala delle colonne disturba e suscita subito una domanda: che cosa si cela sotto il pavimento? Perché fu sigillata una stanza? A questa domanda, probabilmente, si potrà rispondere solo quando il presbiterio crollerà rovinosamente a valle… Per un videogiocatore la cripta ispira subito una sensazione: se c’è una camera segreta significa che esiste una ricompensa segreta!
Il percorso iniziatico dei catecumeni, sebbene oggi impossibile da ripercorrere, era senz’altro impressionante e suggestivo per coloro che lo intraprendevano. In un luogo così carico di simbologia legata al concetto di cambiamento, è davvero difficile rimanere indifferenti. Il percorso può ispirare un momento chiave nell’arco narrativo di un personaggio: un aumento di potere, una rivelazione, una fuoriuscita dagli inferi o una vera e propria rinascita, sono tutti processi che possono facilmente essere ambientati in un percorso simile a quello della pieve.
Costruire una chiesa a picco su una roccia è un’impresa lodevole o forse un po’ folle. Architettare un edificio che sia contemporaneamente stabile e simmetrico può risultare un ottimo rompicapo in un gioco gestionale, in un puzzle game o in un building game.

[Bibliografia]

– Bortolo Rizzi, Illustrazione della Valle Camonica, Pisogne, Pietro Ghitti Librajo, 1870.

[Sitografia]

Turismo Valle Camonica
Itinera

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