Descrizione
Piazza Galvani si apre nello spazio antistante l’Archiginnasio, sede storica dell’antica università nel centro storico di Bologna. Il nome attuale della piazza corrisponde all’identità del personaggio la cui statua spicca al suo centro: Luigi Galvani, noto anatomista, fisiologo e fisico bolognese.
Focus narrativi
Il mercato dei bozzoli da seta che si svolgeva nella piazza prima dell'apertura dell'Archiginnasio veniva chiamato comunemente “
Pavaglione”, termine che può derivare sia dagli stessi bachi da seta (“pavillon” in francese, “pavajon” in bolognese) sia dal latino “papilio, -onis”. Questo nome seguì la Piazza per gran parte della sua storia, indipendentemente dall'uso ufficiale che se ne faceva. Lo smercio di seta di Bologna era stato (per circa quattro secoli) tra i più importanti di tutta Europa, tanto da contendersi con la Cina il primato di produzione del prezioso tessuto. Alla fine del 1500 nella città si contavano 119 mulini e 300 filatoi, con un terzo dei cittadini che in qualche modo erano collegati alla produzione della seta.
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La
statua dedicata a Luigi Galvani è stata “il primo monumento civile di Bologna”: così la descrisse il giornale “La Patria” appena ultimata la sua realizzazione. Essa, scolpita da Adalberto Cencetti, rappresenta Galvani durante
uno dei suoi celebri esperimenti con le rane. Fu durante una dissezione che l'uomo di scienza si rese conto della correlazione tra stimolo e nervo. Scrisse a tal proposito: “Dissecai una rana, la preparai e la collocai sopra una tavola sulla quale c'era una macchina elettrica, dal cui conduttore era completamente separata e collocata a non breve distanza; mentre uno dei miei assistenti toccava per caso leggermente con la punta di uno scalpello gli interni nervi crurali di questa rana, a un tratto furono visti contrarsi tutti i muscoli degli arti come se fossero stati presi dalle più veementi convulsioni tossiche. A un altro dei miei assistenti che mi era più vicino, mentre stavo tentando altre nuove esperienze elettriche, parve di avvertire che il fenomeno succedesse proprio quando si faceva scoccare una scintilla dal conduttore della macchina. Ammirato dalle novità della cosa, subito avvertì me che ero completamente assorto e meco stesso d'altre cose ragionavo. Mi accese subito un incredibile desiderio di ripetere l'esperienza e di portare in luce ciò che di occulto c'era ancora nel fenomeno”. Galvani è ad oggi ricordato per la scoperta dell'elettricità biologica e per alcune sue applicazioni: tra queste l'invenzione del
galvanometro e l'ideazione della galvanizzazione – lo strumento quanto il processo prendono entrambi il nome dallo scienziato.
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Il settimanale “L'illustrazione italiana” del 9 Novembre 1879 si esprime in questi termini riguardo l'opera di Cencetti: “[...] Bologna ha proprio ragione d'esser contenta di questo ornamento della più frequentata delle sue piazze”. Riporta poi alcune curiosità significative sulla statua. In particolare vengono citate alcune polemiche riguardanti il soggetto della scultura: pare che molti detrattori si opponessero all'idea della vivisezione della rana e chiedessero a gran voce un soggetto più significativo, in grado di rappresentare meglio l'importanza delle ricerche di Galvani. Citiamo poi un curioso aneddoto sulle qualità ritrattistiche dello scultore: “Per ottenere la rassomiglianza più perfetta che si potesse ha fatte tutte le ricerche possibili ed ha trovato ritratti del Galvani fatti dal vero. Un giorno avendo incontrato per caso un canonico che rassomigliava come due gocciole d'acqua al suo Galvani, cominciò a pedinarlo e non fu contento finché non arrivò a conoscerlo ed a pregarlo di volergli far da modello per due o tre sedute. Il buon sacerdote, da prima un po' spaventato, finì coll'acconsentire di buon grado, forse pensando che era opera meritoria concorrere all'erezione di un monumento a chi aveva perduto la cattedra per non voler prestare giuramento di fedeltà alla Repubblica Cisalpina”.
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Il galvanismo viene citato nel
Frankenstein di Mary Shelley. I principi alla base della nascita della Creatura, in particolare, sembrano derivare proprio in prima istanza dagli esperimenti di Luigi Galvani. Le sue teorie ebbero grande risonanza a cavallo tra Settecento e Ottocento: furono mutuate significativamente dalle ricerche londinesi di
Giovanni Aldini, che nel 1807 pubblicò “An account of the late improvements in Galvanism” - studio in cui venne data per possibile l'animazione di un corpo morto mediante stimoli elettrici. Tale documento è tra le fonti d'ispirazione principali del romanzo di Mary Shelley, che ruota com'è noto attorno all'animazione di un cadavere. L'interesse della scrittrice venne stimolato nel 1816, quando questa trascorse l'estate in Svizzera in compagnia di Lord Byron, discutendo con lui della filosofia della natura e in particolare degli studi di
Erasmus Darwin, il quale scandagliava i segreti dell'origine della vita proprio in base alle indagini preliminari di Galvani.