Descrizione
Piazza della Frutta e Piazza delle Erbe sono due piazze localizzate nel centro storico della città di Padova. Queste due piazze gemelle sono divise dall’imponente struttura del Palazzo della Ragione, ma comunicano tramite una via che le collega anche a Piazza dei Signori. Sia come dimensione che come conformazione le due piazze risultano molto simili, come del resto la loro funzione di piazze commerciali. Oggi cuore dei commerci cittadini, queste piazze rappresentavano il centro commerciale della città. Stando a numerosi studi però, non si tratta di un’enorme piazza divisa dal Palazzo della Ragione, bensì di due piazze per quanto possibile distinte, dato che le uniche e incerte prove riguardanti un’unica piazza unita risalgono a prima del XII secolo.
Location
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Focus narrativi
Piazza dei Signori era il luogo di celebrazione delle ricorrenze civiche, che erano difatti limitate a quella piazza, mentre Piazza delle Erbe e Piazza della Frutta ospitavano le
celebrazioni popolaresche. In Piazza delle Erbe il giorno di San Giacomo, si festeggiava dal 1382 in poi la ricorrenza dei “Ludi Carraresi”. I cavalieri partivano dal quartiere di Voltabarozzo e correvano fino a Piazza delle Erbe, arrivo della gara. I premi per i primi tre classificati corrispondevano rispettivamente a un pallio, ossia un prezioso tessuto, un'oca giovane e una civetta. Questa gara, oggi non più presente nelle tradizioni cittadine, era stata indetta per celebrare l'ascesa al potere di Giacomo I da Carrara, avvenuta il 28 giugno 1318. Tra le ricorrenze fisse minori che ricordiamo, troviamo l'estrazione dei numeri del Lotto che venivano estratti sulla loggia di Palazzo della Ragione fino al 1864.
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Piazza delle Erbe era chiamata anche Piazza della Giustizia, in quanto teatro di
esecuzioni pubbliche. Sopra la Torre degli Anziani che affaccia entrambe le piazze, era posta una statua della Giustizia con in mano la spada e la bilancia, rivolta verso l'ampio spazio designato alle esecuzioni. Ad assistere i condannati erano i Confratelli appartenenti alla Scuola di San Giovanni Evangelista, conosciuta anche come Scuola di San Giovanni della morte. Tra le molte, troviamo sia decapitazioni e impiccagioni, ma anche gente arsa viva per volere del Tribunale dell'Inquisizione in caso di peccati eretici, come il furto sacrilego commesso nel 1615 da Giulio da Napoli. La brutalità con cui vengono descritte alcune esecuzioni da Galeazzo e Bartolomeo Gatari in
Cronaca Carrarese può facilmente inquietare persone della nostra epoca, ma erano misure considerate “normali” e “giuste” al tempo, che seguivano dei veri e propri rituali: per esempio, la decapitazione serviva affinché l'anima si staccasse dal corpo e potesse trovare redenzione in Dio.
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Al centro di Piazza della Frutta troviamo il
Peronio, una
colonna medievale di incerto utilizzo. Le ipotesi più probabili riconducono a un sostegno per tendoni a uso commerciale, o per segnalare una divisione dello spazio nella disposizione delle bancarelle del mercato. Dagli anni Novanta del Novecento la colonna è tornata al suo posto in piazza dopo quasi un secolo nel quale era stata spostata in Prato della Valle. L'origine del nome è incerto, deriverebbe da perones latino, che potrebbe indicare sia le calzature in cuoio tipiche del mercato padovano medievale, sia un insieme di proprietà pubbliche. Sopra la colonna è collocato un capitello raffigurante agli angoli una zucca, una palma, una mela cotogna e un albero di pere. Nell'obelisco in pietra che corona il tutto è inciso in bassorilievo lo stemma della città e la figura di San Prosdocimo.
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Sul palazzo al numero civico 52 di Piazza delle Erbe è stata apposta
una mappa. Essa rappresenta il territorio dell'impero coloniale italiano di fine Ottocento. Il territorio italiano rappresentato comprende la nostra penisola, la Libia, l'Etiopia e la Somalia. L'Università degli Studi di Padova ha colto l'occasione nel 2020 per realizzare un laboratorio di Visual Research Methods nel quale è stata analizzata e discussa la mappa in questione, la sua presenza nella piazza, le implicazioni sociali dell'epoca rispetto a quelle ai giorni nostri.
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In un angolo di Piazza della Frutta era situato il famoso
Canton dee Busie, tradotto letteralmente dal dialetto come “Angolo delle bugie”. Questo angolo era noto per gli scambi poco onesti da parte dei commercianti. Per permettere ai cittadini di non essere truffati, vennero incise nel 1277 alcune unità di misura padovane particolari. Troviamo ad esempio il “copo”, una tegola rettangolare per misurare la farina, lo “staro” per misurare le granaglie, il “quarelo” utilizzato per verificare la dimensione dei mattoni e il “brazzo” per misurare la stoffa. La punizione per i mercanti trasgressori colti sul fatto era semplice quanto efficacie: essi venivano infatti legati con delle corde e appesi per i polsi mentre le loro proprietà venivano messe all'asta. Mentre i mercanti disonesti non erano per niente accettati, commercianti di cose usate, solitamente non troppo apprezzati, potevano sbizzarrirsi durante il primo giovedì di maggio, chiamato “zoba masa” nel quale davano spettacolo con l'albero della cuccagna. Oggi troviamo una borsa in marmo scolpita in via Marsilio da Padova, a ricordo della “Festa della Borsa” di questi rigattieri, chiamata così per il premio in palio, ossia una borsa e dei guanti.