Descrizione
Il Parco di Pinocchio è un giardino monumentale dedicato alla storia più famosa di Carlo Collodi pseudonimo di Carlo Lorenzini, che l’autore scrisse tra il 1881 e il 1883. Si trova nel paese in cui Lorenzini trascorse la maggior parte dell’infanzia, nelle vicinanze della splendida Villa Garzoni, ai piedi della “cascata” di case storiche che caratterizza il pittoresco borgo toscano. Tributo all’autore che rese famosa Collodi, il parco possiede una doppia natura: se da una parte permette ai più piccoli – e non – di immergersi in un ambiente insolito e fiabesco, dall’altra stuzzica l’occhio del visitatore, che si ritrova circondato da opere d’arte dei maestri italiani del Novecento. Le sculture in bronzo e acciaio, il muro di mosaici, l’architettura degli edifici e la sistemazione del verde nascono dalle menti di artisti e architetti che nella seconda metà del secolo scorso contribuirono a rendere viva e praticabile la memoria del connazionale.
Focus narrativi
Seppure la più nota versione di Pinocchio sia ormai la sua trasposizione Disney del 1940, anno in cui caddero i diritti d'autore sull'opera, nel Parco si trovano
luoghi e personaggi che nel film d'animazione sono diversi, se non addirittura del tutto assenti. Un esempio è la
Fata Bambina, nella forma in cui apparve la prima volta a Pinocchio, o i
quattro conigli venuti con la bara per raccogliere la salma del burattino, se non avesse bevuto la medicina della Fata, o ancora gli assassini, ovvero
il Gatto e la Volpe travestiti per sottrarre all'ingenuo Pinocchio gli zecchini d'oro. Altri figuri che popolano il Parco, seminascosti nel fiabesco verde accuratamente disposto, sono il
grande Carabiniere con le braccia spalancate, nell'intento di fermare la fuga del burattino che invece gli passerà sotto le gambe;
il Serpente, che nel racconto muore dalle risate, dopo aver visto il capitombolo di Pinocchio, finito a gambe all'aria in una pozzanghera di fango; l'asinello
Lucignolo, che soccombe alla fatica, dopo aver portato centinaia di cisterne d'acqua una volta divenuto asino; la
Capretta turchina, una versione della Fata che Pinocchio cerca di raggiungere a nuoto, prima di essere inghiottito dal Pescecane insieme a Geppetto, il quale si trovava nel mostro già da due anni.
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Carlo Lorenzini (1826 - 1890), originario di Firenze, nacque primo di dieci fratelli da madre governante e padre cuoco, entrambi al servizio dei marchesi Ginori. Trascorse l'infanzia tra la casa del nonno materno a Collodi, e due possedimenti dei Ginori a Firenze, tra cui il palazzo in via de' Rondinelli. La sua istruzione superiore si svolse prima presso un seminario, poi dai padri Scolopi, e dal 1847 iniziò a pubblicare articoli per la rivista milanese L'Italia Musicale. La firma “Collodi” appare per la prima volta nel 1956, dopo le prime esperienze di giornalismo umoristico, in occasione della collaborazione col giornale La Lente di Firenze. Il nome di Pinocchio invece fa la sua prima comparsa nel 1881, quando Collodi pubblica il primo capitolo della “Storia di un Burattino” sul Giornale per i Bambini; la storia vedrà una sua prima versione concludersi nell'ottavo capitolo, con la morte del burattino per impiccagione, mentre la versione intera e definitiva verrà pubblicata per la prima volta nel 1883, illustrata dal fiorentino Enrico Mazzanti. Collodi si spense a Firenze nell'ottobre del 1890, senza mai conoscere il successo mondiale di quella che lui definì, inizialmente, “una bambinata”.
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La
Fondazione nazionale Carlo Collodi (FNCC) ha origine nel 1962, in seguito alla crescita del Parco di Pinocchio e della sua importanza anche turistica, tali da rendere opportuna la mutazione del preesistente Comitato. Essa gestisce, oltre al Parco, anche lo “Storico Giardino Garzoni”, e la “Casa delle Farfalle” di Collodi, e nel 2009 ha realizzato il Pinocchio in legno più grande al mondo, chiamato affettuosamente “il Pinocchione”, un burattino alto 16 metri rivolto verso Villa Garzoni, che sotto il proprio berretto custodisce una copia di un appello redatto dalla Fondazione: in questo si legge la richiesta di inserire, all'interno della Costituzione Europea, i principi ONU relativi al diritto alla cultura e all'istruzione dei più piccoli. Oltre a occuparsi della conservazione e diffusione delle opere dell'autore, di iniziative dedicate alla crescita culturale dei bambini e di sensibilizzazione nei confronti delle realtà infantili di ogni dimensione sociale, la Fondazione cura progetti culturali di ampio respiro, come fece nel 2018 realizzando il Pinocchio Museum Experience a Firenze, e prima di questo partecipando a manifestazioni culturali in Cina (2010), America (2013) e Corea del Sud (2017).
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Sono diversi e tutti notabili i nomi che silenziosamente firmano le presenze nel Parco: dagli edifici, alle sculture, alla disposizione del verde, grazie al loro genio tutto contribuisce ad un effetto di naturalezza e spontaneità.
Pietro Porcinai, ideatore del paesaggio, eseguì in Toscana intorno ai quattrocento progetti. Con la realizzazione del giardino dell'Accademia di Montecatini, era chiaro che l'idea di un luogo all'aperto in cui scultura e vegetazione potessero dialogare già esisteva nel Porcinai, e il Parco di Pinocchio fu l'occasione per dare vita a tale idea, in collaborazione con gli altri artisti che parteciparono al suo ampliamento. Per quanto riguarda la prima presenza del Parco, la scultura con “Pinocchio e la Fata”, si sa che
Greco ebbe l'intuizione mentre si recava da Roma all'Accademia di Carrara, ove insegnava scultura. Egli era divenuto scultore da giovanissimo, dovendo provvedere alle esigenze della propria famiglia, e negli anni aveva imparato a utilizzare un gran numero di materiali, tra cui marmo, gesso, bronzo, cemento e terracotta; quest'abilità gli valse, nel 1956, uno dei massimi riconoscimenti per la scultura alla 28esima Biennale di Venezia.
Venturi, vincitore a pari merito con Greco del concorso per la creazione del Parco, aveva avuto la sua formazione a Firenze, ma fu a Milano, tra il 1947 e il 1949, che conobbe un'ulteriore crescita come astrattista. Nell'idea originaria di Venturi, una meridiana con una statua di Pinocchio come gnomone avrebbe occupato il centro della piazzetta, ma essendo una scultura anche il progetto di Greco, l'altro vincitore, venne stabilito di realizzare unicamente la piazza ed i muri ricoperti da mosaici.
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Oltre agli ospiti fissi del Parco, esso è
casa di mostre periodiche di vario genere, che vengono allestite nel Laboratorio del Fare e del Dire, e nella cosiddetta “Sala del Grillo”. In quest'ultima, fino al 6 gennaio 2021 sosterà una mostra personale del pittore carrarino Graziano Guiso, che delle vicende di Pinocchio offre una lettura particolare, con l'infanzia e l'età adulta in forte comunicazione tra loro. Il titolo dell'esposizione curata da Filippo Lotti è “Pinocchio ha gli occhi verdi”, con un riferimento agli occhi della moglie del pittore, Daniela, a cui la mostra è dedicata. Le ventitré immagini dipinte da Guiso ripercorrono vari momenti delle avventure del burattino, a cui l'artista ha dato vita ambientandoli in atmosfere sospese, delicate e quasi simboliche. La mostra è inserita in un percorso ideato da Pier Francesco Bernacchi, presidente della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, che prevede altre mostre sul rapporto tra il burattino e l'infanzia, per non dire con la vita intera, com'è stato per Guiso.
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La
fiaba di Pinocchio ha ispirato svariate letture negli anni: pedagogica, morale, esistenziale, religiosa ed anche esoterica. Basandosi su quest'ultima, nel dicembre 2019 è stato pubblicato il primo mazzo di carte divinatorie con il burattino come protagonista: “L'Oracolo di Pinocchio”, ideato dal professore Daniele Ferrero e illustrato da Nicola Vanore. L'insegnante di filosofia, interessato ad esoterismo ed alchimia, ha attribuito ad ogni carta - 36 come i capitoli del libro - simbologie archetipiche ed interconnessioni su basi di astrologia, psicologia, momenti dell'anno, del mese e del giorno, nonché valori opposti che separano le carte in due gruppi da 18 ciascuno, secondo le corrispondenze di yin e yang.