Parco dei Murales

Descrizione

Il Parco dei Murales è un progetto di riqualificazione artistica che mira a sviluppare uno dei territori più problematici di Napoli tramite la creazione di opere di street art che possano mettere in moto un meccanismo virtuoso di rigenerazione sociale, coinvolgendo gli abitanti del luogo nella cura e nella promozione delle opere stesse.

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Cenni storici

Il Parco Merola, più noto ora come Parco dei Murales, è un complesso abitativo di 160 famiglie, costruito dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980 nel territorio di Ponticelli, il quartiere di Napoli con il maggiore tasso di dispersione scolastica e disoccupazione. Proprio per combattere tali problemi, dal 2015 un’associazione locale, INWARD, in collaborazione con le istituzioni, ha messo in campo un progetto di riqualificazione artistica dello stesso.

Focus narrativi

Nonostante gli abitanti del luogo credano che l’originario nome del Parco sia dovuto al famoso cantante/attore napoletano Mario Merola, esso è invece dedicato ad Aldo Merola, figura che alla metà degli anni ’60 prese in carico la rinascita dell’Orto Botanico di Napoli.

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Ogni murales degli otto attualmente realizzati nel Parco rappresenta uno specifico tema: Integrazione, Gioco, Calcio, Lettura, Maternità, Solidarietà, Territorio, Cura. Inoltre tutti i murales sono stati punto di arrivo di laboratori e iniziative che hanno interessato gli abitanti stessi del luogo, mentre i proventi che giungono dai tour guidati al Parco e dall’uso di questo in prodotti televisivi (il Parco ha fatto da sfondo a numerose puntate della serie tv Gomorra) vengono utilizzati per fornire opportunità di lavoro alle famiglie più svantaggiate dello stesso.

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Il primo murales, dal nome “Ael. Tutt’egual song’e criature”, è stato realizzato dallo street artist napoletano Jorit AGOch, la cui arte si concentra esclusivamente sulla raffigurazione realistica del volto umano in una ritrattistica il cui segno distintivo sono le due strisce rosse, che qui marchiano le guance del viso timidamente sorridente di Ael in segno dell’appartenenza ad una unica e millenaria tribù, quella umana. Il murales venne realizzato per celebrare la Giornata Internazionale dei Rom, Sinti e Caminanti, assumendo un valore fortemente simbolico, laddove proprio a Ponticelli, nel 2008, venne bruciato l’intero campo rom locale, in una sorta di pogrom avvallato dalla Camorra.

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Il secondo murales, “‘A pazziella ’n man’ ‘e criature”, opera del toscano Zed1, è stata realizzata come lavoro conclusivo di un vero e proprio progetto con i bambini del luogo, iniziato quando gli operatori sociali partner del progetto rilevarono che la trottola inserita da Jorit nel primo murales era sostanzialmente sconosciuta. Vennero allora raccolti i pensieri dei bambini e ragazzi del Parco, sull’importanza che aveva per loro il gioco, realizzando così un murales in cui i giochi tradizionali, come il burattino, convivono con quelli digitali, rappresentati dal tipico pad delle console.

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Il terzo murales, “Chi è vuluto bene, nun s’o scorda”, realizzato da due street artist siciliani, Rock&Loste, insiste sulla rappresentazione di uno degli aspetti più significativi per i giovani d’oggi, il gioco del calcio e le possibilità che dona, insistendo anche sul mito di Maradona – ancora fortemente radicato nella città di Napoli – laddove le maglie dei bambini richiamano direttamente una quella del Napoli e una quella dell’Argentina. Del resto lo stesso titolo del murales sembra derivare dalla popolare espressione utilizzata dal calciatore argentino “chi ama non dimentica”. Proprio in virtù del messaggio che si voleva lanciare, il murales è stato realizzato antistante il campo di calcio del Parco.

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Il quarto murales è “Lo trattenemiento de’ peccerille”, realizzato da Mattia Campo Dall’Orto e incentrato sull’importanza della lettura. La stessa è sottolineata rappresentando i bambini del luogo intenti a leggere Lo cunto de li cunti, famoso libro di racconti scritto nel 1600 da Giambattista Basile in napoletano. Lo stesso libro è stato poi regalato a quattro bambini, uno per ogni palazzina del Parco, cercando di innescare così un circolo di scambio e condivisione tra i ragazzi.
 Fa parte del murales anche una citazione di Umberto Eco, “La lettura è un’immortalità all’indietro”.

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Il quinto murales è “‘A Mamm’ ‘e Tutt’ ‘e Mamm’”, firmato dalla street artist La Fille Bertha volto a celebrare il valore della maternità. La rappresentazione reinterpreta in chiave attuale la più classica figura della Madonna della Misericordia, notissima soprattutto per il quadro di Piero della Francesca.

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La sesta opera è “Je sto vicino a te” dello street artista pugliese Hope. Il murales, che rappresenta su sfondo stellato un piccolo villaggio in cui tutte le case sono tra loro collegate, sembra esprimere il significato di solidarietà come rapporto che unisce i membri di un’intera comunità. La stessa opera inoltre sembra rifarsi al passato di Napoli Est laddove le case sono in realtà palafitte collegate tra loro da ponti, come quelli esistenti nella zona prima del ‘900 (da cui il nome del quartiere).

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Si intitola “‘O sciore cchiù felice”, il settimo murales, realizzato dallo street artist piemontese Fabio Petani, dedicato al lavoro di Aldo Merola, a cui è per l’appunto intitolato il complesso residenziale. Nell’opera è rappresentato un Gigaro Chiaro (Arum Italicum), una specie locale che fiorisce a marzo, quando l’opera d’arte è stata avviata. Nell’antichità, il Gigaro era considerata una pianta capace di allontanare gli spiriti maligni e proprio per questo veniva posto nelle culle per proteggere i neonati.

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L’ottavo e ultimo murales è “Cura ‘e paure” realizzato da Zeus40. Il murales rappresenta Ilenia, Francesco, Giovanni e Stefania, abitanti reali del Parco dei Murales che hanno posato per l’opera come modelli attraverso gli scatti della fotografa Vasiliki Ioannou. L’artista infatti ha scelto di rappresentare il tema della cura disegnando una famiglia immaginaria, quella dello stesso Parco, prendendo ognuno dei suoi componenti da una delle quattro grandi palazzine.

Spunti videoludici

Affascinante la prospettiva di un gestionale in cui al giocatore spetta mettere in moto quel meccanismo virtuoso a cui INWARD ha dato luogo nella realtà, così che ci si ritroverà, per esempio, ad acquistare i materiali necessari alla realizzazione delle opere, a scegliere tra vari Street Artist (ognuno con la propria sensibilità artistica), Lo stesso bilancio andrà fatto quadrare, cercando ad ogni opera finita di reinvestire gli eventuali guadagni provenienti dai tour.
Altra possibile interpretazione è quella di raccontare le vicende che hanno interessato un luogo così complicato quale quello di Ponticelli e Napoli Est, la voglia di riscatto degli abitanti spesso abbandonati dalle istituzioni e l’idea giunta a dei semplici ragazzi che con il loro volontariato hanno donato nuove possibilità di riscatto al luogo.

[Sitografia]

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