Ozzano dell’Emilia

Descrizione

Ozzano dell’Emilia è un comune che dista pochi chilometri da Bologna, si estende attraverso la storica Via Emilia fino a toccare anche le colline del Parco Regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa. Le sue origini sono antiche e legate alla città romana di Claterna.

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Cenni storici

Si attesta la presenza dell’uomo nel territorio di Ozzano fin dall’ultimo periodo del Neolitico: è dimostrata dal ritrovamento di numerosi reperti come per esempio delle punte di selci o ftanite finemente lavorate. La città come centro civico, con un’architettura urbana ben definita, nasce nell’età romana repubblicana. Gli scritti di antichi autori come Cicerone o S. Ambrogio non forniscono molte notizie sulla storia di questo luogo.
Le prime vere testimonianze scritte che riguardano il centro romano di Claterna si riferiscono a un evento avvenuto durante la guerra di Modena, quando Irzio, console nel 43 a.C., occupò la zona per rafforzare la posizione di Ottaviano contro Antonio.
A partire dal III secolo il territorio affronta un graduale impoverimento economico, probabilmente legato ai violenti scontri tra eserciti rivali e alle invasioni barbariche. Nel corso dei secoli successivi l’area di Ozzano è priva di avvenimenti di particolare rilievo storico mentre il territorio segue un percorso parallelo a quello della vicina Bologna.

Focus narrativi

Il comune di Ozzano dell’Emilia ospita Villa Gandino. L’edificio, costruito durante il XVI secolo, è stato ristrutturato intorno al XIX secolo utilizzando uno stile neoclassico. Nel 1892 la struttura fu acquistata da Giovanni Battista Gandino, latinista e senatore del Regno d’Italia, che sfruttò gli ampi spazi della villa per farne un luogo di ritrovo di personaggi illustri come Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Olindo Guerrini ed Enrico Panzacchi.

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La frazione di Settefonti secondo il folclore prenderebbe il suo nome da sette soprannaturali fonti d’acqua che sgorgavano nei boschi di questa zona. La leggenda attribuisce a ogni fonte un potere diverso, dalla guarigione fino all’ottenimento della vita eterna. Una di queste aveva il potere di guarire la vista e secondo le storie tramandate fu utilizzata dalla Beata Lucia per sciacquarsi gli occhi dal pianto. Le sorgenti, secondo il mito non erano facilmente accessibili ma piuttosto nascoste o addirittura custodite da streghe.

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Durante il XII secolo, il territorio bolognese era diviso dalle lotte tra Guelfi e Ghibellini. Diverse guarnigioni presidiavano il territorio e tra queste un soldato di ventura, il conte bolognese Diatagora Fava, chiamato più comunemente “Rolando” venne a sapere della straordinaria bellezza di Lucia, la badessa del monastero camaldolese di Settefonti.
Il soldato si fece trasferire a San Pietro di Ozzano per averla il più vicino possibile in modo tale da poterla corteggiare. Rolando ogni mattina si recava al convento attraversando il sentiero sui calanchi e Lucia cercava di resistere al corteggiamento attraverso veglie, preghiere e penitenze.
Le condizioni di salute di Lucia erano piuttosto precarie, e sebbene ricambiasse l’amore di Rolando, decise di non tradire i suoi voti, mandando via il soldato.
In seguito Rolando partecipò alle crociate in Terrasanta e nel frattempo Lucia, sempre più malata, morì. Durante la campagna militare il soldato, ormai diventato un crociato, venne catturato e chiuso in prigione, dove avvenne inaspettatamente un miracolo: gli apparve in sogno l’amata Lucia che gli annunciò la propria morte. Rolando al suo risveglio si trovò presso la tomba dell’amata e per effetto del suo pianto le sette fonti che si erano seccate alla morte di Lucia ripresero a zampillare.

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Le reliquie della Beata Lucia da Settefonti sono conservate nella chiesa di Sant’Andrea insieme ai ceppi che tennero incatenato, durante la prigionia in Terra Santa, il cavaliere Diatagora Fava.

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Il territorio di Ozzano dell’Emilia cela una delle più interessanti realtà archeologiche della regione. A una profondità di poco più di mezzo metro risiede conservata l’antica città romana di Claterna: strade, case, terme pubbliche, fognature, iscrizioni, oggetti d’uso quotidiano e d’ornamento sono gli innumerevoli reperti che è possibile trovare quasi a portata di mano. Alcuni mattoni e pietre del periodo sono stati riutilizzati nel corso dei secoli per costruire nuove strutture ed è possibile scorgerle facilmente nelle costruzioni più datate. Le abitazioni rinvenute mostrano stanze spaziose, con pavimenti decorati con disegni eleganti, geometrici o ispirati a motivi vegetali.

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Claterna è la protagonista di un grande progetto di studio e valorizzazione archeologica, frutto della cooperazione tra il Comune di Ozzano, l’Associazione Civitas Claterna e la Soprintendenza Archeologia dell’Emilia-Romagna.

Spunti videoludici

Il territorio di Ozzano dell’Emilia è legato profondamente a quello della citta romana di Claterna. Lo sviluppatore può far risvegliare l’antica cittadina romana attraverso un titolo che ripercorre la sua nascita, crescita e lento declino. Di notevole interesse i miti legati alla frazione di Settefonti e alle sue misteriose sorgenti, che utilizzando una chiave di lettura videoludica possono diventare un oggetto disputato da fazioni avversarie.

[Bibliografia]

– Giovanni Santunione, Segreti e misteri fra Modena e Bologna, Modena, Il fiorino, 2004.
– Matteo Borlotti, Emilia Romagna misteriosa, Roma, Castelvecchi Editore, 2010.

[Sitografia]

Comune di Ozzano
Beni Culturali.it 

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