Descrizione
Il Museo di Storia della Psichiatria di Reggio Emilia si trova all’interno dell’Ospedale San Lazzaro nel padiglione dedicato all’antropologo criminale Cesare Lombroso. Aperto al pubblico nel 2012, il museo si snoda tra le stanze del padiglione destinato alla sezione criminale, costruita a seguito delle disposizioni previste dalla legge 36 del 14 febbraio 1904. La natura “criminale” del padiglione Lombroso è visibile ancora oggi in quanto sono stati conservati gli interni, parte della dotazione originale e persino i graffiti realizzati dai pazienti nelle loro celle . La collezione esposta è varia e si compone di antichi strumenti di terapia e contenzione ma anche strumenti di lavoro e opere artistiche realizzate dai pazienti, tra i quali vi fu anche il pittore Antonio Ligabue.
Location
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Focus narrativi
Nel 1821
Francesco IV d’Este affidò la direzione della Casa de’ pazzi del Ducato al
medico Antonio Galloni che diede inizio all’opera di ammodernamento della struttura sia dal punto di vista architettonico che della gestione dei pazienti: accanto alle pratiche di contenzione fisica dei malati di mente, fino ad allora esclusiva tecnica di gestione dei pazienti affetti da malattia mentale, Galloni introdusse momenti di
terapia morale (da poco introdotta da Philippe Pinel) dando ai pazienti orari regolari e attività lavorative, culturali e ricreative. Galloni iniziò anche un’opera di collocazione dei pazienti dividendoli in base al sesso e alla natura dei loro disturbi. Sotto la direzione del Galloni, il San Lazzaro divenne un ospedale per malati mentali molto noto in ambiente europeo. Nel 1855 il direttore morì lasciando il posto a Luigi Biagi, sotto la cui direzione le condizioni di vita dei pazienti subiscono un progressivo peggioramento interrotto solo dalle dimissioni di Biagi e dall’arrivo di Ignazio Zani e poi di Carlo Livi.
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Sotto la direzione di Zani e, soprattutto, di
Carlo Livi (dal 1873 al 1877) avvengono importanti cambiamenti, mossi dallo spirito positivistico del medico toscano: l’ergoterapia, l’impiego nel lavoro agricolo, artistico e nell’artigianato unito con la possibilità di vivere in un ambiente sereno vengono posti al centro della pratica terapeutica. Con Livi il San Lazzaro diventa anche un centro di ricerca psichiatrica dotandosi anche di una biblioteca, un museo craniologico e un “museo di anticaglie” nel quale il medico raccoglie testimonianze degli antichi strumenti di terapia e contenzione psichiatrica. A Livi si deve anche l’organizzazione del materiale documentario (sia clinico che burocratico) dell’ospedale. Il ricco patrimonio archivistico che ne è derivato consente di raccontare sia la storia della struttura, sia la storia privata dei pazienti nelle cui cartelle sono contenute informazioni cliniche ma anche lettere, poesie, disegni.
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La direzione di
Augusto Tamburini (1877-1907) coincide con l’affermazione dell’ospedale San Lazzaro quale centro all’avanguardia in Italia e in Europa. L’ospedale apre le porte a convegni e visite guidate (tra i visitatori c’è anche
Giosuè Carducci) e riceve premi illustri come la Medaglia d’oro per l’Economia sociale, igiene e assistenza pubblica all’Esposizione Universale di Parigi del 1900. A questo periodo risale l’inizio dell’uso della pratica fotografica per documentare i disturbi, testimoniata dalla presenza di circa
1500 ritratti dei degenti raccolte in album tematici.
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La Grande Guerra è un periodo di grande attività per l’ospedale psichiatrico che si trova non solo a sostenere un cospicuo aumento degli internati (dai 1246 del ‘13 ai 2150 del ’19) ma anche a verificare le reali condizioni patologiche dei soldati: chi fingeva, così come chi veniva riabilitato, doveva ritornare in guerra.
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Nel corso della
Seconda guerra mondiale il San Lazzaro fu più volte bombardato, le vittime furono circa un centinaio.
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L’attività artistica era una forma espressiva molto dai pazienti: fanno parte della collezione del museo più di
8000 opere sia figurative che scultoree oltre ai graffiti realizzati dai pazienti nelle celle e nelle mura esterne. Tra i pazienti artisti c’è, ad esempio, Federico S., originario del Trentino che rimase internato a Reggio Emilia fino alla sua morte, avvenuta nel 1903, e che comunicava con i gli altri pazienti proprio attraverso i disegni.
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Fra gli anni Trenta e gli anni Quaranta fu internato al San Lazzaro per tre volte anche il celebre pittore
Antonio Ligabue.
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Nel 1921 venne istituita la
colonia-scuola per bambini oligofrenici “A. Marro” e dotata di personale scolastico sotto la direzione di Maria Del Rio Bertolani. Fu sua l’idea di creare un laboratorio di artigianato che prese il nome di Ars Canusina e i cui lavori vennero esposti e premiati alla Fiera del Levante del 1932.
Fonti e link
[Bibliografia]
- Bertolani Del Rio M.,
Le vicende storiche dell'Istituto psichiatrico di S. Lazzaro di Reggio nell'Emilia, Reggio Emilia, Poligrafica reggiana, 1954.
- Lalli P.,
Immagini dal manicomio: le fotografie storiche del S. Lazzaro di Reggio Emilia, 1892-1936, Reggio Emilia, AGE grafico-editoriale, 1993.
- Secchi C.,
Cinema e follia: catalogo sulla malattia mentale, Centro di documentazione di storia della psichiatria San Lazzaro, Reggio Emilia, Rimini, Guaraldi, 2007.
[Sitografia]
Aspi - Archivio storia della psichiatria
Musei Civici Reggio Emilia
Oj Eventi
[Scheda Film Commission]
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