Pavimento romano. Mosaico, I sec. d.C. - Foto di Marcello Fedeli

Museo Città di Cannara

Descrizione

Il Museo è stato inaugurato nel 2009 all’interno di un ex convento di suore Salesiane. Dedicato alla storia di Cannara e del suo territorio, ospita una raccolta cospicua di materiale archeologico di epoca romana proveniente da Urvinum Hortense (un antico municipio romani localizzabile nei pressi dell’attuale borgo medievale di Collemancio). I materiali custoditi nel museo, come monete, piccoli elementi scultorei, oggetti per la mensa, per il lavoro, per la cura della persona, frammenti architettonici e rari frammenti pittorici, documentano l’occupazione del sito dall’età preromana al basso medioevo. Accanto alla sezione archeologica trovano spazio le raccolte d’arte della Pinacoteca Civica e una sala dedicata alla banda musicale di Cannara.

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Cenni storici

Il maggior rilievo dei reperti conservati al museo è rivestita da quelli risalenti a Urvinum Hortense, municipio romano sorto nel I secolo a.C. in una posizione strategicamente ottimale, su un pianoro che domina la Valle Umbra da 507 metri d’altezza insieme alle città di Bettona, Assisi, Spello, Bevagna e Foligno. Urvinum divenne municipio dopo la guerra italica (90-87 a.C.), che si svolse tra Roma e le popolazioni italiche per la rivendicazione, da parte di queste ultime, del diritto d’estensione della cittadinanza romana.
Il complesso termale ritrovato a seguito degli scavi era inizialmente costituito da sette ambienti, alimentato dalle acque piovane che venivano raccolte all’interno di una grande cisterna scoperta nelle immediate vicinanze.

Per quanto riguarda Cannara, città in cui ha sede il museo, il nome stesso si fa risalire a zone ricche d’acqua, caratterizzate da pozze e acquitrini sui quali le canne hanno sempre vegetato spontanee. La posizione strategica rese Cannara un interessante avamposto per conquiste territoriali: dopo l’epoca romana, infatti, abbiamo diverse notizie dal XIII secolo, quando il tessuto cittadino, cinto da mura e torri merlate, acquistò una precisa fisionomia. Contesa fra la fine del XIII secolo e la metà del XIV fra Guelfi e Ghibellini, fu sottomessa prima dal Ducato di Spoleto ed in seguito dallo Stato Pontificio, così come rintracciabile ne I Fioretti di San Francesco d’Assisi: “…ionsero ad uno castello che se chiama Cannaia. Et sancto Francesco se puse ad predicare, commandando prima a le rondini, che cantavano, che tenessero silentio insino ad tanto che havesse predicato… Et dentro nel campo comenzò ad predicare ad li ucelli che erano in terra; et subito quelli che stavano in su l’arbori vennero ad lui”.

Focus narrativi

Il più importante reperto conservato nel museo è di certo il grande mosaico pavimentale che si estende per 65 mq. Appartiene al complesso termale pubblico (la sala è riconducibile all’ambiente del frigidarium, alla luce dell’impermealizzazione delle sue pareti) del municipio di Urvinum ed è stato ritrovato dal Prof. Giovanni Bizzozzero nel 1935. Il mosaico risale al I-II secolo d.C. ed è stato realizzato con l’applicazione minuziosa di tessere policrome. Rappresenta scene nilotiche, molto in voga in epoca romana: si era soliti rappresentare infatti scenari tipicamente esotici come quelli realmente visibili sul fiume Nilo (Roma rimase in un certo senso “stregata” dalle ambientazioni egiziane dopo la conquista definitiva di quei territori ad opera di Augusto nel 30 a.C.). Queste scene artistiche si caratterizzano per le rappresentazioni della fauna locale, che risultava particolarmente bizzarra e curiosa ai romani dell’epoca: vi sono infatti animali marini, coccodrilli, ibis e ippopotami in lotta contro alcuni pigmei rappresentati in maniera ironica, intenti a pescare in equilibrio su minuscole barche.

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In epoca preromana e romana la pianura sottostante il sito di Urvinum era ricca di corsi d’acqua per la maggior parte navigabili. Un’iscrizione rinvenuta nei pressi del sito archeologico ricorda Priamus, uno schiavo che ricoprì la carica di magister navium, ossia pubblico ufficiale preposto al controllo della navigazione fluviale, responsabile del carico e dello scarico delle merci e della sicurezza dei passeggeri che si imbarcavano. Il documento epigrafico riveste una particolare importanza: datato alla fine del II secolo a.C., attesta lo sfruttamento dei fiumi come via commerciale fin dal periodo repubblicano.

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Nell’antico tempio votivo di Urvinum è stata rinvenuta una preziosa quantità di frammenti decorativi architettonici: lastre di rivestimento decorate con grifi e motivi vegetali, cornici baccellate, frammenti di lastre campana (rilievi in terracotta) con rara decorazione figurata, come una testa di Medusa, una Potnia Theron, cioè una Signora degli Animali, rappresentata nell’atto di sorreggere animali feroci quali leoni o pantere, ed infine un Perseo nell’atto di colpire Medusa.

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La tradizione locale collega Cannara al conte guelfo Valerio Ranieri, che nel 1162, in occasione della terza discesa del Barbarossa in Italia, avrebbe lasciato Perugia per rifugiarsi in questi luoghi paludosi. La tradizione vuole che i due fossero acerrimi nemici e che il Ranieri fosse a capo della fondazione del borgo di Cannara (“la parte che prevalse in Perugia scacciò l’altra, di cui era capo Valerio Ranieri; questi, a guisa di fuoriuscito, ritentando più volte con numerosa moltitudine di seguaci rientrare nella patria, né mai riuscendogli, anzi essendogli tese dagl’inimici varie insidie per haver più comodo a i suoi disegni, e per celarsi agli avversari, con tutti i suoi costumarsi ritirarsi verso la Tinca, detta Topino, e ivi entro a folte fratte di canne si tratteneva, e concorrendo a lui gran quantità di fuoriusciti, per loro maggior comodità cominciarono a fabbricarsi alcune picciole case, ma poi meglio considerata la fertilità del paese, la comodità del fiume, e la sicurezza loro, cominciarono a cingersi con muraglie, in guisa che a poco a poco diedero al luogo forma di un’ honesta terra, la quale da Valerio, per essere d’ogn’intorno attorniata da canne, Cannaia fù chiamata” (da Memorie annali ed istoriche delle cose di Perugia, di Felice Ciatti).

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È in località Piandarca, nelle campagne di Cannara, che San Francesco d’Assisi fece la sua famosa “Predica agli uccelli”, testimoniata dalle pitture di Giotto ad Assisi e di Benozzo Gozzoli a Montefalco. Oggi una pietra ricorda il luogo in cui il Santo, secondo la tradizione, si sistemò per predicare agli uccelli.

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Il museo conserva anche un patrimonio di arte figurativa. Un’intera sala del museo è occupata dagli affreschi strappati nel 1907 dalla Chiesa della Madonna del Latte, detta anche Santa Maria delle Fontanelle, nei pressi di Collemancio. L’intera decorazione, rimossa a causa del progressivo deterioramento architettonico della Chiesa, fu realizzata da pittori perugini, umbri e della cerchia di Tiberio d’Assisi. Rilevante è la trecentesca Madonna del Latte. La Pinacoteca custodisce, inoltre, opere di Marcantonio Grecchi, dal linguaggio austero e rigoroso, dell’assisano Dono Doni, di stile eclettico ma efficace nei ritratti dal vero, e di Francesco Longhi.

Spunti videoludici

La conquista dell’Egitto da parte di Roma generò nei suoi cittadini le più fantasiose ipotesi circa quei regni così esotici e profondamente diversi dalle campagne laziali. Nell’immaginario romano l’Egitto era un luogo popolato dalle più disparate creature e velato di un fascino non indifferente: tutta la cultura egizia infatti attraeva i romani come una calamita sin dai tempi dello sfarzoso corteo di Cesare e Cleopatra nel 46 a.C. Sono anni che ci forniscono parecchio materiale storiografico, adatto per l’ambientazione di un videogioco: a partire dal grande mosaico termale e dai frammenti conservati si possono infatti realizzare diverse suggestioni storiche ed enigmatiche.
La figura del conte Ranieri costituisce inoltre un focus potenzialmente prolifico dal punto di vista narrativo, in quanto dipinto dalla tradizione come un uomo che resistette con tenacia a vari avvenimenti storici avversi o fallimentari per poi riunire attorno a sé la comunità di uomini che avrebbero fondato Cannara.

[Bibliografia]
AA.VV., Raccolta Comunale di Cannara. Materiali archeologici, Monete, Dipinti e Sculture (a cura di M. Matteini Chiari), Electa Editori Umbri Associati, 1992, Perugia.
M. Matteini Chiari, “Lacus Umber. Ricerche di superficie nella media valle umbra: il territorio compreso fra Asisium, Hispellum e Urvinum Hortense”, in Atti Convegno Internazionale Territorio e produzioni ceramiche. Paesaggi, economia e società in età romana, Pisa 20-22 Ottobre 2005, 2006, Pisa.
M. Matteini Chiari, Per un buon uso del Museo. Da Urvinum Hortense a Cannara, in Valle Umbra, 2009, Cannara.
Felice Ciatti, Delle memorie annali ed istoriche delle cose di Perugia, 1638, conservato presso la biblioteca pubblica di Lione. Digitalizzato dal 2012.
L. Morlini (a cura di), I fioretti di san francesco, BUR Rizzoli, 1979, Milano

[Sitografia]
Museo Città di Cannara

[Scheda Umbria Cultura]
Museo Città di Cannara

Scheda realizzata in collaborazione con i curatori del museo.

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