Monastero del Corpus Domini

Descrizione

Principale luogo di sepoltura della famiglia d’Este, il monastero del Corpus Domini si presentava in origine come un enorme complesso situato nella parte più antica della città, tanto esteso da assumere le dimensioni di un intero quartiere cittadino. Ridimensionato a seguito dell’incendio del 1665, il monastero resta a oggi un importantissimo luogo di culto e di preghiera, ma anche e soprattutto di memoria storica e cittadina. Le sue vicende si legano, nei primi anni della sua storia, alla figura di Caterina Vegri: questa rimase al suo interno per oltre trent’anni, prima del trasferimento a Bologna, e crebbe assieme alla popolarità del luogo intessendo un profondo legame con gli abitanti di Ferrara.

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Cenni storici

Il monastero venne fondato nel 1406, come si evince da una bolla papale emessa da Gregorio XII e dal Beneplacito del marchese di Ferrara Nicolò III d’Este. I lavori, voluti da Bernardina Sedazzari, che fu incaricata di costruire un luogo che ospitasse una comunità religiosa femminile, ebbero inizio l’anno successivo e si protrassero a lungo nel tempo: la prima fase terminò il 1419, anno in cui papa Martino V trasformò la comunità in un monastero agostiniano. Verde Pio di Carpi, seconda fondatrice del convento, chiamo a sé alcune clarisse dal monastero di Mantova, sancendo così tra il 1426 e il 1431 la nascita delle clarisse del Corpus Domini. A ciò seguì una ristrutturazione del monastero, ivi compresa l’istituzione della clausura, approvata quindi nel 1431.
Nel corso del Quattrocento, grazie a donazioni e lasciti, il monastero crebbe sia in dimensioni che in popolazione, superando abbondantemente le cento presenze. Nel 1665 il monastero attraversò la sua prima rilevante vicessitudine, venendo parzialmente distrutto da un fortuito incendio. Nel 1768, a causa delle soppressioni napoleoniche, le monache lasciarono il monastero per farvi ritorno solo nel 1800. Nel 1770 l’architetto Antonio Foschini ristrutturò completamente il complesso di edifici, sia all’interno che all’esterno, modificandone perfino gli arredi, e la forma da lui conferita restò pressoché invariata fino a un ulteriore restauro del 1909, curato dall’associazione culturale Ferrariae Decus, che restituì alla facciata lo stile gotico originario con la massima fedeltà. Oggi il complesso appartiene in parte al Fondo Edifici per il Culto e in parte al comune di Ferrara.

Focus narrativi

Il monastero del Corpus Domini fu sotto la protezione degli Estensi: Ercole I d’Este e la moglie Eleonora d’Aragona, tra il 1480 e il 1490, donarono spesso ingenti somme di denaro affinché gli edifici del complesso venissero arricchiti con preziose opere d’arte e venissero costantemente curate o preservate. I primi del 1500 videro Lucrezia Borgia, allora moglie di Alfonso I d’Este, prendere molto a cuore la causa del convento. Vicende personali la condussero al monastero: nel 1502, a seguito di alcuni aborti spontanei, Lucrezia effettuò un parto prematuro perdendo la prima figlia appena dopo la nascita. Convalescente e disperata, trovò rifugio tra le cure delle suore del complesso del Corpus Domini, e grazie al suo silenzio e alla sua atmosfera poté rimettersi in sesto. Questo legame tornerà alla morte di Lucrezia Borgia, avvenuta in circostanze analoghe: la donna morì infatti di parto nel 1519, e fu sepolta proprio all’interno del monastero. Eleonora d’Este, figlia di Lucrezia, assieme ad altri giovani Estensi, fu cresciuta ed educata all’interno del monastero.

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Numerose le sepolture della famiglia Estense interne al monastero. Vi si trovano i sarcofagi di Alfonso I d’Este, cui si tributa il curioso primato di essere stato scomunicato da ben tre papi, morto nel 1534; di Alfonso II, che malgrado i numerosi sforzi di trovare moglie e dare la vita a un erede non riuscì nell’intento, accorgendosi soltanto dopo l’ultimo matrimonio con Margherita Gonzaga che a essere infertile era lui e non la sua consorte; delle due Eleonora d’Este, una avuta da Alfonso I e Lucrezia Borgia, unica figlia sopravvissuta della coppia, e l’altra nata da Ercole II d’Este e Renata di Francia, morta nel 1581; di Ercole I d’Este, ferito durante la battaglia di Riccardina e da allora rinominato “il Ciotto”, cioè “lo Zoppo”; di Ercole II, primogenito di Lucrezia e Alfonso I, della cui nascita Filippo Conti racconta una curiosità interessante, annoverando come i festeggiamenti per la sua sopravvivenza (rispetto alla sciagurata prole di Lucrezia Borgia) produssero vari incendi, atti di vandalismo e disordini per tutta Ferrara; di Ferrante d’Este, che organizzò nel 1506 una congiura ai danni del fratello Alfonso, succeduto al padre a capo del ducato, e fu graziato e lasciato a marcire in prigione senza incappare nella pena di morte; di Giulio, anch’esso coinvolto nella congiura, uscito di prigione ormai vecchio e solo; Leonello, figlio illegittimo di Niccolò III d’Este e Stella de’ Tolomei; Lucrezia d’Este, che vide il conte Ercole Contrari, suo amante, strangolato in sua presenza dai sicari di Alfonso II; Lucrezia di Cosimo I de’Medici, che visse spesso isolata dal resto del mondo e che morì di tisi; Ricciarda di Saluzzo, morta nel 1474; e di Sigismondo I d’Este. Vi è sepolta anche Camilla Faà di Bruno, sposa segreta di Ferdinando Gonzaga, che divenne suora per sfuggire alla condanna e scrisse Memorie, piccolo libricino che è anche la prima autobiografia documentata di una donna italiana.

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L’incendio al monastero divampò, secondo Teodosio Lombardi (che ne riportò una testimonianza scritta), proprio durante la notte di Natale. Il grande e ricco presepio allestito all’interno della chiesa prese fuoco, e le fiamme arsero i vari dipinti, le mura e alcune tombe degli Estensi.

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Caterina Vegri, o de’ Vigri, fu ospite per 28 anni del monastero prima di trasferirsi a Bologna. Figlia di un patrizio alle dipendenze di Niccolò III d’Este, si trasferì a Ferrara da Bologna assieme alla famiglia e qui si appassionò, da piccola, di poesia, musica e arte. Entrò nella corte Estense come damigella di Margherita d’Este, quando a 14 anni, alla morte del padre, si trovò sola e isolata da una madre subito riaccompagnatasi con un altro uomo. Lasciò Ferrara nel 1427 per seguire la via della spiritualità agostiniana, poi vi fece ritorno per entrare nel monastero del Corpus Domini. Qui si dette a una serie di lavori: cucitrice, lavandaia, fornaia, seguendo la regola agostiniana di preghiera e lavoro. Portò allo splendore il monastero ferrarese, tanto che la vollero come badessa in una struttura analoga (e omonima) a Bologna. Caterina si trasferì di nuovo nella città natale, dove morì, portando con sé la madre, rimasta nuovamente vedova. Molto carismatica, Caterina riscuoteva grandi consensi da parte del popolo. La donna fu in seguito autrice di svariati libri e dipinse alcune preziose tele a soggetti religiosi.

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Originariamente il monastero comprendeva anche Casa Romei, ricco e raffinato palazzo costruito dal mercante Giovanni Romeo, poi sposo di Polissena d’Este, che oggi ospita un museo.

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La chiesa interna, dedicata alle sole monache, ospita tra le altre opere un ritratto di Caterina Vegri dipinto da Lorenzo Garofali nel 1712. Interessante la scelta del soggetto, messo nella posizione in cui lo si ritrova anche oggi nel monastero del Corpus Domini di Bologna. Il corpo incorrotto della santa sarebbe uno dei suoi lasciti simbolici e dottrinali più rilevanti.

Spunti videoludici

La narrativa videoludica, basandosi su rapporti spaziali, non può che beneficiare di un luogo che si racconta tramite la sua architettura e le sue sculture: in questo senso, se si pensa per esempio alle lapidi della famiglia Estense, non può che tornare alla mente il viaggio funereo e commovente di What Remains of Edith Finch (Giant Sparrow, 2017). Anche nel monastero del Corpus Domini, generazioni di un’intera famiglia convivono silenziose con le loro storie, le loro passioni, le loro tragiche sorti: il medium videoludico potrebbe dar loro voce, animando personaggi che hanno vissuto eventi terribili o lieti, e consentendo all’utente di sfiorare i loro trascorsi o addirittura di riviverli, animandoli in prima persona. L’incendio che spazzò via gran parte del monastero potrebbe diventare in questa cornice un evento traumatico da rivivere, da riscoprire mediante le varie tracce che si è lasciato alle spalle nel 1665.

[Bibliografia]

– Angelo Bargellesi Severi, Una tomba per dieci Estensi, Ferrara, SATE, 1960.
– Teodosio Lombardi, Gli Estensi ed il Monastero del Corpus Domini di Ferrara, Ferrara, Industrie Grafiche, 1980.
– Luciano Chiappini, Gli Estensi. Mille anni di storia, Ferrara, Corbo, 2001.

[Sitografia]

Comune di Ferrara

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