Descrizione
Meldola è un comune romagnolo situato lungo il corso del fiume Ronco, all’inizio della Valle del Bidente, sulla strada che da Forlì porta alle foreste casentinesi e agli Appennini. Di antica origine, Meldola è caratterizzata dalla presenza di numerosi fortificazioni entro i confini del comune, testimonianza dell’importanza strategica che l’area assunse nel corso del medioevo. La principale è la Rocca di Meldola, che si erge nel centro urbano. All’interno del comune sono anche presenti la fortezza di Teodorano, la Rocca delle Caminate (si rimanda alla scheda specifica per ulteriori dettagli) e il castello con borgo in rovina di Castelnuovo Sasso.
Location
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Focus narrativi
La Valle del Bidente, dove ora sorge Meldola, fu sin dall'antichità una delle principali vie di comunicazione tra gli Appennini umbri e i territori gallici. In epoca romana, una strada collegava l'emporio di Forlì ad Arezzo, passando per Mevaniola, Galeata e Meldola. Proprio in queste zone, sono stati ritrovati negli anni numerosi resti di ville rustiche romane e del passaggio di un acquedotto. Uno dei ritrovamenti più notevoli venne fatto a Meldola tra gli anni Trenta e Cinquanta, quando durante degli scavi venne scoperta
una villa fortificata, risalente al periodo teodoriciano (VI secolo), caratterizzata da ampi mosaici. Secondo alcune tesi, l'abitazione apparteneva ad un funzionario incaricato di sovraintendere l'acquedotto. La villa venne distrutta da un incendio e parzialmente sepolta dal manto stradale dell'attuale centro storico.
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L'imponente
Rocca che sovrasta Meldola da uno sperone di roccia calcarea marina, venne probabilmente costruita a partire dal X-XI secolo. L'esatta data non è nota ma è ritenuto plausibile che un primo edificio fortificato venne fatto erigere per volere degli arcivescovi di Ravenna intorno al 900. Contesa tra la Chiesa e la nobiltà locale, passò di mano tra Guelfi e Ghibellini fino al 1283, quando Guido da Montefeltro trovò nella Rocca il suo ultimo rifugio in Romagna, prima di essere scomunicato. A Malatesta Novello si deve l'ampliamento del nucleo originario e il rafforzamento delle mura orientali. Nel 1500 i
Malatesta vendettero la Rocca ai
Borgia che proseguirono il rinnovo strutturale fino al 1503 quando la fortezza divenne veneziana. Con la Serenissima iniziò la trasformazione del castello in residenza signorile. Passata nelle mani dei Da Carpi, degli Aldobrandini e dei Pamphili, la fortezza conobbe il declino dopo l'occupazione napoleonica del 1797, dove venne spogliata e danneggiata.
La Rocca è caratterizzata da una struttura solida, definita da bastioni imponenti e inclinati, adatti a respingere i colpi delle prime artiglierie, e da mura a scarpa, all'interno delle quali sono presenti fabbricati, corti e cipressi. Partendo dalla piazza principale di Meldola, su cui si affacciano i principali palazzi nobiliari, si può accedere alla Rocca tramite una rampa di accesso a gradoni.
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A pochi chilometri da Meldola si trova il
Castello di Teodorano. La piccola frazione meldolese, esistente già nel VI secolo, intorno al X secolo venne trasformata in postazione difensiva per iniziativa dell'arcivescovo di Ravenna. Il Castello venne costruito tra il 1030 e il 1069, epoca in cui la fortezza era anche sede del signore feudale. Il castello rimase sotto il dominio vescovile fino al 1502 quando Cesare Borgia lo assaltò e lo conquistò, radendolo quasi al suolo. Leggendario fu il tentativo di difesa degli abitanti, che bloccarono, seppur momentaneamente, l'esercito del Valentino sulle mura, con olio bollente e frecce infuocate. Riconquistato e ristrutturato, nel 1511 venne concesso ai nobili Manzoli, che risiedettero qui fino al 1622, anno in cui si estinse la dinastia. Come Meldola, il declino di Teodorano iniziò a seguito della calata francese del 1797. Del castello restano le possenti mura a pianta triangolare, che racchiudono il borgo e la torre terrazzata da cui è possibile ammirare il panorama.
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Un tempo centro di grande importanza durante il medioevo, del
borgo e del
castello di Castelnuovo Sasso rimangono ora solo le rovine invase dalla vegetazione. Fortezza documentata dal 900 e conosciuta come Castrum Novi, venne costruita strategicamente a cavallo tra le valli del Bidente e del Voltre. L'edificio passò di mano tra la Chiesa e le principali casate locali, quali i De Calboli, gli Ordelaffi, i Malatesta, gli Aldobrandini e i Pamphili. Dell'antico nucleo restano solo i ruderi di una torre, il corpo sventrato della fortezza e una piccola pieve del XV secolo. Dalla cima è possibile scorgere Meldola, Teodorano, la Rocca delle Caminate e il mare.
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Il
Bosco di Scardavilla è una
riserva naturale che si estende interamente entro i confini del comune di Meldola. La riserva è un antico bosco, che un tempo ricopriva la maggior parte del territorio. L'ombroso bosco, che si estende per 7 ettari, è composto da querce, rovere e arbusti. La ricca varietà della flora e della fauna locale rendono l'area unica: fu oggetto di studi del famoso naturalista forlivese Pietro Zangheri (1889-1983) che molti vedono come un precursore del movimento ecologista. Entro i confini del bosco è presente un antico eremo del XVII secolo e un imponente complesso monasteriale del 1733, ora in stato di abbandono. L'accesso alla riserva è concesso solo su prenotazione.
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Nella seconda metà del XIX secolo Meldola conobbe la fama quale principale
polo di produzione di seta greggia. L'allevamento del Bombyx mori si praticava già dal XVI secolo ma nel 1872, grazie alla guida del gestore di filande Ciro Ronchi, Meldola si aggiudicò con Como il primato nazionale per qualità e quantità di prodotto, arrivando a rivaleggiare con le produzioni cinesi e giapponesi. Al giorno d'oggi l'allevamento del baco da seta non è più praticata ma è ricordata nel
Museo della Seta, dedicato a Ronchi. Meldola ha anche dato il proprio nome ad una qualità di seta.