Meldola

Descrizione

Meldola è un comune romagnolo situato lungo il corso del fiume Ronco, all’inizio della Valle del Bidente, sulla strada che da Forlì porta alle foreste casentinesi e agli Appennini. Di antica origine, Meldola è caratterizzata dalla presenza di numerosi fortificazioni entro i confini del comune, testimonianza dell’importanza strategica che l’area assunse nel corso del medioevo. La principale è la Rocca di Meldola, che si erge nel centro urbano. All’interno del comune sono anche presenti la fortezza di Teodorano, la Rocca delle Caminate (si rimanda alla scheda specifica per ulteriori dettagli) e il castello con borgo in rovina di Castelnuovo Sasso.

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Cenni storici

La storia del paese è legata alla Rocca. L’area di Meldola fu abitata già in epoca preistorica e in epoca romana ma l’attuale centro urbano venne edificato in epoca medievale a partire dall’XI secolo. In questo periodo sorse anche una prima struttura fortificata, che a seguito di varie ristrutturazioni e modifiche diverrà la Rocca che domina ora l’abitato. La fortificazione venne contesa a lungo tra la Chiesa ravennate e il potere locale. Quando il Papa riuscì ad impadronirsene nel 1283, Meldola e la Rocca subirono gli assalti degli Ordelaffi, di Forlì, dei Malatesta e degli Estensi. Riconquistata nel 1359 dallo Stato Pontificio, Meldola venne dominata dai Malatesta a partire dal 1379, fino al 1500. Iniziarono i lavori di rinnovo, prima per mano di Cesare Borgia (1500-1503), poi per mano di altre famiglie nobili locali, quali gli Aldobrandini e i Pamphili. Occupato e saccheggiato dai napoleonici nel 1797, il feudo di Meldola venne abolito e la Rocca abbandonata. Con l’annessione al Regno d’Italia, Meldola ebbe modo di risollevare l’economia locale divenendo nel 1872 una delle maggiori produttrici di seta greggia in Italia.

Focus narrativi

La Valle del Bidente, dove ora sorge Meldola, fu sin dall’antichità una delle principali vie di comunicazione tra gli Appennini umbri e i territori gallici. In epoca romana, una strada collegava l’emporio di Forlì ad Arezzo, passando per Mevaniola, Galeata e Meldola. Proprio in queste zone, sono stati ritrovati negli anni numerosi resti di ville rustiche romane e del passaggio di un acquedotto. Uno dei ritrovamenti più notevoli venne fatto a Meldola tra gli anni Trenta e Cinquanta, quando durante degli scavi venne scoperta una villa fortificata, risalente al periodo teodoriciano (VI secolo), caratterizzata da ampi mosaici. Secondo alcune tesi, l’abitazione apparteneva ad un funzionario incaricato di sovraintendere l’acquedotto. La villa venne distrutta da un incendio e parzialmente sepolta dal manto stradale dell’attuale centro storico.

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L’imponente Rocca che sovrasta Meldola da uno sperone di roccia calcarea marina, venne probabilmente costruita a partire dal X-XI secolo. L’esatta data non è nota ma è ritenuto plausibile che un primo edificio fortificato venne fatto erigere per volere degli arcivescovi di Ravenna intorno al 900. Contesa tra la Chiesa e la nobiltà locale, passò di mano tra Guelfi e Ghibellini fino al 1283, quando Guido da Montefeltro trovò nella Rocca il suo ultimo rifugio in Romagna, prima di essere scomunicato. A Malatesta Novello si deve l’ampliamento del nucleo originario e il rafforzamento delle mura orientali. Nel 1500 i Malatesta vendettero la Rocca ai Borgia che proseguirono il rinnovo strutturale fino al 1503 quando la fortezza divenne veneziana. Con la Serenissima iniziò la trasformazione del castello in residenza signorile. Passata nelle mani dei Da Carpi, degli Aldobrandini e dei Pamphili, la fortezza conobbe il declino dopo l’occupazione napoleonica del 1797, dove venne spogliata e danneggiata.
La Rocca è caratterizzata da una struttura solida, definita da bastioni imponenti e inclinati, adatti a respingere i colpi delle prime artiglierie, e da mura a scarpa, all’interno delle quali sono presenti fabbricati, corti e cipressi. Partendo dalla piazza principale di Meldola, su cui si affacciano i principali palazzi nobiliari, si può accedere alla Rocca tramite una rampa di accesso a gradoni.

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A pochi chilometri da Meldola si trova il Castello di Teodorano. La piccola frazione meldolese, esistente già nel VI secolo, intorno al X secolo venne trasformata in postazione difensiva per iniziativa dell’arcivescovo di Ravenna. Il Castello venne costruito tra il 1030 e il 1069, epoca in cui la fortezza era anche sede del signore feudale. Il castello rimase sotto il dominio vescovile fino al 1502 quando Cesare Borgia lo assaltò e lo conquistò, radendolo quasi al suolo. Leggendario fu il tentativo di difesa degli abitanti, che bloccarono, seppur momentaneamente, l’esercito del Valentino sulle mura, con olio bollente e frecce infuocate. Riconquistato e ristrutturato, nel 1511 venne concesso ai nobili Manzoli, che risiedettero qui fino al 1622, anno in cui si estinse la dinastia. Come Meldola, il declino di Teodorano iniziò a seguito della calata francese del 1797. Del castello restano le possenti mura a pianta triangolare, che racchiudono il borgo e la torre terrazzata da cui è possibile ammirare il panorama.

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Un tempo centro di grande importanza durante il medioevo, del borgo e del castello di Castelnuovo Sasso rimangono ora solo le rovine invase dalla vegetazione. Fortezza documentata dal 900 e conosciuta come Castrum Novi, venne costruita strategicamente a cavallo tra le valli del Bidente e del Voltre. L’edificio passò di mano tra la Chiesa e le principali casate locali, quali i De Calboli, gli Ordelaffi, i Malatesta, gli Aldobrandini e i Pamphili. Dell’antico nucleo restano solo i ruderi di una torre, il corpo sventrato della fortezza e una piccola pieve del XV secolo. Dalla cima è possibile scorgere Meldola, Teodorano, la Rocca delle Caminate e il mare.

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Il Bosco di Scardavilla è una riserva naturale che si estende interamente entro i confini del comune di Meldola. La riserva è un antico bosco, che un tempo ricopriva la maggior parte del territorio. L’ombroso bosco, che si estende per 7 ettari, è composto da querce, rovere e arbusti. La ricca varietà della flora e della fauna locale rendono l’area unica: fu oggetto di studi del famoso naturalista forlivese Pietro Zangheri (1889-1983) che molti vedono come un precursore del movimento ecologista. Entro i confini del bosco è presente un antico eremo del XVII secolo e un imponente complesso monasteriale del 1733, ora in stato di abbandono. L’accesso alla riserva è concesso solo su prenotazione.

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Nella seconda metà del XIX secolo Meldola conobbe la fama quale principale polo di produzione di seta greggia. L’allevamento del Bombyx mori si praticava già dal XVI secolo ma nel 1872, grazie alla guida del gestore di filande Ciro Ronchi, Meldola si aggiudicò con Como il primato nazionale per qualità e quantità di prodotto, arrivando a rivaleggiare con le produzioni cinesi e giapponesi. Al giorno d’oggi l’allevamento del baco da seta non è più praticata ma è ricordata nel Museo della Seta, dedicato a Ronchi. Meldola ha anche dato il proprio nome ad una qualità di seta.

Spunti videoludici

La figura imponente della Rocca di Meldola, con i suoi bastioni inclinati e la sua colorazione sabbiosa, si staglia contro il cielo e i monti verdi delle valli del forlivese. Il castello può ispirare la forma di una massiccia fortezza medievale imprendibile, dagli elementi difensivi caratteristici, quali le torri e le mura, enfatizzati ed esasperati. Può essere dunque un valido elemento per un ambientazione fantasiosa o storica o per un tower defense. Pertinente a questa tipologia di gioco è la strenua resistenza di Teodorano davanti alle soverchianti forze di Cesare Borgia. Sebbene la situazione dell’assedio e dell’assalto al castello siano un’immagine legata strettamente al medioevo, storicamente parlando battaglie di questo genere furono assai rare. Ecco dunque che la difesa di Teodorano, con scale sulle mura, olio bollente e frecce infuocate, diventa unica ed epica, per quanto sfortunata.

Meldola e i suoi territori vantano la presenza di ben quattro sistemi fortificati. L’esistenza di questi castelli testimonia l’antico valore strategico che aveva questa regione. La trasformazione lungo i secoli di un piccolo borgo o di una villa fortificata in castello può essere il fulcro di un city builder o di un gestionale: amministrando sapientemente il proprio feudo si potrà ampliarne la sfera di influenza e l’economia, sbarrando la strada alle fortezze rivali.

Sebbene Castelnuovo Sasso fosse un centro di grande importanza, al giorno d’oggi è ridotto a pochi ruderi. Ammirare il panorama circostante dalle rovine del castello è molto evocativo e fa riflettere sull’effimero potere umano. I resti della fortezza e del borgo sono la perfetta location per delle quest dal tema spettrale o melanconico. Possono anche offrire uno scenario pittoresco per un’arena da picchiaduro o per un boss finale. anche immaginare un gioco che abbia l’ecologia e l’equilibrio naturale quale fulcro.

Il Bosco di Scardavilla è una riserva naturale dall’atmosfera fatata, dove animali e piante crescono quasi ignare della presenza umana. Può essere perfetto modello per una foresta italiana antica, ombrosa e poco popolata dagli umani, inseribile in narrative fantasy o storiche. Prendendo esempi dagli studi di Pietro Zangheri si potrebbe anche immaginare un gioco che abbia l’ecologia e l’equilibrio naturale quale fulcro.

Il baco del Bombyx Mori non è esattamente paragone di bellezza (ma diventa più affascinante dopo la metamorfosi in farfalla!): tuttavia, questo piccolo insetto ha influenzato per tre secoli l’economia di Meldola e dei territori circostanti. L’allevamento dei bachi da seta e le procedure tessili sono un inusuale soggetto per un gioco che abbia l’industria quale tema. Partendo dalle tecniche tradizionali del XVI secolo, utilizzando strumenti limitati, si potranno poi sviluppare tecnologie sempre più all’avanguardia, macchine automatizzate innovative e prodotti di qualità sempre maggiore. Su ispirazione di Ciro Ronchi si potrà rievocare la rivoluzione industriale in un settore antico e affascinante.

[Biliografia]

– Lombardi F., Storia di Meldola, Cesena, Società Editrice il Ponte Vecchio, 2000

[Sitografia]

Appennino Romagnolo.it
Emilia-Romagna turismo.it
Castelli Emilia-Romagna.it

[Scheda Film Commission]

Emilia-Romagna Film Commission

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