Marmolada

Descrizione

La Marmolada, conosciuta anche come la Regina delle Dolomiti, è un gruppo montuoso delle Alpi che si trova tra le province di Belluno e Trento. Grazie alla quota di 3343m raggiunta dalla sua Punta Penia, è il più alto del Veneto e di tutte le Dolomiti. Il gruppo montuoso ospita inoltre il più grande ghiacciaio vallivo delle Dolomiti, il Ghiacciaio della Marmolada.

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Cenni storici

Durante la Prima guerra mondiale le cime e i ghiacciai della Marmolada rappresentavano dei luoghi strategici nella lotta tra il fronte italiano e quello austriaco. I segni del conflitto sono presenti in tutta l’area del gruppo montuoso, dove avvennero numerosi e ripetuti scontri.
Il fulcro delle operazioni belliche era la Forcella V, occupata dalle forze austro-ungariche, situata al culmine del ghiacciaio e collegata direttamente al Fortilizio imperiale.

La postazione era difficile da mantenere a causa dei ripetuti attacchi da parte delle truppe italiane situate sulla vicina Punta Serauta. Da quella posizione infatti, l’esercito italiano controllava giorno e notte i movimenti dell’esercito avversario impedendone i rifornimenti. Le colonne di portatori erano costretti ad attraversare il ghiacciaio in superficie per portare viveri e munizioni alle postazioni in alta quota. Ciò li rendeva dei facili bersagli e di conseguenza erano costretti a nascondersi tra i crepacci o a tornare indietro.

La situazione rimase invariata fino all’estate del 1916, quando Leo Handl, un tenente austriaco, decise di sfruttare il ventre del ghiacciaio e scavare delle gallerie per raggiungere posizioni strategicamente favorevoli. Procedendo per prove e tentativi, i soldati delle truppe alpine austro-ungariche diedero vita a un’opera architettonica impensabile per l’epoca ma soprattutto per il contesto in cui soldati dovevano convivere ogni giorno.

Grazie ai numerosi vantaggi offerti dallo spessore del ghiaccio, nel giro di dieci mesi il tunnel originale venne diramato in un totale di 12 km di perforazioni che univano tutte le postazioni austriache della zona, le quali servivano oramai più che altro come posti di guardia, essendo stati trasferiti in apposite caverne sotto il ghiaccio anche tutti i dormitori, mense, sale radio, cucine e infermerie. Oltre 200 soldati potevano vivere indisturbati sotto il manto bianco della Marmolada, fino allora tanto temuto, nelle labirintiche gallerie che vennero soprannominate “la città di ghiaccio”.

Le truppe alpine italiane si prodigarono per cercare di catturare questa importante fortificazione nemica, impegnandosi in una guerra diventata ormai sotterranea, a colpi di martelli pneumatici e mine. Con l’abbandono delle gallerie dopo lo sfondamento di Caporetto, lo spostamento del fronte e la conseguente mancata manutenzione, tutto è crollato, si è spostato, sciolto e riformato.

Il ghiacciaio è oggi un corpo vivo che si fa e si disfa di stagione in stagione, rimescolando tutti i reperti lasciati dai soldati, che puntualmente con lo scioglimento progressivo riaffiorano in superficie. Oggi purtroppo ne restano assai pochi e la Marmolada è diventato un rinomato polo turistico, meta di sciatori ed alpinisti.

Focus narrativi

Nei fitti boschi e sulle tortuose vie di montagna, secondo alcune leggende, è possibile incontrare il Salvan (Om dal bosch). L’essere è un uomo ricoperto di peli, con una lunga barba e vestito con indumenti ricavati dalla natura. Il suo copricapo è fatto d’erba secca e decorato con pigne e rami, i calzini sono piante rampicanti e per proteggersi dalle intemperie indossa un lungo mantello creato con il muschio preso dagli alberi. Secondo alcuni racconti il Salvan, durante i mesi autunnali, talvolta visita le case lasciate aperte per sfamarsi e scaldarsi. La visita del Salvan può portare fortuna o rovina e curiosamente anche dei consigli sulla caseificazione.

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La Marmolada ospita un racconto con alcuni elementi in comune con la fiaba popolare di Cenerentola ma dai risvolti più tragici. La protagonista è Conturina, una bellissima ragazza che viveva con la matrigna e due sorellastre. Conturina era al centro delle attenzioni di nobili e cavalieri della zona che andavano a visitare la ricca matrigna. Per gelosia, la matrigna proibì a Conturina di parlare in presenza degli ospiti in modo da additarla come muta e ottusa. La bellezza di Conturina continuava comunque a non far demordere i numerosi pretendenti e di conseguenza le fu proibito anche di muoversi, costretta a fingersi paralitica. Non bastò e la matrigna esasperata chiese l’aiuto di una strega, chiedendole di farla diventare una statua di pietra. La statua continua ad essere ammirata a discapito della matrigna e le sorellastre. La bella Conturina, ormai diventata statua fu trasportata lontano dall’abitazione della matrigna, incastonata nella roccia e dimenticata. L’unica testimonianza della sua esistenza è un flebile canto proveniente dalle rocce e sentito dai pastori della Valle Ombretta. Nel corso degli anni questo canto, ammaliò anche un soldato di guardia al valico. Il giovane promise che alle prime luci dell’alba si sarebbe arrampicato per salvarla. Purtroppo la storia, a differenza delle fiabe più classiche non ha lo stesso lieto fine: il soldato non arrivò in tempo e il sortilegio, dopo lo scadere del settimo anno divenne eterno.

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La genesi del ghiacciaio della Marmolada viene associata ad un racconto ammonitore. La protagonista è una ricca e avara donna di Penìa che decise di andare a lavorare invece di partecipare ai festeggiamenti della Madonna. La donna andò a lavorare nei campi perché preoccupata di perdere il raccolto a causa dell’arrivo di un temporale. Gli abitanti del paese cercarono di farle cambiare idea, consigliando di non ignorare i festeggiamenti e quindi di evitare di commettere peccato. La donna ignorò i compaesani affermando che non le interessava la Madonna ma solo il suo fieno. Come risposta all’avarizia, la pioggia diventò neve e ricopri tutto. Il manto nevoso diventò una spessa coltre di ghiaccio mai più scioltasi, intrappolando la donna per sempre. Nelle notti più tetre, secondo i racconti, è possibile sentire le grida di terrore della donna alla ricerca di una via d’uscita dai ghiacci perenni.

Spunti videoludici

Il gruppo della Marmolada offre molti spunti di narrazione. Si può pensare a una narrazione che tocca i due fronti della Grande Guerra. La realizzazione della città di Ghiaccio e il suo abbandono. Da non sottovalutare anche la ricchezza della zona in termini di folclore, vedi per esempio la presenza dei Salvan che secondo Dino Coltro in Gnomi, anguane e basilischi vengono considerati dei Nani dei Boschi.

[Bibliografia]
Dino Coltro, Gnomi, anguane e basilischi. Esseri mitici e immaginari del Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino e Alto Adige, Cierre Edizioni, Verona 2006
Karl Felix Wolff, I Monti Pallidi: leggende delle Dolomiti, Mursia, Milano 2016

[Sitografia]
Sito Unesco Dolomiti
Museo della Marmolada
LaSoldanella.org

 

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