Descrizione
Il Lago Moro è un lago alpino in Val Camonica. Di origine glaciale, il lago è noto per le acque fredde e scure e per la celebre leggenda locale, quella della spettrale Culla del Lago (la cüna del lac).
Location
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Focus narrativi
Il lago è famoso per le sue acque particolarmente scure, da cui secondo alcuni deriva il nome Moro. In realtà altre tesi sostengono che l'origine del nome derivi da moir, termine celtico che significa pozza, lago basso, stagno. Secondo altre proposte, il nome originario fosse lac de la güna, ovvero lago della conca. Quando il termine güna divenne desueto, venne storpiato in cuna, dando origine alla diffusione della
nota leggenda.
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L'area del lago è ricca di
reperti archeologici rupestri. L'area ricca di selvaggina attirò, in passato, comunità di cacciatori nomadi, che stagionalmente abitavano le sponde del lago. Dietro di sé lasciarono sulla roccia il segno del loro passaggio. L'area del lago vede tre località con rocce istoriate: le Sorline, Bessimo monte e Capo di Lago Monte. A Sorline, situata più in basso del lago, su una dorsale a picco sul corso del fiume Dezzo, sono state ritrovate due superfici incise con finalità di culto: nella prima, risalente al 3000 a.C., si vedono cerchi concentrici irraggiati con un foro centrale e figure di armi; vicino a questa si trova una seconda roccia che mostra invece la rappresentazione di una capanna. Nell'area sono state ritrovate punte di selce, frecce, lame di ascia, muri megalitici, rocce incise, tracce di sentieri preistorici ma anche resti romani e medievali: la zona era in passato molto più popolata ed era coltivata abbastanza stabilmente.
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L'origine del lago è quasi certamente glaciale ma esiste una lunga e ostinata credenza locale che afferma
l'origine vulcanica del lago. Ciò spiegherebbe la particolare profondità (42 metri), le sue rive ripide, che scendono immediatamente in profondità, e il colore scuro delle sue acque. L'origine del caratteristico colore è dovuto alla presenza nel bacino di roccia bruna quarzosa.
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Il Lago Moro è meromittico, ovvero le sue acque non hanno rimescolamento. Il naturale rinnovarsi stagionale dell'acqua avviene solo nei primi 20 metri di profondità: la forma del lago, le correnti e la maggior densità vicino al fondo impediscono la rigenerazione delle acque profonde, creando di fatto due laghi sovrapposti che non si mescolano mai. Mentre nei primi metri è possibile trovare la tipica fauna lacustre alpina, in profondità non vi è ossigeno e non vivono forme di vita, salvo alcuni batteri che generano sostanze dannose come gas ammoniaca o acidi.
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Il Lago Moro è l'ambientazione di una
famosa leggenda locale, quella della “Culla del lago”, di cui esistono numerose varianti. Di seguito verrà narrata la versione trascritta in dialetto camuno da Don Lino Ertani nelle “Bòte de Al Camonega”, raccolta di successo del 1978: Appena sopra Corna e Darfo c'è il Lago Moro, per via delle sue acque un po' nere, ma che i nostri vecchi hanno sempre chiamato Lago della Culla. Raccontano che dove adesso c'è il lago, una volta ci fosse una grande pianura verde e fiorita. Dove adesso c'è Capo di Lago, al tempo c'erano solo due famiglie contadine. C'erano due fratelli che avevano sposato due donne forestiere, la prima era una brava donna laboriosa e per bene, la seconda era una vecchia strega invidiosa e litigiosa. Entrambe avevano un bambino, quello della prima era bello e vivace, quello della seconda bruttino e piangeva sempre. Un giorno passò di lì un vecchio viandante che cercava la carità e la donna cattiva, invece di dargli qualcosa, lo ricoprì di parole, dicendo che anche lui poteva andare a lavorare e lagnandosi che il Signore era stato malvagio con lei. Entrambe le donne stavano sugli usci delle case con le culle: quando la donna per bene vide che l'altra non aveva dato nulla al vecchietto, allora entrò in casa per prendere qualcosa in cucina. Quando uscì si accorse che la donna invidiosa stava già allungando le mani per strozzarle il figlio, che era più bello del suo. Allora il vecchio alzò il bastone e venne subito un terremoto che aprì la terra e ingoiò al suo interno la donna malvagia con il suo bambino. Poi arrivò una tempesta come mai se ne videro e il vecchio urlò: “vai giù, resta sotto l'acqua tu e il tuo malnato!”. Quando terminò di piovere, al posto del prato c'era il Lago Moro. Si dice che a mezza notte la donna cattiva venga ancora a galla con la sua culla e il bambino piangente. Alcuni dicono che la strega cerchi di afferrare i bagnanti e allora per liberarsi bisogna gridare: “Lasciami brutta strega, il vecchio viandante ti rimanda sott'acqua!”. La saggezza locale suggerisce di non rischiare e di non avventurarsi a fare il bagno.
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Il lago ha la cattiva fama locale di essere pericoloso per la balneazione, forse per le acque gelide tutto l'anno e per la notevole profondità. Tuttavia non risultano più annegamenti della norma. Nel 1922 morì annegato un giovane di 19 anni, a cui è dedicato un cippo presso Capo di Lago.
Fonti e link
[Bibliografia]
- Lino Ertani,
Bòte de Al Camònega, Esine, San Marco, 1979.
- Giorgio Gaioni,
Leggende di Val Camonica e Val di Scalve, Esine, San Marco, 1977.
[Sitografia]
Amici del Lago Moro
Turismo Valle Camonica