Descrizione
Ai piedi delle cime dolomitiche del Catinaccio e del Latemar, vicino alla riva del lago di Carezza, sorge imponente e in tutto il suo splendore il Grand Hotel Karersee, edificio storico, dalle sembianze fiabesche, che ha ospitato personaggi enigmatici e famosi. L’hotel, ampliato nel 1907, raggiunse i 500 posti letto. La costruzione si sviluppa in file di finestre e balconi in legno, davanti all’albergo vi erano ampie terrazze e un enorme giardino. All’interno, ad oggi, si sono conservate la hall con il soffitto a cassettoni, il ristorante con il soffitto a travi e la lussuosa piscina con l’affresco del 1922 del pittore Albert Stolz. Il salone asburgico adibito a sala da ballo, con i lampadari dell’epoca e l’immenso dipinto del celebre paesaggista britannico Edward Theodore Compton. Risale al 1897 la chiesetta di S. Giuseppe costruita in occasione del soggiorno dell’Imperatore Francesco Giuseppe e della moglie Elisabetta.
Focus narrativi
L’hotel deve la sua notorietà all’
Imperatrice Elisabetta, che vi soggiornò nell’agosto del 1897 su consiglio del suo medico personale che, insieme al dottor Christomannos, trasformò il complesso nella residenza estiva dell’Imperatrice. Il 18 agosto, compleanno dell’Imperatore, le sale della residenza vennero addobbate per festeggiarlo con una festa sfarzosa, che fu un avvenimento sociale e patriottico. Sempre in questo periodo Sissi fece una passeggiata che la portò tra le malghe di Nova Levante al maso Zenay; oggi questo percorso viene chiamato “Passeggiata Elisabetta”. Al maso tutt’oggi si può trovare il
monumento eretto per ricordare la sovrana asburgica. La fama del Grand Hotel varcò i confini europei, tanto che successivamente altri personaggi celebri vi soggiornarono.
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Al Grand Hotel soggiornarono anche scrittori e politici, come la famosa scrittrice inglese di gialli e madre dell’investigatore Hercule Poirot,
Agatha Christie. Vi soggiornò intorno agli anni ’20. Qui scrisse e ambientò il romanzo
Poirot e i quattro grandi, collocando l’epilogo del delitto nel labirinto del Latemar, vicino al lago di Carezza. Tra i politici, il 3 agosto 1947, vide la presenza del Primo Ministro britannico
Winston Churchill, giunto ufficialmente per una vacanza e per dipingere lungo le rive del lago. In realtà il ministro era sulle tracce di segreti e tesori nazisti e far sparire la sua corrispondenza scomoda avuta con Benito Mussolini.
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Oltre al soggiorno di questi ospiti illustri, l’hotel ospita nel lago di Carezza la
leggenda della ninfa del lago. La ninfa deliziava i viandanti con il suo canto melodioso. Un giorno lo stregone di Masaré la sentì cantare e si innamorò di lei. A nulla valsero i suoi incantesimi per conquistare la ninfa, così si rivolse alla strega Langwerda che gli consigliò di vestirsi da venditore di gioielli, stendere un arcobaleno tra le due montagne circostanti il lago per attirare la ninfa. Così fece, ma dimenticò di travestirsi. Infatti, quando la ninfa lo vide, sparì nelle acque del lago e non fu più vista da nessuno. Distrutto dall’amore per la ninfa, lo stregone strappò l’arcobaleno dal cielo e lo gettò nel lago. Ancora oggi il lago risplende dei colori dell’arcobaleno e viene chiamato anche “Lec de Ergobando”, lago arcobaleno.
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Altre leggende aleggiano nei pressi dell’albergo, rendendolo un vero luogo magico. Ancora oggi si racconta la storia delle
bambole di pietra. Un giorno, mentre alcune pastorelle badavano al gregge, un vecchio si lamentò d’aver perso il suo coltello. Una delle pastorelle, Ménega, lo trovò sulla strada di casa e raggiunse il vecchio per restituirglielo. Il vecchio, per ringraziarla, le fece esprimere un desiderio. Ménega chiese una bambola. Il vecchio le diede appuntamento per il giorno seguente, promettendole le bambole vestite di seta e lei ne avrebbe scelta una. Prima di congedarsi il vecchio la intimò di stare attenta alle streghe. La fanciulla incontrò una donna, le rivelò che il vecchio in realtà era un veneziano molto ricco e che pronunciando un ritornello avrebbe ottenuto una bambola vestita d’oro. Il giorno seguente, dalla parete della montagna, apparvero in fila le splendide bambole, ma la ragazza recitò la formula e le bambole divennero di pietra.
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Un’altra storia legata al vecchio veneziano e alla montagna è quella della
saga di Laurino, il re dei nani. La leggenda narra che vivesse su quelle montagne quando queste erano un roseto ammirato da tutti, ma che bisognava difendere dai nemici e dai conquistatori. Così Laurino trasformò il roseto in pietra, affinché gli uomini non potessero vedere il suo regno, né alla luce del sole né a quella della luna, ma si dimenticò di racchiudere anche il cielo. Durante il tramonto i raggi del sole indugiano sulle rocce, che sembrano risplendere di luce propria, come se qualcosa ardesse al suo interno, dentro la grande fortezza simbolo dell’eterna giovinezza. Così, ancora oggi, tramonto e aurora sembrano farci rivivere lo spettacolo dei giardini di rose del re dei nani.
Fonti e link
[Bibliografia]
- Valerio Vitantoni,
I sentieri di Sissi. Verità e leggende sugli itinerari altoatesini dell'imperatrice, Milano, Ugo Mursia Editore, 2018;
- Christie Agatha,
Poirot e i quattro, Milano, Mondadori, 2019.
[Sitografia]
Grand Hotel Karersee
Musantiqua.it