Descrizione
Città fantasma situata all’interno del bacino idrografico del fiume Arrone, lungo la via di S.Maria di Galeria, strada che dalla via Aurelia confluisce poco dopo a nord sulla via Claudia Braccianense. Del luogo, teatro di misteriose malattie che ne hanno sterminato la popolazione e di una repentina quanto inspiegabile fuga di tutti i cittadini avvenuta nel XIX secolo, restano adesso rovine disseminate e nascoste per la vegetazione, tra cui quella di un castello medievale e quella di una vecchia chiesa, adibita a cimitero durante l’epidemia di malaria che il paese ha visto nel XVIII secolo.
Focus narrativi
Le rovine sorgono su uno
sperone tufaceo che ospita numerosi buchi e cunicoli sotto il livello del terreno, che rendono pericolosa l'esplorazione indipendente del sito.
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Attorno al XVII secolo gli abitanti di Galeria iniziarono a morire in modo piuttosto misterioso. Avvalendoci delle attuali ricerche si può determinare che la causa delle morti fosse un'
epidemia di malaria, diffusa al tempo in svariate zone circostanti il fiume Arrone.
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Tutt'ora inspiegabile è il motivo che spinse gli abitanti ad abbandonare il borgo con sorprendente precipitazione: vennero lasciati sul posto non solo gli oggetti dentro alle case, i suppellettili e il mobilio, ma anche molti
cadaveri, che furono trovati poi mezzo secolo più tardi e che soltanto allora poterono avere degna sepoltura.
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Un’antica leggenda del luogo narra la storia di un
fantasma menestrello di nome “Senz’affanni”. Morto circa trecento anni fa egli torna puntualmente ogni anno tra le antiche mura di Galeria, cantando e suonando per la sua amata in sella a un bellissimo cavallo bianco. La leggenda sembra aver preso vigore tra coloro che asserivano di aver sentito il rumore di zoccoli e un suono simile a un lamento proveniente dalla valle sottostante l'abitato. Le stesse persone affermavano di averlo sentito, specialmente in inverno, durante le piene del Fiume Arrone. Chi non credeva alla presenza del fantasma sosteneva che il rumore, accompagnato da un sibilo simile ad un lamento, altro non fosse che lo scorrere impetuoso del torrente sulle rocce nel punto in cui questo attraversava alcune cavità sotto il borgo.
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Durante l'epidemia di malaria la chiesa di San Nicola, di cui ora resta solo il campanile, venne adibita a cimitero dagli abitanti. Le altre chiese del borgo non hanno avuto più fortuna: quella di Sant'Andrea fu distrutta da un
incendio nel 1816, quella di Santa Maria della Valle si dice che fu devastata da un fulmine sul finire del XVI secolo, quella di San Sebastiano fu demolita all'incirca nello stesso periodo. I resti delle quattro chiese, come quelli delle varie abitazioni e delle mura, giacciono ora nascosti tra la vegetazione.
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Tra il XVIII e il XIX secolo visitò le rovine l'archeologo inglese
Thomas Ashby, che descrisse il luogo come "uno dei luoghi più belli da visitare per coloro che amano gli angoli isolati nelle vicinanze di Roma" per via della "pittoresca desolazione delle sue strade, semi ricoperte di vegetazione e dei suoi edifici sgretolati".
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Nel 2012 sono stati ritrovati tra le rovine del borgo inequivocabili tracce di riti satanici svolti durante la notte tra la vegetazione e i ruderi: una scritta bianca dipinta su un muro che recita
“Satana morte”, i resti di numerosi falò e svariati lumi votivi capovolti e spenti.
Fonti e link
[Bibliografia]
Thomas Ashby,
The Roman Campagna in classical times, Londra, Ernest Benn Ltd., 1927, traduzione in lingua italiana di Olga Joy,
La campagna romana nell'età classica, Milano, Longanesi, 1982.
[Sitografia]
Lazionascosto.it
La Repubblica