Forte di San Leo

Descrizione

A dominare la Valmarecchia sul culmine di un enorme masso roccioso si staglia il forte di San Leo, una roccaforte impenetrabile che nel corso dei secoli ha sempre difeso fieramente il suo primato di inespugnabilità.

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Cenni storici

La particolare formazione geologica di San Leo con le sue scoscese pareti che cadono perpendicolari al suolo lo rendono una fortezza naturale. Questo vantaggio venne sfruttato fin dall’epoca romana, attraverso una fortificazione in cima allo sperone. Dato il valore tattico, nel corso del medioevo la fortezza venne contesa da diverse popolazioni come Bizantini, Goti, Franchi e Longobardi. Dalla metà del XI secolo fino alla metà del XV sono due le famiglie rivali che si contendono il dominio della Rocca: i conti di Montefeltro e i Malatesta. Nel 1441, a Montelocco, Federico da Montefeltro si scontra per la prima volta contro Sigismondo Pandolfo Malatesta, Signore di Rimini e Fano. Poco dopo Federico scala e conquista la Rocca strappandola ai Malatesta, un evento che creò non poco stupore data la fama di fortezza ritenuta inespugnabile.
Con l’evolversi degli strumenti da guerra anche la struttura della fortezza medievale doveva necessariamente adeguarsi. Federico affidò all’architetto senese Francesco di Giorgio Martini i lavori per ridisegnare la rocca e prepararla alle nuove sfide che si sarebbero poste in futuro. L’architetto ridisegnò completamente la struttura del forte permettendo una risposta al fuoco attraverso linee di tiro incrociate. Nel XVI secolo la fortezza venne conquistata da Cesare Borgia con il sostegno di Papa Alessandro VI, ma il possesso durò solo un anno perché venne riconquistata da Guidobaldo da Montefeltro. Si susseguirono diverse lotte e domini come quello da parte delle truppe fiorentine guidate da Antonio Ricasoli o i Della Rovere che mantennero il forte quasi fino alla metà del XVII secolo. Nel 1631 la fortezza di San Leo venne ancora una volta modificata, questa volta non per migliorare il già affinato strumento di guerra ma piuttosto per perseguire uno scopo diverso. I tanti alloggi dei soldati vennero riadattati in anguste celle per non far scappare i prigionieri. Nel forte furono imprigionati diversi figure illustri come Felice Orsini o Cagliostro e l’attività di carcere continuò fino ai primi anni del XX secolo. Oggi la roccaforte rappresenta una delle più importanti testimonianze di arte militare in Italia.

Focus narrativi

Berengario II, ultimo re del regno longobardo d’Italia, dopo il rifiuto del proprio esercito di combattere contro le truppe del re di Germania Ottone I di Sassonia, si rifugiò nella fortezza di San Leo nel 961. L’assedio durò fino al 963, quando Berengario fu arrestato e mandato in esilio a Bamberga con la sua famiglia.

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Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini e Fano, e Federico da Montefeltro, conte e poi duca di Urbino, appartenevano a due famiglie in una lotta continua dal XIII secolo. Anche loro si sono odiati e fronteggiati per oltre vent’anni nonostante i legami di parentela che via via si intrecciarono tra le loro casate.

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Dopo i lavori a opera di Francesco di Giorgio Martini il forte di San Leo divenne un’efficientissima macchina da guerra, tanto che perfino Pietro Bembo la definì un “fortissimo propugnacolo e mirabile arnese di guerra, ammirevole punto d’incontro tra natura e arte.”

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Il forte di San Leo, dopo la sua conversione in prigione, è stato il luogo di detenzione finale di Alessandro, conte di Cagliostro. La sua prigionia iniziò il 20 aprile del 1791 e qualche mese più tardi fu trasferito nella più angusta cella presente nella struttura: il Pozzetto. Come si può immaginare dal nome la cella era priva di porte e l’unica apertura era botola del soffitto. L’area della cella era di soli 10 metri quadrati con una feritoia da cui il detenuto poteva osservare le chiese del borgo sottostante. Cagliostro cercò di apparire pentito e iniziò una serie di azioni come preghiere, digiuni e penitenze. I tentativi di rivalsa non ebbero nessun riscontro e Cagliostro tra momenti pieni di speranza e altri di rabbia verso i propri carcerieri, finì per impazzire. Costretto ad un isolamento totale in uno spazio angusto, colui che divenne in seguito sinonimo di avventuriero e imbroglione morì il 26 agosto del 1795.

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Nel 1788 le carceri della fortezza erano in pessime condizioni tanto da far richiedere l’intervento di Giuseppe Valadier, nominato da Pio VII architetto dello Stato della Chiesa. Ne è testimonianza una lettera di Stato vaticana inviata al tesoriere generale: “Essendo le carceri della fortezza di San Leo per loro forma e situazione molto insalubri, e minacciando uno di quei due baluardi imminente ruina, è mente di N.S. che si facciano le innovazioni, e i risarcimenti che l’architetto Valadier, portandosi per comando di Sua Santità sulla faccia del luogo, propone ne’ disegni […]”.

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Nel 1844 fu imprigionato qui anche Felice Orsini. Nel suo Memorie Politiche descrive San Leo e i suoi giorni di reclusione, il rapporto con le guardie e un tentativo di fuga: “Per andarvi dalla parte di Urbino non vi era, almeno a’ miei tempi, alcuna strada carreggiabile, ed i prigionieri venivano là tratti a cavallo. L’aria vi è purissima; ma il freddo si fa sentire assai per tempo; e l’acqua potabile, essendo di cisterna, è cattiva. Le segrete orribili, anguste, con mura spesse più di un metro, e con le finestre su tre decimetri di lato. Il celebre Cagliostro terminò i suoi giorni in una di esse, che prese il nome di Cagliostra”.

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Attualmente gli ambienti della fortezza ospitano un museo d’armi, strumenti di tortura e una pinacoteca.

Spunti videoludici

L’ampio respiro del panorama che si può scorgere in cima alla rupe del forte di San Leo fa tendere l’immaginazione verso epiche battaglie campali: violenti scontri all’ultimo sangue con l’unico obiettivo di conquistare la rocca e quindi ottenere il predominio del territorio. C’è un altro punto di vista che lo sviluppatore può prendere in considerazione. Distaccandoci dalle lotte al fil della spada, quando le armi sono state ormai rinfoderate ciò che resta sono i vittoriosi e gli sconfitti. Proprio il punto di vista di quest’ultimi rappresenta un focus su cui gli sviluppatori possono esplorare una narrazione più raccolta e intima ma non per questo meno preziosa. Il panorama visto dalla cima della rupe lascia spazio a un’angusta finestra con tre file di inferriate, rivolta non verso la libertà e gli spazi aperti ma verso la Pieve del borgo: un monito per i reclusi a pentirsi delle proprie azioni e chiedere perdono.
Un eventuale titolo legato al Forte di San Leo può svilupparsi intorno alla sua evoluzione come ”fortissimo propugnacolo e mirabile arnese di guerra”: da semplice avamposto militare romano a teatro del delirio e della morte di uno dei personaggi italiani più controversi della storia, ovvero il conte di Cagliostro.

[Bibliografia]

– Felice Orsini, Memorie politiche. Scritte da lui medesimo e dedicate alla gioventù italiana, Trieste, Il litorale libri, 2008.
– Daniele Sacco e Alessandro Tosarelli, La Fortezza di Montefeltro. San Leo: processi di trasformazione, archeologia dell’architettura e restauri storici, All’Insegna del Giglio, 2016.

[Sitografia]

Comune di San Leo
Il duello Malatesta-Montefeltro RaiStoria

[Scheda Film Commission]

Emilia-Romagna Film Commission

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