Fontana del Nettuno

Descrizione

La fontana del Nettuno si erge nell’omonima piazza e di fronte all’ingresso del palazzo di Re Enzo. Su una base di tre gradini posa la vasca ricoperta di marmo di Verona, al centro della quale s’innalza lo zoccolo (contornato da quattro nereidi, putti e delfini) su cui si staglia in verticale la figura del Nettuno: un gigante di bronzo alto più di tre metri e pesante 22 quintali. L’imponente titano, divenuto uno dei simboli di Bologna, tende la sua mano sopra la città ad assumerne il potere o il controllo: la valenza religiosa e politica della fontana, nonché la sua connotazione fortemente erotica e i piccoli segreti che nasconde, la rendono oltre che un importante riferimento artistico e monumentale anche un’evocativa icona ricca di storia e fascino.

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Cenni storici

Pier Donato Cesi, vicelegato pontificio a Bologna, volle abbellire la piazza del Nettuno con un simbolo del governo di Pio IV sulla città. Il soggetto scelto fu quello del Nettuno, ricorrente nelle fontane del tempo. Nel 1563 la costruzione della fontana venne affidata allo scultore fiammingo Giambologna (pseudonimo di Jean de Boulogne), all’architetto Tommaso Laureti e al fonditore Zanobio Portigiani, che portarono compimento l’opera nel 1566. Per proteggere il valore monumentale della fontana questa fu recintata nel 1604 – suddetta recinzione fu tolta solo nel 1888. Numerosi i restauri che hanno preservato l’integrità dell’opera: dal 1708 già si ebbero i primi piccoli rappezzamenti, mentre interventi più consistenti si susseguirono dal 1762 al 1887, poi di nuovo nel 1907. Durante la Prima guerra mondiale la statua del Nettuno fu trasferita ai magazzini di palazzo d’Accursio e per il rischio paventato durante la Seconda venne rimosso nuovamente. Altri restauri si ebbero nel 1935, nel 1945, nel 1988 e infine in tempi recenti, dal 2016 al 2017.

Focus narrativi

Poco sotto il Nettuno si notano le figure di quattro putti che reggono altrettanti delfini. Queste rappresentano le quattro parti del mondo conosciute al tempo della costruzione della fontana: il Danubio, il Gange, il Nilo e il Rio delle Amazzoni. Le iscrizioni ai lati dello zoccolo su cui si erge la statua del dio recitano: “populi commodo” (a uso del popolo), “fere publico” (con soldi pubblici), “fori ornamento” (a ornamento della piazza) e “MDLXIIII” (1564 – data a ben vedere antecedente di due anni quella del completamento ufficiale dell’opera). La divinità tende la mano in avanti quasi a placare i flutti: così facendo simboleggia anche il potere della Chiesa sulla città di Bologna, che diffonde ricchezza e prosperità ma non si mescola al popolo, non fraternizza con esso – anzi lo scruta dall’alto, inalienabile e fiero.

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La fontana è stata concepita con fini ornamentali. Ciononostante una delle iscrizioni presenti ai lati del basamento, “populi commodo”, fuorviò non poco la popolazione bolognese: i venditori di frutta e verdura che vendevano in piazza Maggiore utilizzarono il monumento per risciacquare la propria merce e le lavandare vi insaponavano e detergevano il bucato. Nel 1588 fu edito un provvedimento atto a dissuadere i popolani dai loro intenti: chiunque avrebbe usato la fontana come lavatoio sarebbe stato sanzionato con multe, confische o addirittura punizioni corporali. Ciò non bastò però a impedire che fioccassero atti illeciti: la fontana iniziò infatti a venir usata come vespasiano. Nel 1604 un bando riporta la persistenza di un “grandissimo fetore” causato da illecite minzioni (se non addirittura altro) nell’acqua della fontana, esposta anche a svariati piccoli atti di vandalismo. Al seguito di ciò nello stesso anno furono rimosse le quattro fontanelle d’acqua potabile poste agli angoli della vasca principale e innalzata una recinzione a proteggere il monumento.

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Il tridente del Nettuno ha ispirato Mario Maserati per la realizzazione del logo della nota azienda automobilistica.

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Giambologna volle realizzare per il Nettuno dei genitali di una grandezza ragguardevole allo scopo di enfatizzare la carica erotica della fontana, accentuata già nelle pose delle nereidi (i cui seni zampillano acqua). Per non essere ammonito dalla Chiesa lo scultore fu costretto a un espediente prospettico: dalla giusta angolazione (alle spalle della fontana) infatti la mano del dio viene nascosta dal suo busto, e il solo pollice sembra partire dall’altezza del pube simulando il membro eretto del gigante. Altro aneddoto curioso riguardo l’approvazione della Chiesa è basato sul momento della presentazione della bozza ufficiale della statua al papa, presentazione non esente da rischi visto il soggetto del monumento – un dio pagano e completamente nudo. Si dice allora che il papa rimase per un po’ in silenzio alla vista del bozzetto preparatorio, commentando infine con alzata di spalle annessa: “per Bologna può andare bene”.

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Si dice che Giambologna girò due volte attorno al piedistallo della fontana riflettendo sulla realizzazione del Nettuno: grazie a quella riflessione portò la fortuna dalla sua parte, riscattandosi dalla “sconfitta fiorentina” che era stata la fase immediatamente precedente della sua carriera. A oggi una delle superstizioni propiziatorie per gli studenti universitari consiste proprio nel compiere attorno alla fontana due giri in senso antiorario, ripercorrendo simbolicamente i passi dello scultore.

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Per le dimensioni del dio, la statua è stata soprannominata al Żigànt (il Gigante) in dialetto bolognese.

Spunti videoludici

Il manierismo di Giambologna non può che affiancare l’immagine di Nettuno a quella di numerosi titani del mondo videoludico, magari pronti a prendere vita per scagliarsi contro il giocatore in battaglie epiche (si pensi in particolare alle figure classicheggianti di Mundus e del Salvatore, celebri boss della serie Devil May Cry): in particolare la posa stessa della statua non può che rimandare a un’ideale di potenza e dominio, entrambi tratti distintivi delle divinità contro cui l’utente è spesso chiamato a battersi. Si pensi allora al parallelo esplicito del terzo God of War, in cui Nettuno appare circondato dai flutti e da giganteschi cavalli e tentacoli d’acqua. La fontana di Bologna potrebbe dar vita a un’interessante reinterpretazione dell’immagine del dio in chiave videoludica, contornandola non di mostri bensì dei simboli che la attorniano nel contesto monumentale cittadino: allora le sagome erotiche delle nereidi assieme alle presenze angeliche dei putti coi delfini potrebbero ricollocare “il gigante” nel contesto originario del Cinquecento.

Altra prospettiva affascinante quella che vede la statua prendere vita: come negli intenti della commissione c’era la rappresentazione di un dio sceso dal suo trono per manifestare il proprio potere sulla città, così un’ulteriore discesa potrebbe trasformare il gigante di bronzo in un prezioso alleato o in un temibile nemico – immaginarlo discendere dal piedistallo e dai tre gradini che elevano la vasca è di per sé immagine d’indubbia potenza.

Ultimo spunto che segnaliamo è inerente la possibilità di inserire la fontana in un itinerario corsistico cittadino della città di Bologna. La possibilità di relazionare il Nettuno con la Maserati, nonché l’affascinante resa estetica del monumento, non possono che rimandare a una possibile comparsa dell’opera in un racing game d’ambientazione urbana.

[Bibliografia]

– Angiolo Silvio Ori, Bologna raccontata. Guida ai monumenti, alla storia, all’arte della città, Bologna, Tamari, 1976.
– Tiziano Costa, Marco Poli, Conoscere Bologna, Bologna, Costa Editore Bologna, 2004.

[Sitografia]

Comune di Bologna
Biblioteca Sala Borsa

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