Duomo Vecchio di Brescia

Descrizione

La cattedrale invernale di Santa Maria Assunta, o semplicemente il Duomo Vecchio, a Brescia, è una cattedrale romanica a pianta circolare costruita a partire dal XI secolo e terminata intorno alla fine del Cinquecento. L’attuale struttura si erge su una basilica risalente al IV secolo. La Rotonda, che divide il titolo di Duomo con l’adiacente cattedrale estiva di Santa Maria Assunta, custodisce il Tesoro delle Sante Croci.

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Cenni storici

Il cantiere del Duomo Vecchio fu aperto intorno al XI secolo, quando iniziò la demolizione della precedente Basilica di Santa Maria Maggiore de Dom, edificio paleocristiano risalente al IV secolo. La struttura principale della cattedrale romanica fu completata intorno al XII secolo. Nel 1275 venne eletto vescovo e primo signore di Brescia Berardo Maggi, che diede disposizione di ampliare il presbiterio e decorare l’interno del Duomo. Altri lavori vennero intrapresi tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, che aggiunsero alcuni elementi gotici alla cattedrale. Nel 1571 venne costruita la cappella laterale delle Sante Croci e l’ingresso venne spostato nella posizione odierna. A fine Ottocento, a causa di gravi problemi strutturali, l’edificio venne “ripulito” da molti elementi gotici e barocchi, alleggerendone l’aspetto e riportando in luce gli elementi romanici.

Focus narrativi

Il Duomo Vecchio sorge sulla precedente basilica di Santa Maria Maggiore de Dom, chiesa paleocristiana edificata intorno al VI secolo e devastata nel XI da un terremoto o dal grande incendio di Brescia del 1095. Dell’antica basilica resta ciò che ora è la cripta dedicata a San Filastro, vescovo di Brescia del VIII secolo. La cripta è ancora visitabile tramite un’apertura nel pavimento del presbiterio. Nella cripta sono presenti numerosi elementi recuperati dall’epoca romana, quali capitelli, colonne e pietre incise; alcune aperture laterali lasciano intravedere la presenza di un impianto termale romano.

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La cattedrale venne edificata con una torre campanaria, che però crollò nel 1708. La causa del cedimento fu l’apertura del nuovo ingresso al Duomo, posto proprio ai piedi della torre. Esistono pochissimi documenti visivi, a noi pervenuti, che descrivano il reale aspetto della torre.

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Nella parte circolare e più antica del Duomo, definita Platea, è conservato il sepolcro di Berardo Maggi (1308+), vescovo e primo Principe della città. La tomba, in marmo rosso, risale ad inizio Trecento e presenta un coperchio a forma di tetto: su di un lato è rappresentato il vescovo disteso sul letto di morte, dall’altro è rappresentata la pace del 1298 tra Guelfi e Ghibellini. Sui lati corti del sarcofago è rappresentato San Giorgio che uccide il drago, tema insolito per un luogo di sepoltura.

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Nella cappella laterale delle Sante Croci, edificata nel 1495, è conservato il “Tesoro delle Sante Croci”, gruppo di oggetti di valore artistico e religioso, che viene custodito sotto chiave per la maggior parte dell’anno. Il Tesoro è conservato nella cattedrale da quasi mille anni ed è stato più volte ampliato nei secoli. Del Tesoro fanno parte: la Reliquia della Vera Croce (o Reliquia Insigna, filo conduttore per tutti glia atri oggetti), il contenitore della Reliquia Insigna in legno argentato del XI secolo (o Stauroteca), il Reliquiario della Santa Croce, la Croce del Campo (o Orifiamma), un bauletto del Quattrocento, il reliquiario delle Sante Spine e il reliquiario della Croce di Zane, contenente altri frammenti della Vera Croce.

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Le nebbiose origini del Tesoro, documentato per la prima volta nel 1251, sono spiegate in una leggenda popolare. Si dice che il duca Namo di Baviera, personaggio nominato nel ciclo carolingio, ricevette da Carlo Magno in persona la reliquia contenente la Vera Croce. Namo assistette casualmente ad una processione delle reliquie dei santi patroni di Brescia, Faustino e Giovita. Durante una sosta del corteo accanto a Porta Bruciata (dove ora sorge San Faustino in riposo), le reliquie cominciarono a trasudare sangue. Namo, colpito dal miracolo, si convertì al cristianesimo, donò la Vera Croce e l’Orifiamma all’abate del monastero di San Faustino e Giovita e prese i voti come cenobita.

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La Croce del Campo, o Orifiamma, è una croce in legno e argento, che veniva issata sul Carroccio cittadino durante le guerre comunali e della Lega Lombarda.

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Nel 1520 venne fondato un ordine cavalleresco con lo scopo di amministrare e salvaguardare il Tesoro: la Compagnia dei custodi delle Sante Croci. La Compagnia è, al giorno d’oggi, ridotta ad un semplice comitato di rappresentanza.

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Il Tesoro venne conservato, tra il 1200 circa e il 1935, nel Sacrarum, un baule in ferro dorato. Per aprirlo erano necessarie sette chiavi: tre per aprire il baule e quattro per il catenaccio che lo cingeva, distribuite ai quattro rappresentanti delle quadre cittadine: Santo Stefano, Sant’Alessandro, San Giovanni e San Faustino. Successivamente le chiavi divennero otto e vennero ridistribuite a vari proprietari con vari decreti. A fine settecento la custodia venne risolta dando una chiave al vescovo della città e le altre sette al comune. Grazie ad un verbale del 1901 è possibile ricostruire il complesso protocollo con cui andavano aperti i lucchetti. Dal 1935, a causa di numerosi tentativi di furto, il Tesoro è custodito in una cassaforte blindata moderna, apribile con tre chiavi: una del vescovo, una del sindaco e una del presidente della Compagnia dei Custodi.

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Il Duomo Vecchio è decorato con numerosi dipinti di grande valore, ad opera di artisti quali il Moretto e il Romanino. Oltre alle consuete tematiche religiose, nella cappella delle Sacre Croci vi sono opere dedicate alla storia della Vera Croce e alla leggenda di Namo di Baviera.

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A tredici anni, il noto matematico Niccolò Fontana, durante il sacco di Brescia del 1512, cercò rifugio con la propria famiglia all’interno del Duomo Vecchio. Qui venne però assalito dai soldati francesi: suo padre venne ucciso, mentre Niccolò subì una ferita a mascella e palato che gli impedì di articolare bene le parole, da cui ebbe il soprannome “Tartaglia”.

Spunti videoludici

Scendendo nella silenziosa cripta di San Filastro sembra di tornare veramente indietro nel tempo: gli ornamenti romani, i mosaici e gli affreschi ancora visibili, le finestre antiche che ormai si affacciano sul sottosuolo, contribuiscono a creare l’illusione di essere ritornati ai tempi del protocristianesimo. La struttura del Duomo è ribassata di diversi metri rispetto al suolo odierno (da cui la necessità di aprire una nuova porta nel 1571), dando l’impressione di essere un vero ascensore verso il passato.
L’inusuale pianta circolare del Duomo ha incuriosito gli occultisti, che ritengono la Rotonda un centro energetico e mistico. Secondo alcuni, tale forma non deriva dalla struttura dei battisteri, ma si rifà ai templi pagani (monopteri) o al Tempio di Gerusalemme.
La storia del Tesoro delle Sante Croci è affascinante e contiene tutti gli elementi per una storia misteriosa ambientata nel medioevo. Con la leggenda di Namo di Baviera, i pezzi della Vera Croce e un ordine cavalleresco creato apposta, il Tesoro può essere il centro di un’avvincente storia. Inoltre, nei secoli, il Tesoro è stato oggetto del desiderio di numerosi ladri, che hanno più volte provato a rubarlo, fallendo uno dopo l’altro.
Il complicato protocollo di apertura del Sacrarum è perfetto per ispirare un enigma di logica o per un puzzle game. La ricerca delle sette chiavi, sparse in tutta la città, può essere adattato facilmente per una quest di un gioco di ruolo.

[Bibliografia]

– Gaetano Panazza, Il tesoro delle ss. Croci nel Duomo vecchio di Brescia [con 8 tavole doppie], in “Commentari dell’Ateneo di Brescia”, Tipografia Fratelli Geroldi, Brescia, 1957.
– Paolo Guerrini, Il Duomo Vecchio, in “Santuari, chiese, conventi”, Edizioni del Moretto, Brescia, 1986.

[Sitografia]

Itinerari Bresciani
Museo Diffuso Brescia

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