Descrizione
Uno dei quattro edifici storici che D’Annunzio indicò come “miracoli”: nel romanzo Forse che sì forse che no descriveva una veduta aerea dell’area che da questo libro prende il nome comune di Piazza dei Miracoli. Costruita durante il X secolo fuori dalle mura cittadine, l’imponente cattedrale doveva essere simbolo del potere conquistato dalla Repubblica di Pisa e l’impiego di materiali provenienti da monumenti di epoca romana fu un modo per calcare fieramente sul proprio titolo di “altra Roma”. L’edificio fu realizzato in più fasi, dovute al succedersi di due architetti; ad integrazioni dell’arredamento avvenute con l’alternarsi degli stili artistici ed architettonici; nonché agli interventi seguiti al grave incendio nel 1595. Il Duomo, testimonianza di fede, potere, storia, arte e leggende, fa parte del Patrimonio UNESCO dal 1987.
Focus narrativi
Un lato del duomo, precisamente quello che guarda il Camposanto, presenta un curioso blocco di marmo su cui sono incisi circa
150 segni dalla grandezza variabile, disposti in una disordinata fila verticale. La motivazione
leggendaria di questi fori è da ricercarsi all'epoca della sua costruzione quando, dopo la posa delle prime pietre, il
Diavolo stesso avrebbe cercato di arrampicarsi sulle mura per impedire il proseguimento dei lavori. Il demonio venne ricacciato indietro dalla volontà divina, e di questo episodio non restano che le sue “unghiate”, che a detta di chi ha provato più volte a contarle, sembrano variare di conta in conta. Altro elemento tra il sacro e il profano, che tutt'oggi è ben impresso nell'immaginario di pisani e non solo, è la
lucertolina di bronzo presente su uno dei portali della cattedrale. Una volta l'anno, a cento giorni dall'esame di Stato, i maturandi si recavano in massa a toccare l'animaletto, quasi fosse un rito propiziatorio. Ora l'area è protetta da recinzioni in ferro, tuttavia è rimasta l'abitudine di recarsi in questa Piazza e invocare la fortuna in altri modi, ad esempio facendo 100 volte il giro della Torre o del Battistero, o ancora compiendo 100 saltelli su una gamba sola tra un edificio e l'altro. Tutto questo ricordando con affetto la vecchia lucertolina, che col suo colore dorato dato dalle tante strofinate, si distingue dal verde scuro dell'intero portale.
***
Cielo e terra sembrano dialogare quando si tratta della famosa piazza pisana: i suoi quattro edifici sono infatti disposti in maniera da rispecchiare
le stelle dell'Ariete. Questa costellazione ha, tra le varie interpretazioni, quella di nuova vita, di nascita, e il periodo astronomico in cui assume più rilievo è l'inizio della Primavera, il periodo pasquale, nonché l'inizio, fino al cambio del calendario nel 1749, del nuovo anno pisano. Al corrente del tragitto solare durante il mese di marzo, i costruttori previdero un'apertura in un punto specifico della parete: durante il primo giorno dell'anno pisano, ogni 25 marzo, la luce del Sole entra da quest'apertura ed irradia un uovo di marmo, simboleggiando la divina fecondazione della Vergine Maria, che a 9 mesi da questo giorno darà alla luce il piccolo Gesù.
***
Nel 2015 venne realizzata un'iniziativa di valorizzazione del territorio da parte del Comune, del Gruppo Capitale Cultura, e della società Duomo 7. Presso gli infopoint di Piazza dei Miracoli, era possibile noleggiare gli “
ArtGlass”, occhiali mediante cui compiere una visita arricchita dalla realtà aumentata. Aggirandosi tra i monumenti, era possibile individuare dei personaggi 3D che guidavano e istruivano il visitatore, così come i filmati che, a seconda della tappa, potevano “sbucare” dagli edifici stessi. In progetto anche la possibilità di fruire il servizio in diverse lingue, estendere il tragitto oltre il confine della piazza, ed effettuare “scatti” da condividere sui social network direttamente dagli occhiali.
***
Si dice che le prime intuizioni di
Galileo riguardo i
moti di oscillazione del pendolo, siano nate in seguito all'osservazione, da parte dell'allora giovane studente di medicina, di una lampada nel Duomo di Pisa, rimasta in movimento dopo l'accensione dei ceri. Il più giovane discepolo di Galileo Galilei, Vincenzo Viviani (1622-1703), scrisse nella biografia del suo maestro che da quest'esperienza, avuta tra il 1581 e il 1584, egli seppe trarne per primo un metodo per misurare il tempo. La lampada del Duomo ad oggi additata come “lampada di Galileo” fu in realtà un'aggiunta del 1587, posteriore dunque alle sopracitate osservazioni. Quella originale potrebbe somigliare a quella più piccola e meno decorata che pende dal soffitto della cappella Aulla, nel Camposanto Monumentale poco distante. A testimoniare la fama dell'erronea attribuzione, l'illustrazione delle banconote da duemila lire, riportanti il ritratto di Galileo su una facciata, e dall'altra la lampada presente tutt'oggi nel Duomo, invece di quella originale.
***
A 951 anni dalla posa della prima pietra, dopo l'anno di iniziative volte a celebrare l'evento, è partito nel settembre del 2015 un
progetto di restauro volto al controllo ed alla manutenzione di affreschi e intonaci, che avrebbe dovuto restituire la cattedrale alla bellezza originaria entro il 26 settembre 2018, il 900° anniversario della sua consacrazione. Vari restauri avevano già interessato le diverse porzioni del monumento a partire dalla sua ricostituzione dopo l'incendio del 1596: nei primi anni del XIX secolo, il pittore Giovanni Gagliardi fu incaricato di restaurare i dipinti di Cinganelli e Riminaldi; tra il 1954 e il 1958 un nuovo restauro interessò gli affreschi a cura di Leone Lorenzetti, diretto da Piero Sampaolesi. Durante l'intervento del nuovo millennio, sono stati rimessi a nuovo dipinti a olio, affreschi su intonaco, decorazioni e dorature del soffitto in legno. Tre ditte di restauro hanno partecipato al progetto, con la supervisione della Soprintendenza e la direzione di vari esperti del settore.