Dovadola e Montepaolo

Descrizione

Dovadola è un comune romagnolo situato fra due guadi del fiume Montone. L’abitato è dominato dalla Rocca dei Conti Guidi, castello del XII secolo, di cui rimangono il mastio e alcune strutture del cortile. A pochi chilometri di distanza è possibile visitare la località di Montepaolo e l’eremo omonimo, dove soggiornò S.Antonio da Padova tra il 1221 e il 1222. Il luogo è ora meta di pellegrinaggi.

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Cenni storici

Il nome Dovadola deriva dal latino duo vadora, ossia due guadi: la cittadina si erge infatti tra due guadi del fiume Montone. Tracce di colonizzazione gallica testimoniano come l’area fosse abitata già in epoca preromana. In periodo longobardo, Dovadola fu insediamento fortificato per difendere il confine bizantino. La cittadella divenne di proprietà dell’arcivescovo di Ravenna a partire dal XII secolo, per poi passare ai Conti Guidi di Modigliana intorno alla fine del 1110. Ai Guidi si deve la costruzione della rocca che domina l’abitato e l’Abbazia di Sant’Andrea (XII secolo). I Guidi rimasero al potere fino al 1405, quando cedettero Dovadola a Firenze, che rivoluzionò la topografia e l’architettura del borgo. Dovadola rimase territorio fiorentino fino al 1923, quando venne infine incorporato nella provincia di Forlì. La vicina località di Montepaolo divenne celebre a partire dal 1221, quando un giovane S. Antonio da Padova venne inviato qui in ritiro spirituale. L’area fu poi occupata dai francescani, che dimorarono qui fino al XVII secolo. L’eremo attuale risale invece ai primi anni del Novecento.

Focus narrativi

La Rocca di Dovadola, nota anche come Rocca dei Conti Guidi (da non confondere con l’omonima rocca a Modigliana) venne edificata tra il XIII e il XV secolo, probabilmente su antichi avamposti longobardi. La fortezza venne costruita per volontà dei conti Guidi, nobili toscani che gestivano da qui il potere sulla Romagna in epoca basso-medievale e rinascimentale. La rocca, che difendeva l’accesso alla Romagna, è caratterizzata da una forma leggermente arcuata. Dai ruderi si ergono un mastio alto 31 metri e due torrioni rotondi muniti di bombarde. La fortezza si articola su tre blocchi sovrapposti, congiunti da un percorso obbligato che dall’ingresso principale nord-occidentale porta all’interno del mastio. Molto caratteristica è la murata fiorentina, nucleo abitativo a ridosso della fortificazione. Gravemente danneggiata da un terremoto nel 1661, la rocca rimase in stato di abbandono fino a pochi anni fa, quando iniziarono i lavori di recupero. Nonostante ciò è la fortezza dei Guidi in miglior stato di preservazione.

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L’originale eremo di Montepaolo risale al XII secolo, in un’area particolarmente boscosa e immersa nella natura. Qui un giovane Fernando Martinis de Bulhões, che diverrà poi celebre con il nome di S.Antonio da Padova, trovò ospitalità tra il 1221 e il 1222, durante un ritiro spirituale. Da qui, S. Antonio raggiunse più volte Forlì, città dove tenne le sue prime predicazioni pubbliche e si fece notare per virtù e cultura (il santo fu un tempo noto anche con il nome di S.Antonio da Forlì). S.Antonio tornò all’eremo nel 1228 per una breve visita canonica. L’area venne abitata dall’ordine dei francescani fino al XVII secolo, quando venne abbandonata a causa dei frequenti smottamenti. Nel 1629 si verificò una guarigione miracolosa attribuita a S.Antonio: un nobile di Castrocaro, tale Giacomo Paganelli, guarito dal santo, decise, come ex voto, di costruire un oratorio nei pressi di una grotta dove, secondo la leggenda, S.Antonio si recava per pregare. Questo edificio venne danneggiato alla fine del XVIII secolo e ricostruito. Nuovamente, all’inizio del Novecento, nuovi smottamenti danneggiarono il luogo di culto. I francescani fecero dunque ritorno all’eremo, lo ricostruirono e misero in sicurezza la zona. La prima pietra dell’odierno eremo, caratterizzato da uno stile neo-gotico, venne posta nel 1908. Qui è conservata anche una reliquia appartenuta al santo.

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L’Abbazia di Sant’Andrea, eretta ad un chilometro dal centro di Dovadola, è un edificio di culto risalente al XI secolo, costruito su una precedente abbazia cluniacense. Di stile romanico, Sant’Andrea è meta di pellegrinaggio per la presenza delle spoglie di Beata Benedetta Bianchi Porro, dovadolese della prima metà del Novecento, beatificata nel 2019.

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Dovadola è legata alla ricerca e alla preparazione del pregiato tartufo bianco, a cui da più di cinquant’anni è dedicata ogni anno una sagra in ottobre. La festa si conclude con l’incoronazione del “Tartufo d’Oro”, premio allo scopritore del fungo di dimensioni maggiori.

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Dovadola fu tappa durante la fuga di Garibaldi da Roma attraverso la Romagna, il 17 agosto 1849. Qui, presso la casa dell’Orto Biscia, venne aiutato dai patrioti romagnoli e nascosto, prima di riprendere la fuga in direzione Forlì.

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Una personalità nota in tutta Dovadola è Luigi Foscolo Lombardi (1941), maestro liutaio, uno degli ultimi artigiani che pratichi la professione lavorando il legno solo a mano, lentamente e utilizzando tecniche antiche. Nella bottega di Lombardi è possibile trovare violini, contrabbassi, viole, liuti ma anche strumenti rari, quali la tromba marina (strumento ad arco del XV secolo) e una cetra (o cister) di origine bolognese. Tra i trucioli e la segatura è possibile respirare l’atmosfera e il clima delle antiche botteghe romagnole e dei tempi passati, scanditi da ritmi lenti e diversi.

Spunti videoludici

I ruderi della Rocca dei Conti Guidi e il borgo medievale fiorentino sono testimoni di un capitolo importante della storia romagnola e in particolare della Romagna Toscana. Sebbene in rovina, il complesso fortificato presenta interessanti e suggestivi scorci: la murata fiorentina, i vicoli stretti del borgo e le imponenti mura a strapiombo, che ormai si estendono verso il vuoto, possono ispirare locations storiche o dalle tinte più fantasy. La Rocca può anche essere un nucleo intorno al quale impostare una narrazione che racconti la storia di questa terra di confine e delle famiglie nobili che l’hanno dominata.

Montepaolo è una località molto legata alla spiritualità e alla vita di S.Antonio. L’eremo immerso nella natura selvatica è una cornice suggestiva, irrinunciabile per una narrazione che parli del santo. L’edificio solitario e la grotta poco distante possono ispirare locations adatte ad una narrazione che unisca il sacro all’indagine archeologico-misteriosa. La grotta può facilmente divenire sede di una reliquia o di un oggetto sacro particolarmente importante. L’Eremo può anche ispirare un luogo di culto e di ritiro anche per religioni fittizie: circondato da boschi e vita selvatica, questo edificio può essere la sede di un druido o di un chierico particolarmente in contatto con la natura.

La caccia al tartufo, con la scelta dei cani e le sue tecniche antiche, è parte del tessuto culturale dovadolano. La ricerca del fungo perfetto può facilmente diventare una caccia al tesoro o un puzzle game, che ruoti intorno alla raccolta tradizionale di questa risorsa rara.

La bottega di Foscolo Lombardi ci permette di respirare l’atmosfera di tempi antichi. Appesi alle pareti si possono ammirare gli scheletri e le strutture di strumenti musicali inusuali o ormai sconosciuti: ciascuno di essi è frutto di tecniche secolari e di grande esperienza liutaia. Ogni strumento è una vera e propria macchina del tempo, che può raccontare la storia dell’Italia e della Romagna del passato o che, con un pizzico di fantasia, può letteralmente portare in un altra epoca…

[Biliografia]

– Gianelli C., I Guidi. Signori di Dovadola. Storia di una comunità e di una famiglia comitale tra X e XV secolo, Cesena, Società Editrice Il Ponte Vecchio, 2017

[Sitografia]

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