Descrizione
Dovadola è un comune romagnolo situato fra due guadi del fiume Montone. L’abitato è dominato dalla Rocca dei Conti Guidi, castello del XII secolo, di cui rimangono il mastio e alcune strutture del cortile. A pochi chilometri di distanza è possibile visitare la località di Montepaolo e l’eremo omonimo, dove soggiornò S.Antonio da Padova tra il 1221 e il 1222. Il luogo è ora meta di pellegrinaggi.
Location
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Focus narrativi
La
Rocca di Dovadola, nota anche come Rocca dei Conti Guidi (da non confondere con l'
omonima rocca a Modigliana) venne edificata tra il XIII e il XV secolo, probabilmente su antichi avamposti longobardi. La fortezza venne costruita per volontà dei conti Guidi, nobili toscani che gestivano da qui il potere sulla Romagna in epoca basso-medievale e rinascimentale. La rocca, che difendeva l'accesso alla Romagna, è caratterizzata da una forma leggermente arcuata. Dai ruderi si ergono un mastio alto 31 metri e due torrioni rotondi muniti di bombarde. La fortezza si articola su tre blocchi sovrapposti, congiunti da un percorso obbligato che dall'ingresso principale nord-occidentale porta all'interno del mastio. Molto caratteristica è la murata fiorentina, nucleo abitativo a ridosso della fortificazione. Gravemente danneggiata da un terremoto nel 1661, la rocca rimase in stato di abbandono fino a pochi anni fa, quando iniziarono i lavori di recupero. Nonostante ciò è la fortezza dei Guidi in miglior stato di preservazione.
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L'originale
eremo di Montepaolo risale al XII secolo, in un'area particolarmente boscosa e immersa nella natura. Qui un giovane Fernando Martinis de Bulhões, che diverrà poi celebre con il nome di
S.Antonio da Padova, trovò ospitalità tra il 1221 e il 1222, durante un ritiro spirituale. Da qui, S. Antonio raggiunse più volte Forlì, città dove tenne le sue prime predicazioni pubbliche e si fece notare per virtù e cultura (il santo fu un tempo noto anche con il nome di S.Antonio da Forlì). S.Antonio tornò all'eremo nel 1228 per una breve visita canonica. L'area venne abitata dall'ordine dei francescani fino al XVII secolo, quando venne abbandonata a causa dei frequenti smottamenti. Nel 1629 si verificò una
guarigione miracolosa attribuita a S.Antonio: un nobile di Castrocaro, tale Giacomo Paganelli, guarito dal santo, decise, come ex voto, di costruire un oratorio nei pressi di una grotta dove, secondo la leggenda, S.Antonio si recava per pregare. Questo edificio venne danneggiato alla fine del XVIII secolo e ricostruito. Nuovamente, all'inizio del Novecento, nuovi smottamenti danneggiarono il luogo di culto. I francescani fecero dunque ritorno all'eremo, lo ricostruirono e misero in sicurezza la zona. La prima pietra dell'odierno eremo, caratterizzato da uno stile neo-gotico, venne posta nel 1908. Qui è conservata anche
una reliquia appartenuta al santo.
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L'
Abbazia di Sant'Andrea, eretta ad un chilometro dal centro di Dovadola, è un edificio di culto risalente al XI secolo, costruito su una precedente abbazia cluniacense. Di stile romanico, Sant'Andrea è meta di pellegrinaggio per la presenza delle spoglie di
Beata Benedetta Bianchi Porro, dovadolese della prima metà del Novecento, beatificata nel 2019.
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Dovadola è legata alla ricerca e alla preparazione del pregiato
tartufo bianco, a cui da più di cinquant'anni è dedicata ogni anno una sagra in ottobre. La festa si conclude con l'incoronazione del “Tartufo d'Oro”, premio allo scopritore del fungo di dimensioni maggiori.
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Dovadola fu tappa durante la
fuga di Garibaldi da Roma attraverso la Romagna, il 17 agosto 1849. Qui, presso la casa dell'Orto Biscia, venne aiutato dai patrioti romagnoli e nascosto, prima di riprendere la fuga in direzione Forlì.
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Una personalità nota in tutta Dovadola è
Luigi Foscolo Lombardi (1941),
maestro liutaio, uno degli ultimi artigiani che pratichi la professione lavorando il legno solo a mano, lentamente e utilizzando tecniche antiche. Nella bottega di Lombardi è possibile trovare violini, contrabbassi, viole, liuti ma anche strumenti rari, quali la tromba marina (strumento ad arco del XV secolo) e una cetra (o cister) di origine bolognese. Tra i trucioli e la segatura è possibile respirare l'atmosfera e il clima delle antiche botteghe romagnole e dei tempi passati, scanditi da ritmi lenti e diversi.