Descrizione
In piazza Luigi Ferrari, nel 1989, sono stati rinvenuti i resti di un’abitazione romana risalente al II secolo. Al suo interno, una collezione di preziosi reperti: strumenti appartenenti a quello che dovette essere, in età romana, un chirurgo. Lo strumentario è a oggi uno dei più completi del periodo, e viene conservato al Museo della città di Rimini. Il sito, di indubbio fascino, è a oggi uno dei più preziosi della città di Rimini: al suo interno, oltre al succitato strumentario, anche una collezione di affreschi, mosaici e decorazioni di indubbia attrattiva.
Location
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Focus narrativi
Di primaria importanza storica il vasto
strumentario chirurgico trovato nella domus, di ben 150 elementi. Sopra una mensola dapprima posta su una parete e poi crollata al suolo, era posta una scatola di bronzo piena di utensili in ferro e bronzo, con tutta probabilità utilizzati dal medico per le sue rudimentali operazioni: pinze, bisturi, sonde, scalpelli, bilance, misurini, vasetti, vetri di varie dimensioni come fiale, contenitori di uso farmaceutico e simili.
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La
pianta della domus, di circa 700 mq, ruota attorno all’asse di un lungo corridoio che faceva anche da disimpegno, mettendo in comunicazione i diversi vani e terminando in un cortile interno. Una delle stanze che davano sul cortile era utilizzata dal chirurgo per accogliere, visitare e nel caso operare i propri pazienti (la Taberna Medica), altre lungo il corridoio sono state identificate come la sala da pranzo, la camera da letto, il triclinio, il cubicolo, mentre abbiamo poche tracce della cucina e di altri vani posti al piano superiore, andati distrutti durante l’incendio che disabitò la casa.
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La domus fu trovata per caso: un escavatore che stava rimuovendo una pianta dal terreno fece un foro troppo profondo e rinvenne la presenza di un mosaico a oltre un metro e mezzo di profondità sotto il livello del terreno. Dopo l’opportuna segnalazione al Dipartimento, si poté procedere con maggiore cautela a degli scavi mirati. Questi portarono alla luce
svariati mosaici perfettamente intatti, nonché numerosi affreschi policromi. Tra i primi di grande importanza è quello di Orfeo tra gli animali, ritrovato nella Taberna Medica del chirurgo, che ritrae il musico e al suo fianco gli svariati animali, intenti ad ascoltarlo. Come la maggior parte degli altri mosaici della domus, anche questo è realizzato in opus tessellatum e in opus reticulatum. Nella zona del triclinio è stato poi ritrovato un pannello affrescato con 3 animali marini: il delfino, l’orata e lo sgombro. Il sito è oggi opportunamente valorizzato, e dal 2007 consente ai visitatori di passeggiare su delle piattaforme sospese che offrono una visione perfetta delle superfici sottostanti. Come a riavvolgersi sul passato della sua inattesa scoperta, il sito ha richiesto lo sradicamento di numerosi altri alberi per essere portato del tutto alla luce, cosa che ha portato all’indignazione di svariate associazioni ambientaliste. Per provocazione, queste nel 2004 conferirono al comune di Rimini il “Premio Attila”, in onore dello spirito barbaro e distruttivo che a loro parere aveva portato a una così spietata e sistematica deforestazione cittadina.
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A eccezione della sua professione, presunta grazie agli strumenti ritrovati, e del suo status sociale (ben testimoniato dall’opulenza degli affreschi interni), ben poco si sa sul
chirurgo cui si suppone che la domus appartenesse. Un’iscrizione nella Taberna Medica cita “Eutyches Homo Bonus”, forse indicandone il nome: Eutyches, Eutiche. Da incisioni, affreschi, vasellame, mosaici e altre prove rinvenute per l’abitazione si deduce qualche informazione sulla sua origine: forse era un medico che veniva dall’Oriente, dalla Grecia, e che era stato militare o aveva lavorato sul campo di battaglia. A confermare i sospetti sulla sua provenienza anche i resti di una statua ritrovata nella zona del giardino: un piede di Ermarco, uno dei discepoli di Epicuro. A eccezione di questi pochi elementi, della biografia del chirurgo non si sa assolutamente nulla.
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Dopo l’incendio, probabilmente frutto di una scorreria Alemanna, l’abitazione fu abbandonata. Vi furono costruite sopra delle nuove mura cittadine, che in parte la inglobarono. La zona non fu abitata fino a quando, attorno al V-VI secolo, vi fu costruito un palazzo da un ricco proprietario terriero: questo si sviluppava attorno a un opulento giardino interno, con tanto di preziose fontane, ed era anch’esso ornato internamente da un gran numero di affreschi. Durante la guerra tra Goti e Bizantini anche questo fu abbandonato per sempre. Nei tempi che vennero la zona fu abbattuta, interrata, e si trasformò in un sepolcreto collegato con tutta probabilità a qualche vicino edificio cristiano. Ne testimoniano questa trasformazione le svariate ossa ritrovate tra i resti della villa: scheletri perfettamente conservati, che testimoniano l’abitudine di seppellire i morti nel mezzo alle città del tempo. In periodo altomedievale al posto del cimitero fu costruita una nuova abitazione, disabitata dall’VIII secolo e ricoperta da strati e strati di terreno. Come in moltissimi altri casi, il lavoro dell’archeologo e dello storico è stato nella ricostruzione di questi vari periodi puramente stratigrafico, simile quasi a quello di un geologo.