Descrizione
La Conserva di Valverde non è altro che una grande opera di captazione delle acque costruita su due livelli nel sottosuolo della zona di Valverde nel colle dell’Osservanza, il colle immediatamente ad ovest di San Michele in Bosco, ad un paio di chilometri dal centro città. Venne costruita in epoca rinascimentale dall’architetto palermitano Tommaso Laureti per alimentare con acqua pulita, assieme alle acque della fonte della Remonda, la fontana del Nettuno, la Fontana Vecchia lungo l’attuale via Ugo Bassi, la vasca dei Cavalleggeri, il pozzo del Terribilia e il giardino dei Semplici, un giardino ad uso del Cardinal Legato di Bologna collocato anticamente nella zona dell’attuale Sala Borsa.
Scendendo nel sottosuolo, dopo l’ingresso in un piccolo vestibolo, si accede all’ambiente principale della conserva, un’ampia sala ottagonale sormontata da una cupola di una dozzina di metri tutta scavata all’interno della collina; da questo ambiente partono quattro cunicoli a forma di ogiva di qualche decina di metri che fendono la collina costituita di arenaria, un’antica sabbia fossile che si comporta come una spugna imbibita d’acqua. L’acqua entrava in ogni cunicolo, incamiciato in mattoni di laterizio, attraverso dei piccoli fori situati nel soffitto di ogni cunicolo passando prima però attraverso un sottile strato di ciottoli di fiume posizionato, tra il laterizio e la roccia viva, per realizzare una prima azione di filtraggio. Entrata nel cunicolo l’acqua si raccoglieva in una canaletta situata sul pavimento del cunicolo stesso e veniva convogliata nella sala ottagonale passando prima attraverso alcune vasche di decantazione; da qui l’acqua defluiva verso un’altra sala ottagonale più piccola della precedente, la “cisternetta”, dov’è presente un’altra vasca di decantazione dalla forma particolare di croce graca/esedra.
L’acqua poi, tramite un tubo in terracotta, un orciolo, costituito da tanti segmenti a forma di tronco di cono uno dentro l’altro e coibentati in paglia contro le gelate, raggiungeva il centro della città dopo aver raccolto anche le acque della fonte della Remonda.
Location
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Focus narrativi
La Conserva di Valverde è conosciuta dai bolognesi anche col toponimo di “
bagni di Mario”: ciò deriva dal fatto che quando all’inizio del XX secolo venne riscoperta, dopo circa un secolo di disuso, si è creduto di trovarsi di fronte a un manufatto termale di epoca romana; siccome in quel momento si riteneva che la maggior parte delle opere idrauliche di Bononia, l’antica Bologna romana, fosse opera del console Caio Mario si è pensato di chiamare la Conserva, “bagni”, come sinonimo di terme, “di Mario”. In realtà oggi sappiamo, come detto, che la Conserva è interamente di epoca rinascimentale e che gli edifici termali della città di Bononia sono opera di Augusto Ottaviano e non del console Caio Mario.
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Qualcosa di risalente all’epoca romana è in realtà presente all’interno della Conserva: quasi al termine di uno dei cunicoli di captazione dell’acqua che fendono la roccia si trova
un pozzo che per struttura e architettura potrebbe esser databile al I secolo a.C. e essere appartenuto forse a una domus romana della Bononia imperiale. L’architetto rinascimentale Laureti decise di conservare questo manufatto sia per incrementare la capacità di raccolta dell’acqua sia per usarlo come camino di aerazione dell’ambiente sotterraneo. Il pozzo è totalmente ricoperto all’interno da concrezioni di bianchissimi cristalli di calcare come quelli che spesso di possono trovare in alcune grotte.
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La Conserva di Valverde, nonostante sia nata come un “locale tecnico”, una “semplice” cisterna per la raccolta delle acque, presenta tuttavia diversi elementi, ad iniziare dalla forma e dalla struttura, finalizzati ad abbellirla; queste
decorazioni erano però visibili solo agli occhi degli operai che si occupavano della manutenzione in quanto la Conserva non è mai stata pensata dal suo architetto come un monumento a disposizione dei visitatori o dei turisti.
Per spiegarsi questo bisogna ricordarsi che la Conserva è stata costruita in pieno Rinascimento in un’epoca in cui si era alla ricerca quasi ossessiva dell’estetica e della bellezza e il fatto che la Conserva fosse un ambiente non visibile e semplicemente funzionale non precludeva il fatto che dovesse essere esteticamente apprezzabile: ecco allora il perché della doppia serie di greche che adornano le pareti e la lanterna centrale, dell’affresco con due leoni rampanti che doveva contenere molto probabilmente il blasone del committente e delle tre nicchie ricoperte un tempo da conchiglie, pezzetti di corallo e perle di fiume dove erano poste tre statue di ispirazione classica rappresentanti, molto probabilmente, divinità legate al mondo dell’acqua.
Nonostante l’utilizzo funzionale della Conserva la
forma ottagonale è poi un richiamo alla forma degli antichi battisteri paleocristiani che nel numero “otto” richiamavano l’ottavo giorno, la domenica, il giorno della risurrezione del Cristo e quindi della nuova creazione.
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Nella Seconda guerra mondiale la Conserva è stata usata come
rifugio durante i bombardamenti aerei: si possono trovare segni di questo utilizzo sia in tracce di un semplice impianto elettrico realizzato dal Comune per coloro che vi cercavano rifugio sia in scritte incise sui mattoni e in segni di nero fumo lasciate da candele usate per illuminare quegli ambienti bui.
Fonti e link
[Bibliografia]
- T. Costa,
Il grande libro dei canali di Bologna, Bologna, Costa Editore, 2008
- D. Demaria, P. Forti,
Gli antichi acquedotti di Bologna. Le nuove scoperte, i nuovi studi, Bologna, Gruppo Speleologico Bolognese, Unione Speleologica Bolognese, 2010
- A. Zanotti, L. Collina, M. Brunelli,
Fontane e acque: guida alla Conserva di Valverde e alla Fonte della Remonda, Bologna, 2018
- A. Zanotti, F. Giordano, M. Brunelli,
Bologna labirinti d’acque, Bologna, Casa Editrice Persiani, 2015
[Sitografia]
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