Claterna

Descrizione

Nei pressi di Ozzano dell’Emilia si trova una delle più affascinanti realtà archeologiche della regione. Tra la frazione di Maggio e il torrente Quaderna (da cui prende il nome) sorgeva un tempo la città di Claterna, posta a metà tra la via Emilia e le colonie di Bononia (l’attuale Bologna) e del Forum Cornelii (l’attuale Imola). Claterna era una città romana che in tempi recenti è diventata il centro di un progetto archeologico di riscoperta e valorizzazione tutt’ora in corso, che l’ha resa e mira a renderla sempre più uno dei più importanti siti della regione.

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Cenni storici

Secondo gli studi archeologici e storici, Claterna sorse all’inizio del II Secolo a.C. (187 a.C.), e affonda le proprie basi al tempo degli Etruschi. Poche notizie invece si hanno sulla sua scomparsa, avvenuta più o meno dopo la caduta dell’Impero d’Occidente nel V Secolo d. C. Non molte altre città Emiliane sono scomparse come Claterna, di cui di fatto non si trovano tracce successive a quel periodo in atti ufficiali né in documenti di altro tipo. Il ritrovamento dei primi reperti risale al 1890, e prosegue lentamente fino al 2006, anno in cui viene avviata dal Comune di Ozzano una mostra permanente nel luogo del sito.

Focus narrativi

Claterna è una delle poche città che, in Italia, sono state dimenticate. Il fatto che sia stata dissepolta, e che prima di allora non se ne sapesse quasi nulla, è a tal proposito abbastanza significativo. Ci si chiede tutt’ora come mai se ne siano perse completamente le tracce dopo le ultime fonti che ne testimoniano l’attività.

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Claterna, come molte altre città o avamposti sparsi per la via Emilia, era con tutta probabilmente una tappa del tragitto tra le due colonie maggiori di Bononia e Forum Cornelii. Era posta così a una precisa distanza dai centri vicini, cioè a un giorno di marcia legionaria: le truppe potevano in questo modo trovarvi ristoro per poi spostarsi altrove, in un cammino regolarmente scandito. La città, di medie dimensioni per il tempo in cui fu fondata, si trovava all’intersezione tra l’Emilia e la Flaminia Minor, strada che portava ad Arezzo.

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Le prime notizie di Claterna vengono dal 43 a.C., dalla guerra di Modena, quando Aulo Irzio la conquistò e vi si insediò per rinforzare Ottaviano contro Antonio. Cicerone testimonia come la città venisse presa con la forza, suggerendo che avesse un impianto difensivo che constasse, se non di una cinta muraria, per lo meno di un terrapieno o di un fossato. Sant’Ambrogio, il vescovo di Milano, alla fine del IV secolo la annovera tra i centri decaduti e a più riprese depredati dai barbari. Malgrado queste testimonianze, ben poco si ha di Claterna dal punto di vista delle documentazioni storiche. Prima dell’avvento dei Romani, il sito doveva essere appartenuto agli Etruschi, così come suggerisce l’origine del nome, preso dal vicino torrente che affluisce all’Idice. Svariati reperti e strati appartengono non a caso all’età villanoviana. L’arrivo dei Celti nel IV secolo a.C. dalla zona transalpina impattò violentemente coi possedimenti etruschi del territorio, probabilmente privando la città della sua autonomia. I due gruppi etnici col tempo si mescolarono in un tutt’uno unico etrusco-celtico (come testimonia il rinvenimento, nei pressi di Monte Bibele, di un villaggio con tratti ibridi). Tale ibridazione è testimoniata da svariati ornamenti rinvenuti a Claterna. Con la fondazione dell’attuale Rimini, nel 268 a.C. il territorio celtico vede sorgere i primi insediamenti romani. Le origini di Claterna sono piuttosto oscure, a differenza di quelle di altri centri circostanti, ma probabilmente il centro si è formato attorno al II secolo a.C., nel momento in cui la pianura veniva colonizzata. L’autonomia amministrativa che la città deve aver ottenuto nel I secolo a.C. le consentì di elevarsi a rango di municipio, e Claterna raggiunse il massimo splendore durante i primi secoli dell’Impero Romano, acquisendo una forma ben definita, su pianta trapezoidale che si sviluppava sull’asse est-ovest per circa 600 metri. Il suo decumano massimo era la via Emilia, e nella sua massima estensione occupava non meno di 18 ettari, suburbi esclusi. L’impianto urbano era misto, composto da isolati di funzioni e grandezze variabili, ma di stampo indubbiamente romano: il fulcro della vita era nel foro, dove si tenevano le funzioni pubbliche e i mercati. Altri edifici pubblici, benché riportati da epigrafi rinvenute nel sito, non sono però giunti fino a noi. Svariate le domus sparse per la città, costruite su uno schema ad atrio tipico, e riccamente decorate da mosaici o affreschi. Altre abitazioni più povere, rinvenute durante gli scavi, indicano però la presenza di diverse classi sociali ai tempi dei Romani. Le zone suburbane che circondavano il centro erano costellate di necropoli, monumenti funerari, aree produttive di lavorazione di vetro o ferro.

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La città di Claterna non emergeva in superficie in alcun modo, se non per qualche frammento di vasame, mattoni o pezzi di vetro: prima dell’inizio degli scavi, l’intera pianta del centro abitato era posta al di sotto del terreno, nascosta da campi arati. Fu proprio durante l’aratura che, per caso, vennero ritrovati i primi reperti. La guida dei primi scavi fu affidata a Edoardo Brizio, del Museo Civico di Bologna, e a Salvatore Aurigemma della Soprintendenza delle Antichità. Inizialmente gli scavi si sostanziarono in piccole esplorazioni, grazie alle quali vennero portate alla luce delle tratte stradali e alcune domus, nonché edifici di dubbia funzione e enormi quantità di reperti come ceramiche, monete e vasellame. Dopo i primi anni, gli scavi vennero limitati e per lo più si concentrarono verso la fine degli anni Ottanta, quando un gruppo di appassionati riavviò una corposa campagna archeologica. Oggi lo scavo in cui si trovano i pavimenti della domus, a sud della via Emilia, è aperto al pubblico assieme alla ricostruzione dell’abitazione di un artigiano a nord; gli altri scavi sono stati ricoperti in attesa di assumere una forma definitiva. All’interno di Claterna sono stati rinvenuti e portati alla luce strade, terme, case, fogne, vari tipi di oggetti, mosaici, affreschi e ornamenti. Tutto testimonia la presenza di un denso scambio commerciale tra la città e il resto dell’Impero, con tanto di importazioni di ferro dall’attuale Austria.

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La città andò impoverendosi con rapidità dopo il III secolo. In età tardoantica Claterna attraversò una decadenza da cui non ci sarebbe stato alcun ritorno. Dopo la guerra greco-gotica, che vide il territorio vittima di svariate scorribande, l’Italia fu conquistata da Giustiniano e poi di nuovo dai Longobardi, che attraversarono le Alpi nel 568 d.C. Il bolognese diventò allora una sorta di frontiera con l’inizio del Medioevo, ma a quel punto Claterna, in quanto città, era già morta da un po’. Il centro di Claterna non venne mai più abitato.

Spunti videoludici

Il sito ha il potenziale per diventare una ricostruzione immersiva in tre dimensioni, che col pretesto dell’esperienza virtuale porti per mano gli utenti ad approfondire lo stato degli scavi e la storia dell’Ozzanese. La quantità di reperti e di materiali rinvenuti è ottimale anche per formulare un “percorso museale” digitale vero e proprio, con tanto di schede di approfondimento e link esterni, magari attivabili via geolocalizzazione. Altra ipotesi, legata alla narrativa, potrebbe focalizzarsi sulla fine nebulosa della città: perché Claterna è andata dimenticata ed è stata sepolta dalla terra? Quanti eventi possono esservi accaduti dopo che gli atti ufficiali ne fanno perdere le tracce? Quanti misteri, personaggi, intrighi possono aver avuto luogo nella città dimenticata? Un racconto che prenda spunto dalla realtà e la infarcisca poi di fantasia non può che trovare terreno fertile in Claterna, a partire anche (perché no?) dagli scavi che la stanno portando alla luce. Altra ipotesi quella del gestionale a tema archeologico: l’utente potrebbe gestire in prima persona gli scavi di Claterna, amministrando finanze e decidendo quali zone coprire prima, quali aprire al pubblico, quali reperti consegnare ai musei e in quale tempo. Una possibilità di trasporre il genere strategico o gestionale a un contesto inedito come quello della riscoperta archeologica, con tutti i risvolti divulgativi o educativi (se non didattici) del caso.

[Bibliografia]
– Giancarlo Susini, “Genesi storica di Claterna”, in Culta Bononia, 1970, II.

[Sitografia]
ArcheoBologna

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