Cimitero Monumentale Vantiniano

Descrizione

Realizzato dall’architetto Rodolfo Vantini, quello di Brescia fu il primo esempio di cimitero monumentale costruito in Italia. Dallo stile neoclassico, esso è tuttora il camposanto più esteso della città e presenta al suo interno diverse opere. Una di queste è la cappella di San Michele, accessibile dal viale alberato d’ingresso e contenente la statua dell’Arcangelo realizzata da Democrito Gandolfi. Essa è preceduta da un emiciclo con alcuni monumenti funebri. Vi sono poi la cappella del Municipio, nel quale sono sepolte alcune personalità rilevanti del bresciano, l’ossario militare dedicato ai caduti della Prima guerra mondiale e il faro che, con i suoi 60 metri di altezza, domina sull’intero cimitero.

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Cenni storici

Nel giugno del 1804, l’editto di Saint Cloud emanato da Napoleone impose che le tombe venissero poste al di fuori dai centri abitati e la città di Brescia fu tra le prime ad attuare tale cambiamento. Nel 1808 infatti il Comune di Brescia comprò alcuni terreni poi consacrati dal vescovo Gabrio Maria Nava. Inizialmente le salme venivano seppellite senza particolari trattamenti e il cimitero era semplicemente identificato da una croce in ferro e separato dalla zona circostante tramite alcune mura. Nel 1813 iniziò poi la costruzione di una cappella funebre da parte del ventitreenne Vantini che decise di dedicare l’intera vita a questo progetto, realizzando diverse altre strutture al suo interno in stile neoclassico e d’ispirazione greca. I lavori proseguirono addirittura dopo la morte dell’architetto nel 1856. Durante la Seconda guerra mondiale il Cimitero Vantiniano fu colpito dai bombardamenti mentre oggi è meta di visite guidate ed eventi volti a riscoprire la storia, la tradizione e l’arte che esso contiene.

Focus narrativi

Rodolfo Vantini non solo fu attivo come architetto nella città di Brescia e in provincia, ma insegnò anche al Liceo “Arnaldo” e istituì una scuola di disegno situata a Rezzato e tuttora esistente con l’obiettivo di formare nuovi artisti in grado di lavorare il marmo, materiale molto utilizzato nella zona grazie alla presenza delle cave di Rezzato e Botticino. Tra le varie opere bresciane a lui atribuite vi fu anche la “Tomba del cane”, collocata nel Parco delle colline di Brescia e risalente al 1860. Nonostante il nome, la tomba voluta da Angelo Bonomini sembra essere in realtà vuota: il Comune infatti non autorizzò alcuna sepoltura in quanto luogo esterno al cimitero pubblico.

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Oltre allo stesso Vantini, all’interno del Cimitero sono sepolte diverse personalità di spicco. Alcune di queste sono: Giuseppe Zanardelli (la cui tomba in bronzo è stata curata da Ettore Ximenes), Tito Speri, il poeta Cesare Arici, il pittore Francesco Filippini e il generale dell’esercito austriaco Johan Nugent, morto durante le Dieci giornate di Brescia, sulla cui tomba è incisa la frase “Oltre il rogo non vive ira nemica”. Dinnanzi all’ossario dedicato ai caduti per la Patria sono anche presenti le lapidi che ricordano le vittime della strage di Piazza Loggia avvenuta nel 1974.

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Tra i vari scrittori che si esposero e parteciparono al dibattito scatenato dall’editto napoleonico vi fu anche Ugo Foscolo. Il poeta soggiornò più volte a Brescia e, grazie alle numerose amicizie bresciane, riuscì ad inserirsi molto facilmente in quella che era la vita sociale della città. Il suo componimento I Sepolcri fu infatti stampata per la prima volta proprio nella tipografia Bettoni a Brescia. Nell’opera egli espresse il valore storico e religioso delle tombe ma anche l’importanza del ricordo ad esse legato, derivante dal suo sentimento preromantico. Ed è proprio da questi versi che il Vantini prende ispirazione per la costruzione di un cimitero il più lontano possibile dall’idea di un luogo lugubre e ricco di dolore.

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Tra i vari decoratori del cimitero vi fu Democrito Gandolfi, scultore bolognese di ispirazione canoviana, a cui fu affidato il compito di realizzare la statua di San Michele contenuta nella cappella centrale, tredici busti in cotto di santi bresciani, due statue di donne in lacrime (chiamate “Dolenti”) e i due leoni dormienti in pietra di Botticino che sorvegliano l’ingresso della cappella. Altri artisti di particolare rilevanza che diedero il loro contributo al Cimitero Vantiniano furono Gaetano Monti, Francesco Somaini, Innocenzo Fraccaroli, Abbondio Sangiorgio e Giovanni Antonio Labus.

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Non solo il complesso bresciano fu il prototipo per tutti i cimiteri monumentali costruiti in Italia nel corso dell’Ottocento ma in particolare la torre del faro, costituita da una base circolare in cui risiedono la tomba e una statua (realizzata dal Giovanni Seleroni) dello stesso Vantini, ispirò anche l’architetto tedesco Heinrich Strack nella progettazione della Colonna della Vittoria, situata nel parco pubblico Tiergarten a Berlino, risalente al 1873 e simbolo della sconfitta della Francia e dell’Austria da parte della Prussia.

Spunti videoludici

Luogo estremamente suggestivo, il cimitero Vantiniano, si presta a diventare un mondo di gioco sia per la sua estensione che per la quantità di storia e arte che esso contiene. Non solo si può giocare con incontri paranormali e personaggi inquietanti in quella che potrebbe essere un’atmosfera horror dopo il calar del sole, ma si possono anche sfruttare i diversi monumenti e sepolcri per un’esperienza stile “caccia al tesoro” che vada magari ad approfondire la vita e i misteri delle personalità bresciane che in esso riposano. Una “città dei morti” che prende vita a causa di un particolare evento potrebbe essere inoltre un incipit interessante per una narrazione videoludica.

[Bibliografia]

– Ateneo di Brescia, Accademia di scienze lettere ed arti, “Schemi e modelli vantiniani per le sculture funerarie contemporanee”, in Tellaroli, V., Rodolfo Vantini e l’architettura neoclassica a Brescia, Brescia, Stamperia Fratelli Geroldi, 1995, pp. 281-289;
– Tellaroli, V., Il Vantiniano. La scultura monumentale a Brescia tra ottocento e Novecento, Brescia, Grafo, 1990.

[Sitografia]

Itinerari Brescia
StileArte.it

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