Castello Malaspina

Descrizione

Sviluppata sugli svariati livelli del Podium Roccae, il colle che sovrasta la città di Massa, la rocca Malaspina nacque con le prime abitazioni medievali della zona, e con esse visse la storia civile ed economica del paese. Le svariate fasi che la costruzione attraversò nei secoli sono riscontrabili dall’osservazione di architetture, materiali, iscrizioni e soluzioni edilizie antiche e moderne giustapposte all’interno dell’intera fortificazione. Il castello, del quale si distinguono la cinta muraria, il mastio e l’area residenziale, fu edificio militare, punto strategico di osservazione sul mare e sul territorio circostante, dimora di vari governanti, carcere e, dopo i restauri eseguiti negli anni ’50 del Novecento, luogo di mostre, conferenze, nonché vivido “museo di sé stesso”. Tra le sue particolarità, la presenza di stanze, percorsi ed intere pareti interamente scavati nella roccia.

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Cenni storici

Tra i primi cenni documentati, riguardanti la fortezza nella sua forma originaria, si ha un atto del 1012: il territorio apparteneva ai marchesi di Massa, ed era in relazione coi loro altri possedimenti in Corsica. Notizie più accurate si hanno a partire dal secolo successivo, come nel documento del 1164 che attesta l’assegnazione di parte del castello a Obizzo Malaspina, da parte dell’imperatore Federico Barbarossa. Nei secoli a venire la rocca passa nelle mani di vari nobili, mentre intorno alla “via communis” che attraversava Massa sorgono abitazioni ed edifici pubblici della nascente cittadina. Durante le lotte tra guelfi e ghibellini, il castello resta quando in mano ai Pisani, quando ai Fiorentini, e ancora ai Lucchesi, per finire nel 1262 nuovamente ai Pisani, per 28’000 denari lucchesi. Intorno al 1268, la rocca viene occupata dalle truppe di Corradino di Svevia, e il supporto datogli dai massesi, fedeli ghibellini, è mal sopportato dai lucchesi, i quali distruggono il castello, e non si ha chiarezza sul periodo della sua ricostruzione. Subentrati i Malaspina, agli inizi del Trecento, la rocca viene assegnata a Castruccio Castracani, mentre è dalla metà del XV secolo che diviene proprietà dei Malaspina di Fosdinovo, i quali tra il 1400 e il 1600 la adeguano alla funzione di residenza, apportandogli la maggior parte delle modifiche che portarono il castello alla sua forma definitiva.

Focus narrativi

Alla fine del 1400, il Marchese Iacopo Malaspina fece erigere una struttura residenziale tra le solide mura del castello. I bastioni medievali hanno protetto e nascosto nei secoli l’eleganza di questa dimora rinascimentale, nota per il biancore del marmo locale, e per la finezza delle sue decorazioni scultoree e pittoriche. Al centro, protetto dalla roccia grezza, si trova un cortile che ospita due pozzi, e sopra quattro dei portali che vi si affacciano, sono posti bassorilievi in marmo sovrastati da incisioni latine riguardo la tematica del tempo: “SEQUITA IL TEMPO – ASPETA EL TEMPO – VA COL TEMPO – COL TENPO”. Queste, come la minuscola iscrizione “DIE TIT DIE”, presente nel minuscolo cartiglio scolpito sotto l’astrolabio sferico, sono da attribuire a Giovanni Pico della Mirandola, che in quel periodo soggiornò a Massa in visita alla cugina Taddea, sposa del marchese.

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Il lato nord del palazzo rinascimentale è provvisto di un porticato, le cui porte permettono di accedere a svariate sale, comunicanti tra loro e con le aree sotterranee. Una di queste, dalla copertura a ombrello, reca su di una parete la scritta “CHI LORDERÀ I MURI SARÀ TOSTO PUNITO”, riconducibile a quando, durante l’inizio del 1900, il castello veniva utilizzato come carcere. Da questa sala a pianta irregolare si può accedere a diverse aree sotterranee, nonché al bastione, risalente alla seconda metà del secolo XVI. Dagli ultimi restauri, è emerso il basamento di una torre a pianta rotonda all’interno del suddetto bastione, che si sa venne distrutta nel 1780. In un cartiglio scolpito sullo sperone della muraglia, è incisa un’epigrafe latina che ricorda: “Perché sempre si opponga alla satanica invenzione delle armi da fuoco, Alberico Cybo Malaspina principe del Sacro Romano Impero e di Massa costruì questa bastionatura gigantesca, nell’anno del signore 1570”.

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Pur non perfettamente conservati, sono di notevole interesse gli affreschi delle sale quattrocentesche denominate rispettivamente “Cappella”, “Camera Picta” e “Sala della Spina”. La prima di queste, dal cui nome si evince la funzione religiosa, ospita il dipinto di una Natività, purtroppo perlopiù danneggiata dal tempo. Altri affreschi presenti raffigurano cinque Profeti, tra cui si possono riconoscere Davide ed Isaia, inseriti in lunette decorate da motivi floreali, da attribuire con molta probabilità al pittore di corte Bernardino del Castelletto, il più rilevante tra i rinascimentali apuani. La “Camera Picta” è interamente ricoperta da creaturine, motivi geometrici, a intreccio, a scaglie di pesce, mentre nelle lunette sono rappresentati dei putti che danzano intorno a sofisticate candelabre. La “Sala della Spina” è così chiamata in quanto decorata dagli stemmi malaspiniani, da arbusti secchi e fioriti, e dai busti di personaggi noti della stirpe. Le pareti mostrano vedute paesaggistiche e di città, tra cui si può individuare Firenze, mentre al centro della volta è dipinta una grande sfera armillare, testimonianza dell’interesse della casata per la tematica del tempo e degli astri.

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Al primo piano del palazzo, verso nord-est, si trovavano le camere da letto di ospiti e signori. In ogni camera erano presenti più intelaiature e set di biancheria per i letti in vari tessuti, tra cui lana, velluto, seta, broccato in oro e argento. Una sola di essere era provvista di servizi igienici, la seconda procedendo verso sud, e per questo e un altro motivo si ritiene che fosse quella di maggior importanza: essa possedeva, oltre alla porta principale, un’uscita secondaria che la collegasse alle scale principali, e un’ulteriore uscita di sicurezza, fornita di posto di servizio per una guardia, con cui recarsi direttamente al di fuori dell’abitazione. Le decorazioni parietali sono dominate da colori caldi quali varie tonalità di rosso, giallo, oro, ma si notano anche toni turchesi e argentati. L’arredamento era arricchito da candelabri, vasi, fiaschi di vetro rivestiti in seta, pregiati contenitori lignei per il profumo, caraffe e tazze.

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Una delle strutture più peculiari dell’intero complesso è l’imponente mastio. Esso, accessibile mediante un ponte levatoio posto alla fine di un colonnato, non ha altre dipendenze dal castello, e rappresenta l’ultima solidissima difesa militare, capace di sopportare ogni tipo di attacco nemico. La sua particolarità sta nell’essere stato costruito sfruttando la già presente mole rocciosa, godendo così di un’incredibile resistenza. È possibile notare dei tagli nella roccia che testimoniano la tecnica utilizzata da cavatori e scalpellini che, durante il XVII secolo, furono fatti giungere da Carrara e dal vicino Bedizzano per mettere le loro abilità al servizio della grandiosa opera. Oltre i soldati di turno, i quali possedevano tre letti nel mastio, nessun altro poteva accedervi. Al suo interno risiedeva anche il deposito per il materiale bellico.

Spunti videoludici

Il castello, già di per sé proficua fonte narrativa da basare sugli immaginari medievale, rinascimentale e sei-settecentesco, gode di un’invisibile vitalità unica, che il potenziale videogiocatore potrà invece vividamente percepire attraverso le vite e le vicissitudini di chi, dal X secolo al secondo dopoguerra, percorse quelle vie e visse in quelle sale. Si potrebbe sfruttare l’eterogeneità del complesso architettonico per sviluppare più insiemi di meccaniche, specifiche per ogni area: se alle ricche stanze del palazzo si confanno stili di gioco più rilassati e basati sul dettaglio, come un’investigazione o una serie di enigmi ambientati negli affreschi, tutt’altra storia sarebbe per gli ambienti militari, come il mastio o i percorsi sui bastioni, più adatti a scenari frenetici d’azione e strategia. Altrettanto suggestiva potrebbe essere un’avventura surreale, che veda un ipotetico eroe contemporaneo liberare le varie zone del castello da qualche sortilegio, come un’infestazione di spiriti tornati a rivendicare i propri ruoli del passato.

[Bibliografia]

– Buselli, Franco, Il castello Malaspina Cybo a Massa, Genova, Sagep Editrice per Cassa di Risparmio di Carrara, 1973;
– Giampaoli, Umberto, Il palazzo Malaspina – Cibo nella fortezza di Massa in Lunigiana, Roma, Staderini, 1966;

[Sitografia]

Istituto Valorizzazione Castelli
Castelli Toscani
Vicende dei Malaspina
Cartolina “Camera Picta”
Cartolina “Sala della Spina”

[Scheda Film Commission]

Toscana Film Commission

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