Castello di Padernello

Descrizione

Il Castello di Padernello è una fortezza del XV secolo, edificata nella frazione Padernello dell’antico Borgo San Giacomo. Il castello, risultato di numerosi rifacimenti effettuati nei secoli, si presenta come un solido edificio a pianta quadrata, con quattro torri angolari, circondato da un fossato riempito d’acqua, a cui si può accedere solo attraversando un ponte levatoio protetto da un rivellino. Secondo una leggenda locale, il castello è abitato dal fantasma della Dama Bianca, che si palesa ogni dieci anni, il 20 di luglio.

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Cenni storici

Il primo nucleo fortificato nella zona è documentato a partire dal 1391, dove si para di una casa-torre circondata da una trincea d’acqua. La costruzione dell’edificio odierno venne ordinata, in periodo veneziano, dalla famiglia Martinengo, che abitò Gabiano (nome originario dell’odierno Borgo San Giacomo) dal XI secolo fino al 1834. La costruzione del castello iniziò a metà del XV secolo e proseguì, con vari interventi di ampliamento e rinnovo, fino alla fine del XVIII secolo. Nel Settecento l’edificio venne completamente trasformato in residenza signorile. Nel 1834 la casata dei Martinengo di Padernello si estinse e la proprietà del castello venne trasferita a casate parenti fino al 1965, quando alla morte dell’ultimo erede, l’edificio venne abbandonato per quasi quarant’anni. Nel 2002, causa l’incuria, il castello subì un crollo, che stimolò però il recupero e il restauro, iniziato nel 2005, da parte del comune di Borgo San Giacomo e di alcuni imprenditori locali. Oggi il castello di Padernello è punto di riferimento culturale e turistico per la zona.

Focus narrativi

La famiglia Martinengo, originaria del bergamasco, era precedentemente nota come dei Giselbertini. Assunse il nome attuale quando, a partire dal X secolo, iniziò a risiedere nel castello del comune di Martinengo a Bergamo. I due rami della casata che abitarono Padernello e che iniziarono i lavori di costruzione del castello furono quella dei “Martinengo della Fabbrica” e i “Martinengo delle Palle”. La casata abitò l’area per quattro secoli, poi, con la morte di Girolamo Silvio II Martinengo nel 1834, il ramo si estinse. La proprietà del feudo passò al cugino Alessandro Molin, poi alle sorelle di quest’ultimo e infine a Pietro Salvadego, marito di una delle due. I Salvadego mantennero in uso l’edificio fino al 1965, quando morì Filippo Molin Ugoni Salvadego.

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Partendo da una struttura di casa-torre spiccatamente militareggiante, i lavori iniziati a metà Quattrocento ampliarono e rinnovarono il castello, modellandolo fino all’elegante forma attuale. Come prima cosa, nel 1470 circa, venne dotato di un mastio provvisto di feritoie e merli (guelfi), perfettamente adatto all’avvistamento e al controllo sulla zona. Poi vennero costruiti due porticati, nei lati nord e sud, recanti l’araldica della casata, un cortile interno, un grande salone e un nuovo soffitto interno a cassettoni. Nel Settecento iniziarono altri lavori di rimodernamento architettonico: il castello divenne a tutti gli effetti una villa signorile, provvista di ben 130 stanze, uno scalone d’ingresso, una biblioteca, una sala da ballo e una cappella dedicata ai Santi Faustino e Giovita. Le facciate esteriori vennero ammorbidite con balconi e ringhiere. Il progetto fu affidato a Giovanni Battista Marchetti, architetto che nel 1758 iniziò il cantiere del Duomo Nuovo di Brescia.

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Nel 1912 il Ministero della Pubblica Istruzione definì l’edificio di alto pregio architettonico e di interesse nazionale. Ciò nonostante, una volta che non fu più abitato, venne completamente abbandonato alle ingiurie del tempo. Ricoperto di rovi, saccheggiato e parzialmente diroccato, il castello iniziò a rinascere a partire dalla posteria, che venne riqualificata negli anni Ottanta e trasformata in un’osteria dalla “Associazione Amici del Castello”, nucleo da cui partì l’impulso di ristrutturazione e preservazione del maniero. A seguito del crollo nel 2002 di una parte della cinta muraria, il castello venne acquistato dal comune di Borgo San Giacomo e da alcuni imprenditori locali.

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Il castello di Padernello è sede della leggenda della Dama Bianca, fantasma della giovane Biancamaria Martinengo, figlia del noto soldato di ventura Gaspare Martinengo, morta qui il 20 luglio 1480. La leggenda narra che la piccola nacque a Brescia in un castello ora scomparso. La giovane era pallida, di salute e spirito cagionevole e mal sopportava le cattiverie e le violenze del mondo del padre, famigerato guerriero al soldo della Serenissima. Biancamaria era invece attratta dalla natura e dal silenzio. La ragazza venne trasferita da Brescia a Padernello nel 1479, nella residenza di campagna della famiglia. Qui trovò un ambiente a lei più gradito, ricco di boschi e vigne. Il 20 luglio 1480, però, la giovane si mise a cavalcioni sui merli del maniero: qui vide una piccola magia luminosa, poi molte altre. Le strane creature le parlavano di cose e posti lontani. Piena di gioia e incanto, la ragazzina credette di potersi librare in aria e di unirsi a quei piccoli fuochi fatui. La giovane, però, precipitò nel gelido fossato del castello, affogando. Non provò freddo o dolore ma solo il rimpianto di non essere riuscita ad unirsi a quelle luci. Fu così che Biancamaria sacrificò la sua vita, di soli tredici anni, per inseguire delle lucciole. Da quel grande rimpianto risorse dalle acque la Dama Bianca, lo spettro che ogni dieci anni, il 20 di luglio, riappare sullo scalone del castello. Vestita di bianco e con in mano un libro dorato aperto, contenente il suo segreto, la Dama Bianca ritorna ciclicamente per raccontare la sua storia, ma per ora non ha ancora trovato nessuno degno di starla a sentire.

Spunti videoludici

Il castello di Padernello fu a lungo abitato dalla nobile famiglia dei Martinengo, casata che fu più volte protagonista della storia bresciana. Le loro vicende, come quelle di altre famiglie nobili italiane, può ispirare un gioco strategico-gestionale, che permetta al giocatore di seguire le vicissitudini di una casata aristocratica reale o fittizia: nel gioco non solo occorrerà badare alla salute della propria famiglia, ma si dovrà anche provvedere all’economia del feudo, dei cittadini dei borghi e della gestione della dimora della casata. Come nel castello di Padernello, sarà possibile ampliare e abbellire la propria residenza, trasformandola da casa-torre a villa nobiliare, per dimostrare tutto il potere del proprio blasone.

La ricostruzione del castello di Padernello può ispirare anche un altro tipo di gioco gestionale: organizzare la riqualifica di un edificio storico, partendo da umili basi fino ad arrivare a chiedere l’aiuto di grandi enti, anche internazionali, e armonizzare l’operato privato e pubblico per un fine comune, può essere un nuovo approccio al concetto di building-game/gestionale.

La presenza della Dama Bianca pare sia confermata da alcuni medium… questo spettro sfuggente e pieno di rimorsi ritorna ciclicamente per raccontare la sua storia. Distaccandosi un poco dalla leggenda, che cosa contiene veramente il libro dorato della Dama? Qual è la sua vera storia e come si è svolta la sua morte? Per quale motivo nessuno si è ancora dimostrato degno di udirla? Il fantasma di Biancamaria, sebbene inquietante, non è considerato pericoloso: la sua triste storia è solo la tragica conseguenza di un desiderio di libertà inespressa. L’ambiente notturno del castello, illuminato da sciami di lucciole e dal fatuo candore della Dama è una scenografia suggestiva per qualsiasi narrazione gotica e misteriosa.

[Bibliografia]

– Gian Mario Andrico, Floriana Maffeis, L’aquila d’argilla. Vol.4: I Martinengo e il castello di Padernello, in “Monumenta Brixiensia n.20”, Roccafranca (BS), 2011.
– Gian Mario Andrico, La vera storia della Dama Bianca, Roccafranca (BS), Masselli Rodella Editori, 2003.

[Sitografia]

Fondazione Castello di Padernello
BresciaTourism.it

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