Descrizione
A 820 metri d’altezza, su una piccola montagna posta sullo spartiacque tra i fiumi Ofanto e Bradano a presiedere la valle di Vitalba, sorge l’imponente castello medievale di Lagopesole. Luogo inespugnabile e abitazione di famiglie nobili, ma anche teatro di disgrazie e tremende prigionie, il sito è ad oggi una delle rocche più suggestive di tutta la zona.
Location
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Focus narrativi
Nel castello di Lagopesole si distinguono due complessi distinti: uno prettamente residenziale e l’altro di carattere militare, risalenti probabilmente alle diverse fasi di costruzione e ampliamento vissute dall'edificio. L’insieme si articola su una forma rettangolare allungata, funzionale all’adattamento al terreno, il quale offre una scarsa superficie ed una forte pendenza su ogni lato. Internamente il castello presenta un androne all'ingresso con due porte laterali: da quella a destra si arriva a un piccolo cortile, da quella a sinistra invece si raggiungono prima il grande “
Salone dell'Imperatore”, quindi il “
Salone della Regina”. Dall'apertura centrale si accede invece al cortile principale del castello, al centro del quale si erge un pozzo per la raccolta dell'acqua.
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Dal Salone degli Armigeri si accede a una porta che, tramite una scala, conduce a un'apertura nelle mura della fortezza: è un piccolo
ingresso nascosto che consentiva ai messaggeri di raggiungere in tempi brevissimi la rocca per avvisare di attacchi imminenti.
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Le
leggende della valle di Vitalba raccontano che in vecchiaia Federico Barbarossa si ritirò nel castello di Lagopesole colpito da una deformità congenita che modificava le sue orecchie allungandole e appuntandole come quelle di un asino. Nonostante la lunga capigliatura di Federico, l'imbarazzante situazione doveva costantemente essere tenuta segreta. Affinché nulla trapelasse all'esterno del castello, i barbieri chiamati nella sua dimora e incaricati di raderlo venivano uccisi tramite un apposito e letale trabocchetto approntato in una torre alla fine di un lungo corridoio, prima che potessero essere accompagnati all'uscita. Si racconta che un giovane barbiere, forse meno sprovveduto degli altri, riuscì a sfuggire all’agguato mortale e a salvarsi la vita a patto che non avesse fatto parola riguardo la
deformità dell’imperatore. La promessa venne mantenuta solo in parte: il barbiere voleva restare in vita ma non resistette con un tale segreto solo sulle sue spalle. Scavò allora una profonda buca nel terreno e vi gridò all'interno la segretissima storia delle orecchie dell'asino di Federico. Dopo qualche tempo in quel luogo crebbero delle canne che, agitate dal vento, rimandavano il segreto dell’imperatore ai quattro angoli della terra come una canzone: “
Federico Barbarossa tène l’orecchie all’asinà a a a a ...”. Strano a dirsi, ma è un famoso ritornello ripreso in tanti canti popolari di Lagopesole. Chi non crede alle storie soffiate nel vento può sempre accontentarsi di osservare la mensola in forma di testa maschile scolpita sul dongione del castello sopra il suo ingresso: è una testa coronata con due grandi orecchie a punta in bella vista, in cui la tradizione riconosce ancora una volta il nonno di Federico II.
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Si dice vi siano
notti di luna piena, a Lagopesole, in cui una luce intensa appare e scompare in corrispondenza del castello, accompagnata da pianti, lamenti, invocazioni e singhiozzi disperati. Si tramanda che essa sia Elena degli Angeli, la principessa venuta dal mare, la sposa felice di Manfredi di Svevia, che torna nel luogo che vide la sua felicità ma anche la sua resa e la sua morte, a cercare il suo amato e i suoi figli perduti per sempre.
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Si dice che negli angoli della campagna meno illuminati dalla stessa luna piena
Manfredi, all'oscuro di tutto,
vaghi anch’esso alla ricerca ormai inutile e vana della sua felicità perduta, su un magnifico cavallo bianco e avvolto da un lungo manto verde, e che lo si possa incontrare aggirandosi intorno al castello, ormai privo del senno e costretto a rivivere una ricerca inutile e immortale.
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I briganti di Carmine Crocco che occuparono il castello nel 1861 erano, secondo le cronache dell'epoca, sanguinari e disumani: le loro vittime venivano ricattate, rapite o uccise da Crocco in persona o dai suoi uomini e le loro proprietà venivano depredate e distrutte senza pietà.
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Dall'estate del 2011, accanto all'esposizione permanente che documenta gli scavi medievali del sito, il castello ospita il
Museo polimediale Il Mondo di Federico II, un percorso museale multimediale dedicato al mito di Federico II .
Fonti e link
[Bibliografia]
M. Murro,
Il castello di Federico. Note storico-architettoniche sul castello di Lagopesole. Storia, architettura e leggende, Rionero 1988.
A. Giovannucci, P. Peduto (a cura di),
Il castello di Lagopesole da castrum a dimora reale, Salerno 2000.
[Sitografia]
Castello di Lagopesole
Ministero Beni Culturali
Treccani Lagopesole
[Scheda Film Commission]
Lucana Film Commission