Castello di Lagopesole

Castello di Lagopesole

Descrizione

A 820 metri d’altezza, su una piccola montagna posta sullo spartiacque tra i fiumi Ofanto e Bradano a presiedere la valle di Vitalba, sorge l’imponente castello medievale di Lagopesole. Luogo inespugnabile e abitazione di famiglie nobili, ma anche teatro di disgrazie e tremende prigionie, il sito è ad oggi una delle rocche più suggestive di tutta la zona.

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Cenni storici

I Normanni edificarono in questo luogo una struttura fortificata, anche se fu solo con l’acquisizione di Federico II, tra il 1242 e il 1250, che il castello assunse proporzioni e configurazioni simili a quelle attuali. Manfredi, il figlio del re, privilegiò la dimora, ufficialmente una residenza di caccia, alla capitale del suo regno (Palermo) per il suo spiccato amore per la natura.

Le modifiche al progetto originale normanno-svevo vennero apportate poi dagli Angioini, sotto la direzione di Pierre d’Angicourt e Jean de Toul, che ne completarono la costruzione restaurandone coperture e costruendovi anche un acquedotto, delle scuderie e un laghetto antistante per l’allevamento di anguille.

Nel periodo Angioino, Carlo I d’Angiò utilizzò soprattutto il castello come prigione di lusso, rinchiudendovi fino alla morte Elena Ducas (Elena degli Angeli) e i suoi figli, famiglia di Manfredi che fu punita dagli Angioini dopo la vittoria sul principe durante la Battaglia di Benevento del 1266.

La famiglia aveva precedentemente vissuto nel castello che, una volta occupato, divenne il teatro della sua prigionia e della sua morte. Il 7 aprile 1861 il castello venne utilizzato come rifugio e roccaforte dai 400 briganti capeggiati da Carmine Crocco e al servizio di Francesco II.

Focus narrativi

Nel castello di Lagopesole si distinguono due complessi distinti: uno prettamente residenziale e l’altro di carattere militare, risalenti probabilmente alle diverse fasi di costruzione e ampliamento vissute dall’edificio. L’insieme si articola su una forma rettangolare allungata, funzionale all’adattamento al terreno, il quale offre una scarsa superficie ed una forte pendenza su ogni lato. Internamente il castello presenta un androne all’ingresso con due porte laterali: da quella a destra si arriva a un piccolo cortile, da quella a sinistra invece si raggiungono prima il grande “Salone dell’Imperatore”, quindi il “Salone della Regina”. Dall’apertura centrale si accede invece al cortile principale del castello, al centro del quale si erge un pozzo per la raccolta dell’acqua.

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Dal Salone degli Armigeri si accede a una porta che, tramite una scala, conduce a un’apertura nelle mura della fortezza: è un piccolo ingresso nascosto che consentiva ai messaggeri di raggiungere in tempi brevissimi la rocca per avvisare di attacchi imminenti.

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Le leggende della valle di Vitalba raccontano che in vecchiaia Federico Barbarossa si ritirò nel castello di Lagopesole colpito da una deformità congenita che modificava le sue orecchie allungandole e appuntandole come quelle di un asino. Nonostante la lunga capigliatura di Federico, l’imbarazzante situazione doveva costantemente essere tenuta segreta. Affinché nulla trapelasse all’esterno del castello, i barbieri chiamati nella sua dimora e incaricati di raderlo venivano uccisi tramite un apposito e letale trabocchetto approntato in una torre alla fine di un lungo corridoio, prima che potessero essere accompagnati all’uscita. Si racconta che un giovane barbiere, forse meno sprovveduto degli altri, riuscì a sfuggire all’agguato mortale e a salvarsi la vita a patto che non avesse fatto parola riguardo la deformità dell’imperatore. La promessa venne mantenuta solo in parte: il barbiere voleva restare in vita ma non resistette con un tale segreto solo sulle sue spalle. Scavò allora una profonda buca nel terreno e vi gridò all’interno la segretissima storia delle orecchie dell’asino di Federico. Dopo qualche tempo in quel luogo crebbero delle canne che, agitate dal vento, rimandavano il segreto dell’imperatore ai quattro angoli della terra come una canzone: “Federico Barbarossa tène l’orecchie all’asinà a a a a …”. Strano a dirsi, ma è un famoso ritornello ripreso in tanti canti popolari di Lagopesole. Chi non crede alle storie soffiate nel vento può sempre accontentarsi di osservare la mensola in forma di testa maschile scolpita sul dongione del castello sopra il suo ingresso: è una testa coronata con due grandi orecchie a punta in bella vista, in cui la tradizione riconosce ancora una volta il nonno di Federico II.

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Si dice vi siano notti di luna piena, a Lagopesole, in cui una luce intensa appare e scompare in corrispondenza del castello, accompagnata da pianti, lamenti, invocazioni e singhiozzi disperati. Si tramanda che essa sia Elena degli Angeli, la principessa venuta dal mare, la sposa felice di Manfredi di Svevia, che torna nel luogo che vide la sua felicità ma anche la sua resa e la sua morte, a cercare il suo amato e i suoi figli perduti per sempre.

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Si dice che negli angoli della campagna meno illuminati dalla stessa luna piena Manfredi, all’oscuro di tutto, vaghi anch’esso alla ricerca ormai inutile e vana della sua felicità perduta, su un magnifico cavallo bianco e avvolto da un lungo manto verde, e che lo si possa incontrare aggirandosi intorno al castello, ormai privo del senno e costretto a rivivere una ricerca inutile e immortale.

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I briganti di Carmine Crocco che occuparono il castello nel 1861 erano, secondo le cronache dell’epoca, sanguinari e disumani: le loro vittime venivano ricattate, rapite o uccise da Crocco in persona o dai suoi uomini e le loro proprietà venivano depredate e distrutte senza pietà.

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Dall’estate del 2011, accanto all’esposizione permanente che documenta gli scavi medievali del sito, il castello ospita il Museo polimediale Il Mondo di Federico II, un percorso museale multimediale dedicato al mito di Federico II .

Spunti videoludici

La vicenda di Manfredi ed Elena degli Angeli è carica di tristezza e poesia: i due amanti, costretti a cercarsi in eterno nei pressi di quella che fu la loro dimora e in seguito la prigione della famiglia del principe morto in guerra, sono due figure romantiche e struggenti la cui vicenda (post-morte) potrebbe essere al centro di una narrazione suggestiva ed evocativa, che ne racconti il disperato errare in cerca di un ricongiungimento. Il tempo della prigionia vissuto da Elena e dai suoi figli è inoltre un arco vuoto da ricolmare come meglio si ritenga opportuno: entro quel periodo potrebbero essersi consumati innumerevoli misfatti, crimini, potrebbero esser stati intessuti innumerevoli inganni con forze sovrannaturali od oscure, aver visto la luce terribili maledizioni da sciogliere o da svelare.

La struttura del luogo, con i suoi ingressi segreti e stanze chiuse, coi suoi vari periodi di costruzione, potrebbe dare vita a un’avventura piena di enigmi e indovinelli.

Interessante è il segreto di Federico II, che potrebbe in questo senso venir reso una vera e propria maledizione mostruosa anziché un semplice inestetismo dalla dubbia natura, tanto da creare mistero e tensione attorno alla figura dell’uomo, chiuso nelle sue stanze e orribilmente deformato, nonché pronto a uccidere pur di non far trapelare nulla all’esterno delle mura del castello: un vero e proprio spazio di cattività e prigionia, pronto a trasformarsi in un carcere o in una trappola priva di vie d’uscita.

[Bibliografia]
M. Murro, Il castello di Federico. Note storico-architettoniche sul castello di Lagopesole. Storia, architettura e leggende, Rionero 1988.
A. Giovannucci, P. Peduto (a cura di), Il castello di Lagopesole da castrum a dimora reale, Salerno 2000.

[Sitografia]
Castello di Lagopesole
Ministero Beni Culturali
Treccani Lagopesole

[Scheda Film Commission]
Lucana Film Commission

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