Castello di Canossa

Descrizione

La posizione strategica su cui sorge il castello di Canossa, costruito su un’erta rupe di arenaria bianca vicino al centro di Canossa, costituisce una roccaforte naturale fin dai tempi più antichi; il castello divenne così dal X secolo il centro di un’ampia rete difensiva per il controllo delle valli appenniniche e della pianura emiliana.
A tutt’oggi rimane ben poco dell’antico castello anche a causa dei fenomeni di sfaldamento del terreno che sono andati a colpire le strutture del fabbricato; il castello un tempo comprendeva, oltre al palazzo signorile, la chiesa di Sant’Apollonio e un monastero nel quale abitavano dodici monaci benedettini cluniacensi. Era difeso da tre cinta murarie e fra la prima e la seconda si trovavano i fabbricati di ricovero per i soldati, i servi e le varie attività annesse al castello.
La fama del castello di Canossa, col castello di Rossena che lo protegge dal lato del fiume su uno sperone di roccia vulcanica rossiccia, è legata allo storico avvenimento dell’umiliazione di Canossa quando Papa Gregorio VII assolse dalla scomunica l’imperatore Enrico IV davanti alla contessa Matilde di Canossa e all’abate Ugo di Cluny.
In una parte del castello oggi si trova il piccolo Museo Nazionale “Naborre Campanini”, che ospita reperti provenienti dagli scavi del castello eseguiti negli anni 1877 e 1893 tra i quali un magnifico fonte battesimale del XII secolo.

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Cenni storici

Le origini del castello risalgono al X secolo quando Adalberto Atto, principe di origine longobarda, verso il 940 iniziò la costruzione della rocca sulla rupe di Canossa; pochi anni dopo, nel 950, Adalberto diede rifugio nel castello stesso alla regina Adelaide, vedova di Lotario I re d’Italia, fuggita da Berengario marchese di Ivrea. Grazie anche alla protezione delle regina Adelaide, Adalberto con acquisizioni, permute e conquiste entrò in possesso di un vasto territorio che con la pronipote Matilde si estenderà alla Lombardia, all’Emilia, alla Romagna, alla Toscana e fino all’alto Lazio e che aveva il suo centro a Canossa.
Nel 1115 alla morte di Matilde iniziò un periodo di declino per il castello che culminò con la distruzione avvenuta nel 1255 ad opera dei reggiani; successivamente il castello passò di mano diverse volte tra i Canossa, i Visconti, gli Estensi fino a quando, nel 1878, venne acquistato dallo Stato Italiano che lo dichiarò monumento nazionale.

Focus narrativi

La Grancontessa Matilde di Canossa è una delle figure più importanti non solo dello scontro politico conosciuto come “lotta per le investiture” ma indubbiamente di tutto il medioevo italiano; vissuta in un’epoca in cui alle donne non era consentito raggiungere posizioni di comando e privilegio arrivò a possedere un vastissimo territorio a nord dello stato della Chiesa con centro a Canossa.
Matilde, discendente dalla potente famiglia feudale dei Canossa e strettamente imparentata da parte di madre con l’Imperatore, nacque probabilmente a Mantova nel 1046; rimasta orfana a 30 anni, nel 1076 Matilde a divenne la signora incontrastata di quel vastissimo territorio che andava dal lago di Garda a Tarquinia.
Vissuta durante il periodo più acuto della lotta per le investiture, Matilde sostenne sempre il Papa scontrandosi così più volte con l’Imperatore. Dopo l’episodio dell’umiliazione di Canossa (1077), nel quale l’Imperatore Enrico IV ottenne dal Papa Gregorio VII la revoca della scomunica, e dopo aver donato una parte cospicua dei suoi domini allo Stato della Chiesa, Matilde fu deposta dall’Imperatore e bandita dall’Impero (1080); sconfitta quello stesso anno insieme al Papa dalle truppe di Enrico IV, Matilde resistette nel Castello di Canossa e nel 1084 riuscì inaspettatamente a sconfiggere le truppe imperiali nella battaglia di Sorbara.
Alla terza discesa dell’Imperatore in Italia, nel 1092 Matilde riuscì nuovamente a sconfiggere Enrico IV proprio nei suoi territori dell’Appennino Reggiano grazie all’aiuto dei vassalli rimastele fedeli e alle difficoltà delle truppe imperiali di combattere in luoghi aspri e insidiosi, su sentieri scoscesi, in zone ricche di calanchi e sorvegliate da pericolose rocche turrite; dopo questa vittoria molte città come Milano, Lodi, Piacenza e Cremona passarono dalla parte di Matilde per liberarsi dal controllo di Enrico IV.
Matilde morì a Bondeno di Roncore, nel reggiano, nel 1115; nel 1645 le sue spoglie vennero traslate nella Basilica di San Pietro a Roma nella splendida tomba del Bernini chiamata “Onore e gloria di Italia”.

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Con il termine “lotta per le investiture” si identifica quello scontro politico, sfociato anche in alcuni momenti in scontro militare, avvenuto tra la fine dell’XI secolo e il 1122 tra il Papato e il Sacro Romano Impero; il motivo del contendere riguardava l’elevazione (l’investitura) all’episcopato dei chierici reclamata anche dall’Imperatore.
Papa Niccolò II nel concilio lateranense del 1059 condannò l’investitura laica dei vescovi da parte dell’Imperatore e alcuni anni dopo, nel 1075, Gregorio VII nel “Dictatus Papae” sanciva che il Papa poteva deporre l’Imperatore scomunicandolo; ciò causò la reazione dell’Imperatore Enrico IV che, radunando i vescovi a lui fedeli, fece deporre il Papa che a sua volta lo scomunicò.
Enrico IV, a causa della rivolta dei grandi feudatari tedeschi, fu però costretto nel 1077 a implorare il perdono del Papa grazie all’intercessione di Matilde di Canossa; lo scontro tra Gregorio VII ed Enrico IV non fu però così risolto ma anzi proseguì negli anni seguenti con un’ulteriore deposizione del Papa a cui seguì una nuova scomunica di Enrico IV e addirittura un assedio delle truppe imperiali a Castel Sant’Angelo dove era asserragliato Gregorio VII.
La lotta per le investiture si concluse solo nel 1122 col concordato di Worms stipulato tra l’Imperatore Enrico V e Papa Callisto II dove si sanciva che era il Papa a nominare i vescovi e che, solo in Germania, all’elezione del vescovo aveva diritto di partecipare anche l’Imperatore, o un suo delegato, che attribuiva incarichi temporali ai prescelti.

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Con “umiliazione di Canossa” ci si riferisce al fatto storico avvenuto nel gennaio del 1077 a Canossa allorquando l’imperatore Enrico IV, per ottenere la revoca della scomunica papale, fu costretto ad umiliarsi stando inginocchiato, per tre giorni e tre notti, dal 25 al 27 gennaio, sotto un’intensa nevicata, vestito solo con un saio, scalzo e col capo coperto di cenere, davanti al portone del castello di Canossa dove si trovava Papa Gregorio VII, ospite di Matilde di Canossa. Grazie all’intercessione di Matilde e dell’abate di Cluny Ugo, l’imperatore, il 28 gennaio, fu finalmente ricevuto dal Papa che gli revocò la scomunica.
Ancora oggi, in diverse lingue, si usa l’espressione “andare a Canossa” per indicare l’umiliarsi davanti ad un nemico.

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Per rivivere la storia di Matilde di Canossa da alcuni anni è attivo un percorso che partendo dalla rupe di Canossa permette di raggiungere a piedi, in cinque tappe, San Pellegrino in Alpe sul crinale appenninico nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano; lungo il cammino, che ricalca itinerari religiosi molto antichi e che attraversa un incantevole paesaggio naturale, è possibile incontrare numerosi castelli e antiche pievi fatti costruire dai Canossa dall’XI secolo.

Spunti videoludici

Ambientazione medievale/cavalleresca.
La figura storica legata al luogo sicuramente più interessante nella ricerca di eroine per una possibile opera videoludica è quella di Matilde di Canossa: donna di grandi capacità politiche, Matilde regnò per anni su un territorio vastissimo, fu protagonista della “lotta per le investiture”, e mediò a più riprese tra i poteri forti dell’epoca rappresentati dal Papa e dall’Imperatore.
La posizione sopraelevata del castello di Matilde rima metaforicamente con la personalità di Matilde, quella appunto di una fortezza e di prospettiva di visione dominante, di lungo orizzonte, capace di esercizio della forza e di diplomazia.

[Bibliografia]

– Blumenthal U., La lotta per le investiture, Napoli, Liguori, 1990.
– Ferri E., La Grancontessa. Vita, avventure e misteri di Matilde di Canossa, Segrate, Mondadori, 2004.
– Ferrari F., All’ombra di un mito: Matilde di Canossa, Modena, Artestampa, 2011.
– Ghirardini L. L., Chi ha vinto a Canossa?, Bologna, Pàtron, 1970.
– Golinelli P., L’ancella di san Pietro: Matilde di Canossa e la Chiesa, Milano, Jaca Book, 2015.
– Weinfurter S., Canossa: il disincanto del mondo, Bologna, Il Mulino, 2014.

[Sitografia]

Castello di Canossa
Terre di Canossa

[Scheda Film Commission]

Emilia-Romagna Film Commission

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