Castello Bonoris

Descrizione

Il castello Bonoris sorge sul monte San Pancrazio a Montichiari, comune situato tra Brescia e Mantova. Esso è caratterizzato da uno stile neogotico che riprende, su volere dello stesso proprietario Gaetano Bonoris, alcuni aspetti e numerose decorazioni del Borgo e della Rocca Medievali di Torino (che egli aveva visitato durante l’Esposizione Nazionale del 1884) e del castello Fenis in Valle d’Aosta. Oltre ad essere aperto a visite guidate, oggi il castello ospita eventi e manifestazioni quali ad esempio rievocazioni storiche durante il “Maggio Medievale Monteclarense”.

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Cenni storici

In origine, dove oggi sorge il castello, vi era già dal 1107 una fortezza che, dal 1167 appartenne al feudo rurale della famiglia dei conti Longhi. Utilizzata principalmente per la difesa del territorio, tra il XIV e il XVII secolo subì una serie di ricostruzioni per poi essere abbandonata e cadere in rovina. Nel 1890 ciò che rimaneva della rocca fu acquistato dal nobile bresciano Gaetano Bonoris che ne iniziò la ricostruzione per trasformarlo in propria dimora. I lavori iniziarono nel 1892 sotto la direzione di Antonio Tagliaferri ma continuarono, dopo alcune incomprensioni tra i due e le successive dimissioni dell’architetto, grazie al bresciano Carlo Melchiotti. Gli interni furono invece affidati a Giuseppe Rollini per quanto riguarda gli affreschi e ai fratelli Arboletti per la realizzazione dei mobili. Entrambi furono scelti in quanto attivi anche durante la costruzione del borgo di Torino del quale Bonoris volle riprodurre le caratteristiche. Nel 1901 il giardino esterno fu invece affidato a Giuseppe Roda. Con la morte di Bonoris, il castello passò nelle mani del cugino Ercole Soncini che nel 1965 lo vendette ai Silenziosi operai della Croce. Nel 1996 esso passò infine al Comune di Montichiari.

Focus narrativi

Gaetano Bonoris nasce nel 1861 dal matrimonio tra Achille Bonoris, la cui famiglia risiedeva a Mantova sin dal 1700 (città nella quale i Bonoris aprirono una banca), e Marianna Soncini. Dopo gli studi in Svizzera, egli si stabilì a Montichiari, luogo nel quale possedeva, oltre ad alcuni terreni, anche altri edifici quali ad esempio Villa Mazzucchelli. In quest’ultima, egli ospitò il re Umberto I, la moglie Margherita di Savoia e il figlio Vittorio Emanuele. Fu proprio grazie a ciò che Gaetano ricevette il titolo di conte dallo stesso re. Nel 1900 fu poi eletto parlamentare della XXI legislatura.

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Tra le particolarità del conte Bonoris vi fu anche una certa attenzione nei confronti delle persone meno agiate, attenzione che però egli non ostentava ma anzi spesso teneva nascosta. Una delle donazioni che egli fece durante la sua vita riguardò ad esempio la Congrega per la gioventù infelice di Mantova e Brescia. Il conte contribuì inoltre ad arricchire tutta la cittadinanza monteclarense donando il materiale ligneo per la costruzione di un teatro cittadino che oggi porta il suo nome. Il Teatro Bonoris, detto anche Teatro Sociale, fu inizialmente costruito nel 1773 e poi ampliato lungo il corso dell’Ottocento per essere completato nel 1890 e inaugurato con Il Trovatore di Verdi. Nel 1928 fu inoltre riconosciuta la Fondazione Gaetano Bonoris in onore del conte e che ha come obiettivo principale l’aiuto dei minori mancanti di un sostegno famigliare.

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L’ingresso dell’edificio è caratterizzato da un ponte levatoio e dagli stemmi di Montichiari e del suo patrono San Pancrazio. Attraverso esso si accede al cortile esterno per poi giungere, grazie ad un atrio, a quello interno. Quest’ultimo, ispirato al castello di Fénis, presenta un dipinto di San Giorgio a cavallo e una scalinata che porta a una doppia loggetta lungo la quale si possono ammirare una serie di affreschi di filosofi antichi. Al piano terra si trovano una cappella, la sala da pranzo, il cui soffitto riprende il Castello di Strambino (Torino), la sala delle fiamme e quella delle armi, mentre le cucine sono collocate nel piano interrato. Al primo piano vi sono invece la sala di rappresentanza, che ricorda la sala degli Spagnoli nel castello della Manta (Cuneo), la camera dei leoni e quella reale. Quest’ultima è caratterizzata da un importante letto a baldacchino e dalla sigla FERT della casa di Savoia che ne arricchisce la tappezzeria. Il secondo piano è invece dedicato alle stanze per gli ospiti e quelle per il personale di servizio.

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Zona del castello particolarmente suggestiva è la piccola cappella sul lato sud dell’edificio. Essa contiene alcuni affreschi su fondo oro raffiguranti Santa Lucia, San Pancrazio e una Madonna con il Bambino. Sul fondo della chiesa vi è invece una riproduzione realizzata da Giuseppe Rollini dell’affresco La Salita al Calvario presente nella chiesa di Sant’Antonio di Ranverso a Torino e dipinto da Giacomo Jaquerio. Si dice che, dopo la morte del conte Bonoris, fu proprio in questa cappella che vennero ritrovati titoli e oggetti di valore a lui appartenuti.

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Tra le scoperte più recenti che riguardano la dimora, vi è quella di alcuni cunicoli sotterranei che collegano la struttura ad ambienti circostanti tuttora non definiti. Secondo alcuni studi, queste gallerie potrebbero avere origini romane e potrebbero essere state utilizzate durante il Medioevo, prima dell’introduzione della polvere da sparo, per trasportare le macchine da guerra nei pressi delle mura in modo più agevole e rapido. I tunnel furono poi lasciati in disuso a partire dal XV secolo a causa di una frana che ne bloccò una parte. Tra le leggende che coinvolgono questa scoperta, vi è anche quella che afferma che fu lo stesso Conte a riportare le gallerie in funzione e a utilizzarle per incontri di natura politica o sentimentale.

Spunti videoludici

La figura del conte Gaetano Bonoris, con la sua personalità a tratti misteriosa e le sue scelte spesso fuori dal comune, può costituire un personaggio interessante da poter utilizzare per raccontare quella che era la vita nobiliare durante la seconda metà dell’Ottocento in un contesto pieno di spunti e richiami quale è il castello. Una caccia al tesoro perduto del conte, magari tramite indizi lasciati da lui stesso prima della morte, potrebbe inoltre dare al giocatore la possibilità di esplorare l’edificio riscoprendone la storia e i segreti. La presenza di un fantasma potrebbe inoltre rendere l’atmosfera del castello ancora più suggestiva.

[Bibliografia]

– Lazzari, M., Il castello Bonoris, Brescia, Grafo edizioni, 2004.

[Sitografia]

Montichiari Musei
Comune di Montichiari
Archeologia Montichiari

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