Descrizione
Casola Valsenio è un piccolo comune della provincia di Ravenna, situato nella parte alta della valle del Senio, fiume che attraversa interamente i suoi territori. Pur essendo un luogo inerpicato tra le montagne, le sue radici storiche partono fin da epoche molto antiche, come testimoniano resti di accampamenti Etruschi e Romani. La zona è conosciuta come la piccola Provenza italiana, per la coltivazione di numerose piante medicinali, tra cui spicca la lavanda. Questo legame con le erbe mediche ha portato alla creazione del Giardino delle Erbe e di una Strada della Lavanda, oltre che alla presenza di numerose attività culturali in questo settore. Casola Valsenio è anche uno dei luoghi più importanti della Resistenza italiana ed è stato teatro di numerose attività militari nel biennio finale della Seconda guerra mondiale.
Focus narrativi
"Vivaio di fieri cittadini animati da profondo amor patrio ed ardente desiderio di libertà, coraggiosamente sostenne e alimentò la lotta contro il nemico oppressore. Sopportò con fermezza sacrifici e distruzioni, offrendo alla causa della Resistenza dolori, sangue e lutti". Questa è la motivazione che ha portato, nel 1985, l’allora presidente della Repubblica a insignire il comune della
Croce di guerra al valore militare. Infatti, dopo aver subito a lungo le violenze fasciste, compreso l’assassinio di un dirigente del partito socialista nella piazza del paese, la comunità intera svolse un ruolo fondamentale durante la
Resistenza. Già prima del 1944 erano entrate in azione alcune formazioni partigiane organizzate, che aiutarono attivamente gli Alleati a liberare la zona dal controllo tedesco, non senza però gravi perdite di vite. Oltre a questo, durante gli scontri che avvennero durante la ritirata tedesca andarono distrutti il municipio, varie scuole e ponti.
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A cavallo del XII e XIV secolo, Casola era sotto il dominio della
casata dei Pagani, come anche le zone circostanti. Tra i membri della famiglia spicca il marchese Maghinardo Pagani, condottiero e politico che riuscì, attraverso un continuo trasformismo politico tra guelfi e ghibellini, a ottenere una propria signoria in quelle zone. Maghinardo è stato anche citato da
Dante nella
Divina Commedia, ma non certo con parole lusinghiere. Il Sommo Poeta, infatti, lo colloca nel girone dei falsi consiglieri dell’Inferno, a causa proprio del suo famoso trasformismo politico, che lo portò, addirittura, a essere conosciuto come “guelfo di Toscana e ghibellino di Romagna”.
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L’
epidemia di colera che colpì l’Italia tra il 1854 e il 1855 non risparmiò neanche il piccolo comune di Casola Valsenio, nonostante fosse relativamente isolato nell’alta valle del Senio. Nel 1855, infatti, 218 persone furono infettate dal morbo e, di queste, 131 persero la vita. Il paese fu stravolto dall’accaduto, visto che intere famiglie morirono quell’anno, dato anche che la popolazione dell’epoca non superava le 1300 persone. Questo significa che, durante l’epidemia, morì circa una persona su dieci a Casola.
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Il primo edificio a sorgere sul territorio del comune di Casola Valsenio fu l’
abbazia di San Giovanni Battista, fondato originariamente come monastero benedettino attorno all’anno Mille. Proprio i monaci iniziarono e portarono avanti fino al XV secolo lavori di bonifica sui terreni circostanti, che, grazie a ciò, diventarono abitabili e coltivabili spingendo così la colonizzazione fin sull’alta valle del Serio. Negli anni Duemila, l’abbazia è stata sede di alcuni scavi archeologici volti a riportarne alla luce la struttura originaria. Grazie a questi lavori sono state riportate alla luce le fondamenta del primo edificio e alcune parti del pavimento. Nel 2011 gli scavi sono stati espansi a seguito della scoperta di una possibile struttura al di sotto del pavimento, risalente a prima dell’edificio benedettino. Gli addetti ai lavori hanno scoperto la presenza di
una cripta, risalente al VII secolo, di cui nessuno era al corrente. Questo ritrovamento ha destato abbastanza scalpore e creato un alone di mistero intorno le origini di Casola, dato che, fino a quel momento si pensava che il monastero benedettino fosse stato il primo insediamento umano della zona.
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Alfredo Oriani nacque a Faenza nel 1852, ma passò gli ultimi anni della propria vita proprio a Casola Valsenio, dove si era trasferita la sua famiglia mentre lui era dedito agli studi di legge universitari. Oriani fu un prolifico scrittore e le sue opere spaziano dei romanzi ai trattati politici, passando per alcuni componimenti poetici e storici. In vita, Oriani non conobbe la fama e la notorietà, che invece ebbero le sue opere dopo la sua morte, specificamente durante il periodo fascista. L’unico letterato a considerarlo fu Benedetto Croce, che esaltò il suo pensiero antipositivista e il suo forte storicismo. Alcune sue opere politiche, in cui descriveva la sua idea di Stato ideale come un potere forte, che attivo in molti ambiti della vita sociale, vennero usate a posteriori dai dirigenti fascisti. Questi indicarono Oriano come precursore dei valori del partito: lo stesso Mussolini curò alcune sue pubblicazioni in prima persona.
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Nel 1523,
Casola Valsenio venne attaccata dalle truppe imolesi, che distrussero gran parte degli edifici. Gli abitanti cercarono quindi rifugio nella Rocca della famiglia Ceroni, a quel tempo la più importante del paese, e riuscirono a resistere all’assedio. Il giorno seguente, i casolani riempirono delle botti di sassi e le lanciarono sulle truppe nemiche, costringendole a un’immediata fuga. L’evento, chiamato
Battaglia delle Botti, è tuttora al centro della tradizione di Casola, come attestano le periodiche rievocazioni che avvengono nel paese.
Fonti e link
[Bibliografia]
- Bosco U., Reggio G.,
La Divina Commedia - Inferno, Firenze, Le Monnier 1988.
- Croce B., Oriani A., «La Critica», VII, Bari, Laterza 1909.
- Mattioli A., Sangiorgi G.,
La Resistenza sui monti di Casola, Casola Valsenio, Amministrazione provinciale di Ravenna, Comunità Montana dell'Appennino faentino, Pro Loco di Casola Valsenio, 1994.
[Sitografia]
Comune di Casola Valsenio
Ravenna Notizie