Descrizione
La Cappella degli Scrovegni, situata nel complesso dei Musei civici agli Eremitani a Padova, è rinomata soprattutto per gli affreschi di Giotto del XIV secolo. Questa struttura, oggi proprietà del comune di Padova e motivo di grande orgoglio per la città, in seguito ai restauri moderni è entrata a far parte dei patrimoni dell’umanità UNESCO. L’edificio è stato costruito nel basso Medioevo con uno stile gotico e vanta quasi diecimila visitatori annui. Gli affreschi al suo interno, a tema religioso, sono concepiti per suscitare in chi entra una riflessione sulla storia della Salvezza.
Location
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Focus narrativi
Il padre di Enrico,
Rinaldo degli Scrovegni, è stato collocato da
Dante Alighieri all'Inferno, tra gli usurai. Gira voce che Enrico avrebbe fatto costruire la cappella con l'intento di redimere il nome della propria famiglia agli occhi dei credenti, anche se tale voce è infondata. Difatti, Enrico acquistò il terreno su cui si erige la cappella da un nobile decaduto della famiglia Dalesmanini, forse con gli stessi metodi da tagliagole del padre. Essendo stato Dante figlio di mercanti fiorentini, è plausibile che l'Alighieri conoscesse gli Scrovegni non solo per la fama da usuraio di Enrico, ma anche per ragioni personali o famigliari tuttavia ignote. È interessante notare come questo luogo non sia legato solo a un artista come Giotto, ma anche a un celebre poeta come Dante.
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Un affresco peculiare è senz'ombra di dubbio l'
Adorazione dei Magi. In questo affresco, che rappresenta la natalità di Gesù, l'arte di Giotto va a intersecarsi con un'altra disciplina accademica, ossia l'astronomia. La Cometa nella raffigurazione è differente da quella raffigurata nelle altre scene della natalità, poiché ispirata dal passaggio della
Cometa di Halley del 1301, alla quale Giotto avrà probabilmente assistito pochi anni prima. Questo affresco, posto nel registro centrale della parete a destra rispetto all'altare, contiene evidenti simboli di modernità stilistiche rispetto ad altre scene della natalità di Cristo: la struttura della capanna in primo luogo, ma anche gli abiti stessi dei vari personaggi, in particolare la manica stretta sui polsi e larghe sui gomiti dell'angelo posto sul lato destro della capanna. Questi elementi, uniti alla tinta più scura di blu utilizzata per raffigurare il cielo, ci danno una conferma della datazione dell'affresco tramite elementi stilistici precisi e facilmente databili.
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Vista l'importanza di Padova in quanto città universitaria, non mancano
superstizioni legate al percorso accademico. Tra queste, una molto simile a quella che circonda la Torre degli Asinelli di Bologna: si dice che se un laureando va in visita alla Cappella degli Scrovegni prima di terminare il proprio percorso di studi, non si laureerà mai più. Questa superstizione in realtà lega la cappella a un altro edificio di Padova, il caffè Pedrocchi, antichissimo locale cittadino che condivide la stessa superstizione. La cosa più ironica è che la location stessa è convenzionata con l'Università e offre tutt'oggi possibilità di tirocinio a studenti e studentesse non ancora laureati, specialmente per coloro che appartengono al corso di Progettazione e Gestione del Turismo Culturale (PGTC).
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La parte absidale della cappella fu abbattuta, poiché il luogo rischiava di tramutarsi in una vera e propria chiesa con tanto di campanile in cui celebrare attività religiose, in conflitto con gli interessi degli Eremitani situati nel convento lì vicino. Ancora oggi è ben visibile un abside incompleto ma non totalmente abbattuto (anche se l'accesso al pubblico è vietato) che ospita il
mausoleo familiare degli Scrovegni, la tomba in cui Enrico e la consorte, Iacopina d'Este, sono sepolti come da progetto originale.
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Il
contenuto degli affreschi segue un filo conduttore molto interessante. La storia inizia con Gioacchino e Maria e culmina con il Giudizio Universale il quale occupa l'intera controfacciata, affresco nel quale vediamo anche Enrico stesso offrire la cappella in omaggio a Cristo. Sulla parete frontale troviamo invece un affresco riguardante l'Annunciazione, festa nella quale appunto fu consacrata la cappella, mentre il soffitto di un blu intenso rappresenta Cristo circondato da evangelisti e profeti. Questo insieme di raffigurazioni sarebbero state commissionate a Giotto proprio per onorare sia il Vecchio che il Nuovo Testamento.
Nelle due pareti laterali troviamo invece quattordici allegorie a monocromo, nello specifico
i vizi sulla parete sinistra e
le virtù sulla parete di destra. È bene notare che i vizi raffigurati non sono i sette vizi capitali della tradizione, ma sono anzi l'opposto delle virtù raffigurate, in una sorta di dicotomia tra malattia e cura che conducono il fedele alla salvezza.
Fonti e link
[Bibliografia]
- Pisani, G.,
Giotto e il Trecento, Milano, Skira, 2009, pp. 113-127;
- Pisani, G.,
I volti segreti di Giotto. Le rivelazioni della Cappella degli Scrovegni, Treviso, Editoriale Programma, 2015, pp. 1-366;
- Pisani, G.,
La Cappella degli Scrovegni. La rivoluzione di Giotto, Milano, Skira, 2021, pp. 1-176.
[Sitografia]
Padova Musei Civici
PadovaNet