Descrizione
Cabras è un comune della provincia di Oristano, circondato dalle acque dello stagno Mari Pontis e di alcune tra le spiagge più particolari e ventose della Sardegna. Comprende nel suo territorio le frazioni di San Giovanni di Sinis, San Salvatore di Sinis, le isole disabitate di Mal di Ventre, Catalano e Crispele, e il sito archeologico di Tharros.
Location
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Focus narrativi
Antico villaggio fondato nel VIII secolo dai fenici,
Tharros era un importante snodo commerciale per i traffici provenienti sia dalla penisola iberica che dall’Africa. Durante la prima guerra punica venne conquistata dall’impero Romano che promosse la costruzione di terme e acquedotti contribuendo al suo florido sviluppo. Nel 1050, in seguito alla caduta dell’impero romano e a causa delle continue incursioni saracene, la popolazione abbandonò l’insediamento per costruire la città di Cabras. Nel sito oggi sono visitabili sia le strutture romane che quelle fenice, come il tofet, santuario a cielo aperto dove venivano deposti i resti incinerati di animali o bambini sacrificati per ottenere grazia e protezione dagli dei. Molte pietre provenienti dal sito furono utilizzate per costruire la città di Oristano.
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Le spiagge della Penisola del Sinis sono tra le più particolari della Sardegna. Al territorio di Cabras appartengono diverse spiagge, tra cui quella de Is Arutas (letteralmente Le grotte). La sua particolarità è la sabbia, composta da granellini di quarzo prevalentemente bianchi, ma anche rosa, verdi, gialli, formatisi nel corso dei secoli dall’erosione esercitata dalle forti correnti marine sulle rocce granitiche dell’Isola di Mal di Ventre.
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Lungo la costa del Sinis si possono ammirare diverse torri costruite tra il XVI e il XVII secolo su iniziativa della
Corona di Spagna per difendere il territorio, la popolazione e le loro attività dalle incursioni di pirati e corsari barbareschi provenienti dal Nord-Africa. La torre di San Giovanni (così denominata perché sorta vicino alla chiesetta di San Giovanni di Sinis) sovrasta dall’alto i resti di Tharros e possiede un’ampia visuale del
Golfo di Oristano. È dotata di cannoni e spingarde e veniva sempre presidiata da una piccola guarnigione composta da un alcaide, un artigliere e quattro soldati. Si suppone che sia stata costruita sui resti di un nuraghe monotorre e di una torre punica, anche essa con pietre di spoglio della città di Tharros.
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Nel 1974 un contadino che lavorava la sua terra nella località Mont’e Prama rinvenne casualmente alcuni frammenti di pietra riconducibili a delle statue. Con gli anni sul colle venne rinvenuta un’ampia
necropoli e un piccolo esercito formato da statue alte tra i 2 e i 2,5 metri, raffiguranti pugilatori, arcieri e guerrieri, realizzate con grande abilità e decorate con motivi geometrici di estrema precisione, come i due perfetti centri concentrici che rappresentano gli occhi. Il sito e le statue hanno sollevato vari misteri e teorie. Secondo le ipotesi più accreditate sono databili intorno al X-IX secolo a.c e la necropoli rappresenterebbe un santuario del
culto dell’eroe. Attualmente si sta promuovendo un gemellaggio tra la città sarda e la città cinese di Xi’an, dove sempre nel 1974 un contadino rinvenne per caso l’Esercito di Terracotta.
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Fa parte del territorio di Cabras anche il piccolo villaggio di
San Salvatore di Sinis, costruito attorno alla chiesetta dedicata al santo da cui prende il nome e composto da piccolissime e colorate case a schiera disposte a formare un ampio piazzale quadrangolare. Il centro si anima in occasione della prima domenica di settembre per la festa di San Salvatore. La processione in onore è meglio conosciuta come “
Corsa degli scalzi” ed è una rievocazione storica della corsa compiuta nel 1619 per portare la statua del santo da Cabras al villaggio dei pescatori per proteggerla dall’invasione dei Mori. Il simulacro viene portato in spalla lungo un percorso polveroso e irto di pietre. Chi oggi prende parte alla corsa indossa la clamide bianca e il cordone dei penitenti e corre senza calzature, ma chi compì l’impresa indossò dei ramoscelli per sollevare più polvere possibile e dare l’impressione di un ben più folto gruppo di persone.
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L’Isola di Maldiventre (traduzione superficiale del sardo Malu Entu, vento cattivo, ossia il maestrale) si trova a pochi km di distanza dalla costa. Oggi è ufficialmente disabitata, ma proprietà di un ingegnere inglese che l’ha eredita dal padre che la comprò negli anni ’60. L’isola è terreno però di rivendicazione da parte degli indipendentisti sardi che ne richiedono l’acquisizione per usucapione e che nel 2008 dichiararono la
Repubblica Indipendente di Maluentu. Attorno all’isola vi è un’area marina protetta, che comprende grandi varietà di flora e fauna.
Fonti e link
[Bibliografia]
Enrico Acquaro, Claudio Finzi, Tharros, Sardegna Archeologica, Carlo Delfino Editore, 1999
[Sitografia]
Corsa degli Scalzi
Tharros
Isola di Maldiventre
Museo Cabras
Comune di Cabras
[Scheda Film Commission]
Sardegna Film Commission